Brand più ricchi: primo Apple, Coca-Cola esce dal podio, novità Netflix

Il marchio, si sa, è l’anima di una azienda. Ne costituisce il volto, l’interfaccia, l’identità. Abbinare un nome azzeccato e d’impatto ad una immagine attraente, è una scelta fondamentale che decreta in partenza il successo o il fallimento di un’attività. I tempi ovviamente cambiano e in base alle mode del momento, un brand può risultare tra i più ricchi e validi, o, di contro, scendere di posizione. Manco a dirlo, oggi i brand che tirano di più sono quelli legati alla tecnologia. Tra vecchi nomi che sono una garanzia e nuovi astri nascenti del settore.

A misurare lo stato di salute dei brand ci pensa Best Global Brands, la classifica dei 100 marchi globali che valgono di più, realizzata da Interbrand. Il podio va tutto in favore della tecnologia e vede vincere nomi che in questo settore siano una garanzia: Apple guida la classifica con il suo marchio che vale 184 miliardi di dollari. Seguono Google e Microsoft con rispettivamente 142 e 80 miliardi di dollari di valore del marchio. Fin qui nulla di nuovo si dirà ed in fondo, a ragione. Ma le vere chicche si scoprono scorrendo la classifica. Vediamole di seguito.

Le aziende puntano a creare brand experience

Best Global Brands analizza di fatti i molteplici modi in cui un brand influenza e crea benefici per la sua azienda. Orbene, i brand legati al comparto tecnologico sono 15 su 100. Ma ora siamo all’era dell’«Age of you», cioè i consumatori utilizzano i brand per definire la propria identità. E’ il frutto del consumismo: siamo ciò che consumiamo. Le aziende questo lo sanno bene e infatti vincono quelle che creano brand experience personalizzate e contestualizzate. E quelle che si trovano in alto crescono ancora di più: quelle che si trovano tra le prime 100 valgono 1.871,730 miliardi di dollari, vale a dire il 4,2% in più rispetto al 2016.

Amazon e Facebook sono i due marchi maggiormente capaci di scalare di più la classifica, piazzandosi rispettivamente quinto e ottavo. La novità poi è rappresentato dal nuovo network Netflix e da Salesforce, ma non mancano servizi finanziari e automotive.

Top 10 Brand più ricchi: Coca-Cola perde il podio, Toyota e Mercedes Benz tra i tecnologici

Guardando la Top ten dei brand più ricchi, oltre al succitato podio, si nota come il popolarissimo marchio Coca-Cola si attesti ormai al quarto posto. Ha di fatto perso il 5%. Ma alla storica rivale Pepsi va pure peggio, attestandosi al 31mo posto aumentando solo l’1% del proprio valore economico. Quinto Amazon, colosso dell’e-commerce, sesto Samsung, che ormai primeggia tra gli smartphone. Settimo il colosso delle auto Toyota, da alcuni anni primo per vendita delle auto. Ottavo Facebook, che dimostra di essere ancora un ottimo brand malgrado sia solo un Social e viva da 13 anni (sul web, si sa, si diventa presto il passato). Nona Mercedes-Benz e decima IBM. Storici marchi dei loro rispettivi settori che tengono ancora botta.

Mc Donald’s, Disney e Nike tengono tra i primi venti

Dall’11 al 20mo posto, tengono una buona posizione McDonald’s al 12mo posto, Disney al 14mo e Nike al 18mo posto. Marchi anche questi storici, che nonostante l’invasione prepotente della tecnologia, riescono comunque a mantenere posizioni importanti. Da notare anche il 19mo posto di Louis Vitton, al 19mo posto.

Brand più ricchi: le auto attirano meno

Molto interessante poi la scalata di Hérmes giunta al 32mo posto, mentre è da notare come le auto siano un brand meno attraente di una volta. A parte Toyota e Mercedez, gli altri brand che compaiono nella Top 100 sono Bmw, Ford, Hyundai, Audi, Nissan. Nell’automotive si assiste pertanto al probabile tramonto della combustione e al minore interesse nei confronti del possesso di un’auto. I settori finanziari invece attirano meno, in quanto il mondo finanziario è in rapida evoluzione. Si pensi in primis ai sistemi di pagamento moderni, rapidi, eseguibili anche via chat e che bypassano l’utilizzo di istituti di credito. Ma anche la diffusione delle criptovalute, la moneta del futuro. Ad oggi incontrollata e incontrollabile da governi centrali e che non prevedono banche centrali che le emettano.

Anche la moda di lusso sembra roba vecchia

A parte la succitata Louis Vitton, la moda di lusso pure sembra roba d’altri tempi. Gucci cresce del 6% ma è solo al 51mo posto, mentre marchi più commerciali come H&M e Zara, vanno in direzioni opposte: il primo cala del 10%, il secondo sale dell’11. Un altro marchio americano Kellogg’s perde il 6%, mentre L’Oreal sale del 2%. Non male l’andamento di Allianz, che cresce del 6%, attestandosi al 49mo. Cartier ha invece perso il 7%, finendo al 65mo posto. Ancora peggio Tiffany, all’81mo posto e in perdita del 6 percento. Il marchio dello champagne Moët & Chandon si piazza al penultimo posto, cedendo il 3% del proprio valore rispetto al 2016, mentre terzultima si piazza Tesla, colosso delle auto elettriche che conferma i 4,009 miliardi di valore del marchio. Forse attende l’ennesimo film su James Bond, che in genere portano sempre una scossa al mercato di questa auto.

Starbucks aggancia Nestlé, cresce Lego

In ascesa è anche la catena di lounge bar Starbucks, che per la gioia degli italiani che la amano ma che dovevano accontentarsi di andarci solo quando erano in viaggio, aprirà la sua prima sede italiana a Milano. Apertura anticipata dall’installazione di palme a Piazza Duomo, che ha scatenato molte polemiche. E pensare che il suo ideatore si è ispirato proprio agli eleganti bar romani. Il suo brand guadagna il 16%, con il suo marchio che vale 8,7 miliardi di dollari, quasi come Nestlé, al 59mo posto. Brand che paga le tante polemiche legate alle tematiche ambientali.

Cresce l’intramontabile Lego, Huawei sale ancora

Scorrendo ancora la classifica è curioso notare come il brand dei mattoncini Lego sia tornato a crescere, del 5%, superando di poco i 7 miliardi di valore. A pesare la ritrovata giovinezza con un film nelle sale e qualche nuovo negozio in più. In ascesa anche Huawei, che si trova “ancora” al 70mo posto ma è cresciuto del 14%. Il brand cinese sta insediando sempre più il duopolio Apple-Samsung, con prodotti di qualità e a costi contenuti. Di sicuro, tra qualche anno, se continua così potremmo trovarlo tra i primi 20 brand.

Brand più ricchi: esordio di Netflix che vale quasi quanto Harley-Davidson

La vera novità di questa Top 100 dei brand che valgono di più è Netflix, la tv via streaming: è al 78mo posto con un valore del marchio di 5,6 miliardi di dollari. Raggiungendo quasi un mito delle due ruote: Harley Davidson, al 77mo con un segno più del 3 percento. Netflix è presente in 190 Paesi con 104 milioni di iscritti. Offre in esclusiva tante Serie Tv e un tipo di televisione 2.0, flessibile e a misura di spettatore. Di sicuro la sua ascesa è solo agli inizi. Cresce anche Paypal, servizio di pagamenti online, del 12%, attestandosi all’80mo posto. Una realtà consolidata in quel settore e molto utilizzata per gli acquisti sulle piattaforme e-commerce online o le transazioni tra privati. Soprattutto per la sicurezza con cui avvengono le transazioni, tutelate in caso di diatriba o furbizie di chi vende.

Torna la Ferrari, all’88mo posto

Scorrendo ancora la classifica, tra gli alcoli si fanno valere il mitico Jack Daniel’s ed Heineken, rispettivamente 82mo e 85mo e in crescita del 3 e 1 percento. Perde colpi il colosso dei polli fritti, KFC, 83mo, con una perdita del 7 percento. Da notare però il ritorno della Ferrari nella Top 100, dopo ben 3 anni di attesa. Si piazza 88ma, nel 2013 quando ha fatto la sua ultima posizione era 98ma. Al 90mo si piazza un’altra bibita gassata, la Sprite, in perdita del sei percento.

Brand più ricchi: chi chiude la Top 100

Vediamo infine chi chiude questa classifica e rischia di non esserci il prossimo anno. Il colosso del petrolio Shell è 91mo, ma in crescita del 5 percento. Un’altra birra amata, la Corona, si piazza 93ma, anche essa in salita col 6 percento. La crisi del lusso non risparmia Prada, affossata al 94mo posto con una perdita del 14 percento. Dior 95ma in perdita del 7 percento. Mentre chiude la cinese Lenovo con una leggera perdita dell’1% e un valore di poco superiore ai 4mila dollari.

Netflix, la Tv del futuro

Paragrafo a parte merita Netflix. Brand nato nel 1997, dedito inizialmente al noleggio di DVD e videogiochi. La cosa particolare è che gli utenti potevano prenotare i dischi via internet, ricevendoli direttamente a casa tramite il servizio postale. Un anticipo di ciò che sarà l’attuale e più consolidato e-commerce. Dal 2008 l’azienda ha attivato un servizio di streaming online on demand, accessibile mediante abbonamento, divenuto poi il suo settore principale, vista anche la crisi dei supporti materiali.

Dal 2010, Netflix si è espansa in altre zone del Mondo: Sudamerica ed Europa, ma soprattutto, ha avviato produzioni originali, arrivando nel 2014 a ben 50 milioni di abbonati, di cui 35 solo negli Usa. Dal gennaio 2016 il servizio di streaming di Netflix è arrivato in oltre 190 paesi, arrivando a un numero di clienti pari a 74 milioni, di cui sempre più della metà negli Usa (44 milioni). Lo scorso anno è diventata leader del settore on Demand avendo: 93,8 milioni di abbonati e un fatturato di 8.3 miliardi di ricavi e con utili pari a 188 milioni.

La vera svolta di Netflix è arrivata nel 2011, come detto, quando ha iniziato a produrre serie proprie. L’esordio avvenne con la serie di fantapolitica House of Cards – Gli intrighi del potere (debutto nel febbraio del 2013). Il protagonista è un pezzo da 90 come Kevin Spacey, mentre i primi due episodi sono stati diretti dal regista David Fincher (tra gli altri, regista di un cult anni ‘90: Seven). Poi seguirono Lilyhammer, una nuova stagione di Arrested Development – Ti presento i miei, Orange Is the New Black e Hemlock Grove.

Nel novembre 2013 è arrivato un importante accordo tra la Marvel Entertainment e Netflix per la trasmissione di quattro serie tv e una miniserie, basate su alcuni personaggi della storica società di fumetti americana e prodotte dalla Marvel Television: Daredevil, Jessica Jones, Pugno d’acciaio e Luke Cage. Per un totale di sessanta puntate. Nell’aprile dello scorso anno è stata confermata un’altra serie in collaborazione con la Marvel, dedicata al personaggio di Frank Castle. Uno spin-off di Daredevil in pratica. Ma Netflix non produce serie solo negli Usa: si pensi alla francese Marseille, con un altro asso ma del cinema transalpino: Gérard Depardieu, o alla italiana Suburra nel nostro Paese. Un nuovo modo dunque di fare Tv. Non solo trasmettendola ma plasmandola.

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