Borse risentono della storica spaccatura tra Cdu e Csu in Germania

E’ bastato un solo diniego per l’approdo di una nave di una Ong contenente immigrati e alla fine giunta in Spagna, per aprire una nuova fase riguardo la gestione e la responsabilizzazione dell’Unione europea nei confronti dei disperati che partono dalla Libia.

In questi anni a partire dal 2011, anno della destituzione del Raìs Gheddafi da parte delle forze franco-inglesi, l’Italia si è fatto carico delle navi che partivano da lì. Mentre il resto d’Europa se ne è lavata le mani. Mentre la Grecia si è fatta carico degli immigrati provenienti soprattutto dal Medioriente, utilizzando il corridoio turco. Poi chiuso a suon di milioni dal Presidente Recepp Erdogan.

In questi anni l’Unione europea si è mostrata poco unita anche su questo tema, caricando sulle spalle dell’Italia il peso maggiore del drammatico fenomeno proveniente dal Nord Africa. Su tutti, l’atteggiamento più clamoroso si è rivelato essere quello della Francia, paese che più di tutti ha voluto la caduta di Gheddafi, forse soprattutto perché Sarkozy aveva interesse affinché non emergessero i finanziamenti illeciti che il dittatore libico ha elargito all’ex presidente francese. Oggi oggetto di una inchiesta. La Francia ha infatti chiuso le sue frontiere con l’Italia. Ha dunque prima aperto il tappo libico, per poi non voler mitigare la falla che ha provocato.

Ma, d’altronde, si è semplicemente chiuso un cerchio lungo 10 anni, partito nel 2001 con l’Afghanistan, proseguito nel 2003 con l’Iraq, per poi proseguire nel 2011 con Libia e Siria. Gli occidentali in Medioriente fanno il bello e cattivo tempo, appoggiando o destituendo i dittatori a proprio comodo.

Tuttavia, anche il nostro Paese si è mostrato accomodante, ottenendo certo fondi e qualche occhio chiuso sul bilancio, ma conseguendo altresì una guerra tra poveri e un certo malcontento generale. Ed anche ciò ha comportato il risultato elettorale dello scorso 4 marzo, che ha visto primeggiare i partiti più critici nei confronti dell’Ue: Movimento cinque stelle e Lega. Poi coalizzatisi.

Insomma, la musica è cambiata. Talmente cambiata da mettere in crisi anche l’indissolubile rapporto tra Cdu e Csu, alleati dal dopoguerra ad oggi. Con la Csu, in particolare l’attuale Ministro degli interni, che minaccia la crisi di governo. E ciò sta avendo anche ripercussioni sulle borse.

Germania, storica spaccatura Cdu-Csu

In Germania, ad alzare la voce è il Ministro degli interni Horst Seehofer, leader della Csu. A suo dire, infatti, i risultati del vertice europeo della scorsa settimana “non sono equivalenti” ai respingimenti ai confini che lui minaccia da tempo. Il ministro dell’Interno avrebbe definito “inutile” il faccia a faccia con Angela Merkel e “insoddisfacenti” le proposte più recenti della cancelliera, arrivando addirittura a dimettersi sia dal governo che dal partito.

Seehofer ha annunciato le sue intenzioni di lasciare l’incarico durante la riunione a porte chiuse della Csu a sud di Monaco. La Csu vuole un incontro di vertice con la Cdu, e Seehofer deciderà subito dopo cosa fare. Il ministro ha offerto le sue dimissioni, rifiutate per ora come inaccettabili dal capogruppo del partito nel Bundestag, Alexander Dobrindt.

Seehofer, già ribattezzato il “Salvini tedesco”, continuerebbe a ritenere utili soltanto i respingimenti direttamente alle frontiere tedesche. Dunque, ecco cosa è cambiato. Il problema immigrati ora investe tutti i Paesi, Germania compresa. Che fino ad ora aveva accolto solo i siriani provenienti dal ceto sociale medio, con tanto di documenti al seguito (si ricorderanno i video e le foto di migliaia di siriani che entravano in Germania inneggiando alla Merkel).

Una risoluzione della crisi politica tedesca – la Merkel aveva già impiegato 6 mesi per formare un governo coi socialisti – non sembra proprio vicina. Quando il cronista le ha chiesto se porrà la questione di fiducia al Bundestag, nel caso Seehofer realizzi lo strappo, la Cancelliera di ferro non ha risposto. Limitandosi a dire che “la situazione è seria”.

Riguardo il nostro Paese, poi, le cose non sembrano andare meglio. Così la Merkel ha risposto alla domanda riguardo un accordo italo-tedesco sui migranti: “Un accordo con Roma non era possibile. L’Italia vuole prima ottenere una riduzione dei migranti che arrivano in quel Paese. Il premier ha detto che hanno l’impressione di essere stati a lungo piantati in asso”.

Crisi Cdu-Csu, le Borse ne risentono

Naturalmente, le Borse non sono rimaste insensibili alla crisi interna del governo tedesco. Alla riapertura dopo la sosta del weekend, Milano ha ceduto lo 0,92%, Londra ha perso l’1,17%, Francoforte lo 0,55% e Parigi lo 0,88%. In calo anche per Wall Street: alla chiusura delle Borse europee il Dow Jones che cede lo 0,54% e il Nasdaq lo 0,32%.

Ma non solo Germania. Parallelamente pesano ancora le minacce protezionistiche lanciate dagli Stati Uniti, non ultima la possibilità – smentita dall’Amministrazione americana – che gli Stati Uniti possano lasciare il Wto. Seduta in forte calo per i listini asiatici, con Tokyo che ha chiuso in forte calo penalizzata anche dal peggioramento della fiducia a breve termine delle principali aziende manifatturiere dell’arcipelago.

Cede ancora l’euro nei confronti del Dollaro. Con il cambio che si avvicina sempre più alla parità, smentendo così le previsioni di inizio anno che vedevano invece il cambio arrivare addirittura a toccare quota 1.40. da un lato il Dollaro si è rinforzato, dall’altro, appunto, l’Euro si sta indebolendo. Con l’Italia che col nuovo governo, sta guidando il calo della moneta unica europea. Il crosso EUR USD è arrivato lunedì a 1,1615 dollari, mentre aveva terminato gli scambi venerdì a 1,1684 dollari.

In rialzo lo spread: il differenziale Btp/Bund sale a 236 punti con il rendimento del decennale italiano al 2,67%. A Piazza Affari va a picco Recordati, dopo la cessione del 51% al fondo Cvc, con il titolo che perde il 18% allineandosi al prezzo Opa di 28 euro ad azione. In flessione anche Mediaset, penalizzata da un report negativo di Morgan Stanley diffuso venerdì.

Lunedì sono anche giunti alcuni dati interessanti sull’economia del nostro Paese. L’Istat ha messo in evidenza un maggio positivo sul fronte del mercato del lavoro, con gli occupati cresciuti di 114 mila unità e la disoccupazione scesa ai minimi dal 2012. Il Pd si prende tutte le odi per questi dati, dando i maggiori meriti dell’aumento dell’occupazione al Jobs Act. Mentre l’attuale governo in carica parla di aumento dell’occupazione precaria, con Luigi Di Maio che ha lanciato un video col quale annuncia l’introduzione di maggiori diritti per i lavoratori, riducendo il precariato. Ma per qualcuno ciò già vuole significare riportare il mercato del lavoro ad una ingessatura che disincentiverebbe così proprio le assunzioni.

Meno chiari gli indici Pmi. Sale a giugno l’indice manifatturiero italiano a 53,3 mentre cala a 55,9 da 56,9 quello tedesco. In flessione anche il dato dell’Eurozona, sceso a 54,9, minimo da 18 mesi. A giugno l’ism manifatturiero, l’indice che misura la performance del settore manifatturiero negli stati uniti, ha accelerato il passo superando le attese degli analisti. L’indice di riferimento redatto dall’institute for supply management è salito a 60,2 punti dai 58,7 punti del mese precedente. Gli analisti avevano previsto un dato a 58,1 punti.

Buone notizie invece sul fronte Petrolio, dove il prezzo finalmente sta frenando. Non sono mancati i proverbiali tweet di Trump a riguardo, col presidente americano che ha scritto di aver ricevuto rassicurazioni da parte del re saudita Salman. In particolare, l’Arabia Saudita, principale alleato mediorientale degli States, hanno annunciato di aumentare la produzione di greggio in risposta alle turbolenze in Iran e Venezuela. I contratti sul Wti con consegna ad agosto cedono 92 centesimi a 73,23 dollari. Il Brent del mare del Nord arretra di 1,04 dollari a 78,19 dollari.

Continua invece il calo dell’oro, malgrado la sfiducia dei mercati. Perdendo così di fatto il suo proverbiale ruolo di bene rifugio. Il lingotto è arrivato a 1248 dollari l’oncia.

Cdu-Csu, una love story che dura dal 1949

CDU / CSU, non ufficialmente i Partiti dell’Unione (in tedesco: Unionsparteien) o Unione, è l’alleanza politica democratica cristiana di centro-destra di due partiti centristi e cristiani: la Christian Democratic Union of Germany (CDU) e la Christian Social Union in Bavaria (CSU).

I due partiti democratici cristiani condividono un gruppo parlamentare comune nel Bundestag, il “Gruppo parlamentare CDU / CSU nel Bundestag tedesco”. Secondo la legge elettorale federale tedesca, i membri di un gruppo parlamentare che condividono gli stessi obiettivi politici di base non devono competere l’uno con l’altro in alcuno stato federale. La CSU contesta le elezioni solo in Baviera, mentre la CDU opera negli altri 15 stati della Germania.

La CSU riflette anche le preoccupazioni particolari del sud cattolico in gran parte rurale. Sia il CDU che la CSU sono membri del Partito popolare europeo e dell’Unione democratica internazionale e condividono un’organizzazione giovanile comune, la Giovane Unione. Entrambe le parti siedono nel gruppo del Partito popolare europeo al Parlamento europeo.

Sia il CDU che il CSU sono stati istituiti dopo la seconda guerra mondiale e condividono una prospettiva basata sulla democrazia cristiana e il conservatorismo e detengono la posizione dominante di centro-destra nello spettro politico tedesco. Solitamente il CSU è considerato il successore di fatto del Partito popolare bavarese dell’era della Repubblica di Weimar, che a sua volta si staccò dal partito centro-cattolico tedesco dopo la prima guerra mondiale. La fondazione del CDU fu tuttavia il risultato di una grande riorganizzazione di il campo politico di centrodestra rispetto alla Repubblica di Weimar.

Sebbene il CDU fosse in gran parte costruito come successore de facto del Partito centrale, esso si aprì con successo ai cristiani non cattolici, molti dei quali affiliati al Partito popolare tedesco fino al 1933, e si affermò con successo come l’unico grande partito conservatore (al di fuori di Baviera) contro la concorrenza iniziale di altri partiti conservatori cattolici, protestanti o nazionalisti come il Partito tedesco durante i primi anni della Repubblica Federale.

La CDU e la CSU di solito differiscono leggermente nelle loro posizioni politiche. La CSU è generalmente considerata un po ‘più socialmente conservatrice (specialmente su questioni familiari, ad esempio il CSU favorisce i genitori dei bambini con compensazione (Betreuungsgeld) se intendono non utilizzare il l’asilo nido pubblico funziona, mentre il CDU favorisce il finanziamento pubblico degli asili nido. Il governo della CSU in Baviera ha implementato uno dei regolamenti più severi per le ore di shopping in Germania al fine di proteggere i dipendenti.

La CSU si è inoltre opposta con fermezza a idee di un sistema di contributi non collegati alle assicurazioni sanitarie pubbliche, una proposta che ha ottenuto molti consensi nel CDU nel 2010. I politici CSU spesso si dichiarano sostenitori auto-dichiarati dei diritti statali della Baviera e l’indipendenza culturale dai burocrati federali o dell’UE, anche in tempi di governi federali conservatori o presidenti conservatori della Commissione europea. Nel 1998, l’allora cancelliere Helmut Kohl della CDU dovette esercitare pressioni intense sulla CSU per non porre il veto all’introduzione dell’euro come nuova valuta in Germania. D’altra parte il nome “Euro” era l’idea dell’ex presidente della CSU Theo Waigel, che servì come ministro delle finanze quando fu introdotto l’euro.

La CSU sostiene fortemente l’idea di un numero massimo (Obergrenze) di 200.000 persone all’anno per limitare il numero di richiedenti asilo. Ciò è fortemente contrastato dal CDU. Mentre entrambe le parti si identificano ufficialmente come cristiane non confessionali, l’influenza cattolica sulla CSU è molto più forte di quella sul CDU, poiché la Baviera è prevalentemente cattolica, mentre i cristiani in Germania come interi sono approssimativamente equamente bilanciati tra cattolici e protestanti.

Vi sono tuttavia forti differenze regionali all’interno della Baviera e della Germania nel suo insieme, con vaste aree prevalentemente protestanti nella Baviera settentrionale e vaste aree prevalentemente cattoliche nella Renania settentrionale-Vestfalia e nella Germania sud-occidentale che hanno un forte effetto sui politici dello Stato della CDU. Per esempio. Kramp-Karrenbauer, pastore della CDU della Saarland, si è fortemente opposto ai matrimoni omosessuali nel luglio 2017 mentre il CDU dello Schleswig-Holstein era favorevole, la Saarland ha la più grande fetta di cristiani cattolici in qualsiasi stato tedesco.

Cdu-Csu, l’unica tensione del 1976

Le differenze tra la CDU e la CSU, che si mostra un po’ più socialmente conservatrice, hanno talvolta portato a conflitti in passato. Sebbene un rischio di spaccatura concreto si sia consumato solo nel 1976. Queste tensioni culminarono negli anni ’70, quando Helmut Kohl divenne presidente del CDU nel 1973, poi considerato un moderato o addirittura progressista e anche un nemico personale dell’ex presidente della CSU Franz Josef Strauss, che aveva ricoperto quell’ufficio dal 1961.

Dopo che il CDU / CSU perse per un pelo le elezioni federali della Germania Ovest del 1976 che avevano visto Kohl come il candidato al cancelliere comune delle due parti, i futuri rappresentanti del Bundestag della CSU si incontrarono il 19 novembre 1976 in un incontro chiuso a Wildbad Kreuth, in un complesso della Hanns Seidel Foundation, che è la fondazione educativa di CSU. Con un voto di 30-18 e un’astensione (e un voto non valido), i deputati CSU hanno deciso di separarsi dalla loro fazione comune con i deputati della CDU nel Bundestag. La decisione era stata avviata dal presidente della CSU Strauss, poi lui stesso deputato del Bundestag.

Le ragioni ufficiali erano di creare un’opposizione più efficace (la CDU si rivolgeva ai conservatori moderati, mentre la CSU si avvicinava alla destra) e guadagnava più tempo per parlare in parlamento. Come presidente del partito, Strauss ha anche annunciato che la CSU come partito avrebbe anche posto fine alla sua auto-limitazione alla Baviera e promuovere la fondazione di associazioni locali della CSU al di fuori dello stato di origine del partito, in esecuzione in tutte le future elezioni federali e statali tedesche contro la CDU su una piattaforma decisamente più conservativa rispetto alle CDU.

Strauss ha quindi coniato il termine Vierte Partei (quarta parte, dopo il CDU, i socialdemocratici e i liberaldemocratici). Questo termine era tecnicamente fuorviante, poiché la CSU era sempre stata un partito distinto dal CDU, quindi quattro parti erano già state rappresentate durante i precedenti termini del Bundestag. Il 12 dicembre 1976, il voto fu annullato dopo che il CDU aveva minacciato a sua volta di formare associazioni locali all’interno della Baviera e di candidarsi alle elezioni bavaresi contro la CSU.

Ora, come visto, c’è un nuovo rischio spaccatura concreto.

Horst Seehofer chi è

Ma chi è Horst Seehofer, il Ministro degli interni che rischia di provocare una crisi di governo in Germania? Horst Lorenz Seehofer (nato il 4 luglio 1949) è un politico tedesco che ricopre il ruolo di leader dell’Unione Cristiana Sociale (CSU) dal 2008 e Ministro degli Interni, Edilizia e Comunità dal 2018 sotto la guida della cancelliera Angela Merkel.

Dal 2008 al 2018 è stato Ministro della Baviera; è stato anche presidente del Bundesrat tra il 2011 e il 2012. Primo eletto nel Bundestag nel 1980, ha ricoperto il ruolo di Ministro federale della sanità e della previdenza sociale dal 1992 al 1998 e come ministro federale per l’alimentazione, l’agricoltura e la tutela dei consumatori nel gabinetto del Angela Merkel dal 2005 al 2008. Nell’ottobre 2008 è diventato leader della CSU e il 18° ministro della Baviera. Dal 1° novembre 2011 al 31 ottobre 2012 è stato presidente del Bundesrat e vicepresidente del presidente della Germania.

Per questo è stato Presidente facente funzione della Germania dopo le dimissioni del presidente Christian Wulff il 17 febbraio 2012 e prima dell’elezione di Joachim Gauck come successore di Wulff il 18 marzo 2012. Un strenuo oppositore della politica dei rifugiati del cancelliere Angela Merkel. Seehofer ha minacciato di presentare una denuncia formale contro la politica dei rifugiati del governo Merkel con la Corte costituzionale tedesca ed è un sostenitore di un tetto federale sul numero di rifugiati che il governo tedesco deve prendere.

Seehofer si oppone fermamente alla potenziale ammissione della Turchia nell’Unione europea, citando il suo status di membro del “mondo musulmano”. Ha annunciato il 2 luglio 2018 di aver risolto la disputa con la Merkel sulla questione dei migranti in cambio di un più stretto controllo alle frontiere. È sposato con Karin Seehofer e risiede nel distretto di Ingolstadt a Gerolfing.

Seehofer è stato membro del parlamento federale tedesco (Bundestag) dal 1980 fino al 2008. Seierhofer è stato ministro federale della sanità e della previdenza sociale dal 1992 al 1998 nel gabinetto del cancelliere Helmut Kohl. Nel 1993, Seehofer ordinò che l’agenzia federale per la salute si sciogliesse a seguito di una revisione di come il governo negli anni ’80 abbia gestito i casi di migliaia di emofiliaci infetti da sangue contaminato dall’HIV. Il ministero della salute ha assunto le responsabilità dell’agenzia. Inoltre, Seehofer ha annunciato che la Germania avrebbe contribuito a un fondo di emergenza per le vittime dello scandalo.

Nel contesto della crisi, è stato sottoposto a notevoli pressioni per rassegnare le dimissioni. Seehofer è diventato vice presidente del gruppo parlamentare CDU / CSU del Bundestag nell’ottobre 1998, guidato all’epoca da Wolfgang Schäuble . Ha servito come omologo del ministro della Salute Ulla Schmidt nel negoziare il disegno di legge sanitario inter-partito del 2003. A causa del suo disaccordo con la leader della CDU Angela Merkel sui contributi forfettari (Gesundheitsprämie) all’assicurazione sanitaria federale, si è dimesso dal suo incarico in 22 novembre 2004, ma è rimasto il vice presidente della CSU e ha mantenuto il suo mandato.

Dopo essersi unito al Bundestag, Seehofer ha mantenuto il suo mandato come delegato eletto direttamente (Direktkandidat) dalla sua circoscrizione Ingolstadt. Alle elezioni federali del 2005 ha ottenuto il 65,9 percento dei voti nel suo distretto. Hofer è stato nominato ministro federale per l’alimentazione, l’agricoltura e la protezione dei consumatori nel gabinetto di Angela Merkel e ha lavorato in carica dal 2005 al 2008.

Dopo che il suo partito ha perso oltre il 17% del voto popolare nelle elezioni statali bavaresi del 2008, il ministro in carica Günther Beckstein e il presidente della CSU, Erwin Huber, hanno annunciato le loro dimissioni. Seehofer fu rapidamente proposto come suo successore. Ad una riunione del partito il 25 ottobre si è affermato come nuovo presidente della CSU con il 90% dei voti, e il 27 ottobre è stato eletto ministro-presidente dal Landtag con voti del Partito democratico libero, formando il primo governo di coalizione in Baviera dal 1962.

Durante il periodo 2011-2012, Seehofer è stato presidente del Bundesrat tedesco. Come tale, ha agito come Presidente tedesco facente funzione nel periodo tra le dimissioni di Christian Wulff il 17 febbraio 2012 e l’elezione di Joachim Gauck il 18 marzo 2012. Sotto la leadership di Seehofer, lo Stato di Baviera ha preso la Corte costituzionale federale nel 2012 al fine di contestare la legalità del sistema di redistribuzione finanziaria della Germania post-seconda guerra mondiale tra i 16 stati del paese.

La Baviera, che beneficiava del sistema fino al 1988, aveva pagato più nel 2011 di quanto ne fosse uscito nei 40 anni in cui era un destinatario netto. Anche sotto la guida di Seehofer, la CSU ha vinto la maggioranza assoluta nelle elezioni statali del 2013, preannunciando un forte impulso ai partiti conservatori nelle elezioni federali della settimana seguente. Insieme a Angela Merkel e Sigmar Gabriel, in seguito ha guidato i negoziati per formare un governo di coalizione a livello nazionale. Alla fine del 2013, Seehofer ha ottenuto un record del 95,3% dei voti del partito per continuare a presiedere.

All’inizio del 2015, sotto la pressione dei rivali più giovani, Seehofer ha annunciato che si ritirerà alle prossime elezioni statali del 2018. Nello stesso anno, quando è stato scelto per la quinta volta come leader della CSU, ha ricevuto l’87,2 percento dei voti, circa l’8 percento in meno rispetto al risultato ottenuto nel 2013. In agosto 2016 Seehofer ha detto che potrebbe rompere con l’unità del partito e condurre una campagna separata nelle elezioni nazionali del 2017, una mossa ampiamente vista come uno sforzo per mantenere la pressione su Merkel per passare a una politica dei rifugiati più restrittiva nella crisi migratoria europea. Ha anche annunciato di rimanere come leader della CSU oltre il 2018.

Quando la quota della CSU del voto in Baviera è scesa di 10 punti percentuali rispetto al 2013, al di sotto del 39 per cento, Seehofer ha affrontato le richieste di dimissioni . Il 4 dicembre 2017, ha annunciato di dimettersi dal ruolo di Presidente del Consiglio e di non candidarsi come candidato alle elezioni statali del 2018; ha invece dichiarato che avrebbe consegnato l’incarico a Markus Söder nel primo trimestre del 2018.

Il 1° marzo 2018, Seehofer ha confermato che sarà nel governo della Merkel se i membri del partito SPD voteranno a favore della coalizione. Ha assunto il ruolo di ministro degli Interni. Una politica che Seehofer ha annunciato è che ha un “piano generale per procedure di asilo più veloci e deportazioni più coerenti”. Vuole una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei criminali. Il 15 marzo 2018, Seehoher ha dichiarato di essere in disaccordo con la convinzione che la fede islamica sia parte della cultura tedesca.

Cdu-Csu, spaccatura scongiurata?

Nel giugno 2018, Seehofer ha minacciato le sue dimissioni da Ministro degli interni complice il disaccordo sulla politica dell’immigrazione con la cancelliera Merkel. Con il piano Seehofer, la Germania respingerebbe i migranti che sono già stati espulsi o che hanno un divieto di ingresso; ordinando alla polizia di respingere tutti i migranti che si sono registrati altrove nell’UE. Il 1 ° luglio 2018, Seehofer si è offerto di dimettersi dopo aver respinto l’accordo sull’emigrazione della Cancelliera Angela Merkel. Il 2 luglio 2018, tuttavia, Seehofer e Merkel hanno annunciato di aver risolto le loro divergenze e hanno accettato di accettare un compromesso di controllo delle frontiere più stretto. In seguito all’accordo, Seehofer ha accettato di non dare le dimissioni.

Quindi anche la Germania si incattivisce sul fronte immigrazione, rendendo ancora più complicata una unità europea sul tema immigrati.

Origini della Cdu

Immediatamente dopo il crollo della dittatura nazista alla fine della seconda guerra mondiale, la necessità di un nuovo ordine politico in Germania era fondamentale. Incontri simultanei ma non collegati iniziarono a succedere in tutta la Germania, ciascuno con l’intenzione di pianificare un “partito cristiano-democratico”. La “Christlich-Demokratische Union” fu fondata a Berlino il 26 giugno 1945, e nel Rheinland e Westfalen nel settembre dello stesso anno. I membri fondatori del CDU erano costituiti principalmente da ex membri del Partito centrale, Partito democratico tedesco, cittadino tedesco Partito popolare e Partito popolare tedesco.

Molti di questi individui, tra cui il fondatore del CDU-Berlin Andreas Hermes e il futuro cancelliere della Germania Konrad Adenauer, furono imprigionati per il coinvolgimento nella Resistenza tedesca durante la dittatura nazista. Negli anni della Guerra Fredda, dopo la seconda guerra mondiale fino agli anni ’60, il CDU attirò anche ex-conservatori e anticomunisti ex nazisti e collaboratori nazisti nei ranghi più alti (come Hans Globke e Theodor Oberländer).

Un importante membro anti-nazista fu il teologo Eugen Gerstenmaier, che divenne presidente facente funzione del Foreign Board (1949-1969). Il manifesto elettorale del 1957: “No experiments”, con l’allora cancelliere Konrad Adenauer. Questa fu l’unica elezione in cui il CDU ottenne la maggioranza assoluta. Una delle lezioni apprese dal fallimento della Repubblica di Weimar fu che la disunione tra i partiti democratici alla fine consentì l’ascesa del Partito nazista. Era quindi cruciale creare un partito unificato di democristiani: una “Unione” democratica cristiana. Il risultato di questi incontri fu l’istituzione di un partito interconfessionale (cattolico e protestante allo stesso modo) influenzato pesantemente dalla tradizione politica del conservatorismo liberale.

Il CDU ebbe un notevole successo ottenendo il suo sostegno dal momento della sua creazione a Berlino, il 26 giugno 1945, fino alla sua prima convention il 21 ottobre 1950, in cui il cancelliere Adenauer fu nominato il primo presidente del partito. All’inizio non era chiaro quale il partito sarebbe stato favorito dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, ma alla fine degli anni ’40, i governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna iniziarono ad appoggiarsi al CDU e lontano dal Partito socialdemocratico tedesco (SPD). Quest’ultimo era più nazionalista e cercava la riunificazione tedesca, anche a spese delle concessioni all’Unione Sovietica, raffigurante Adenauer come strumento sia degli americani che del Vaticano.

Il CDU fu il partito dominante per i primi due decenni successivi alla fondazione della Germania Ovest nel 1949.

Csu origini

Il presidente Franz Josef Strauss nel 1976Franz Josef Strauß (1915-1988) aveva lasciato l’eredità più forte come leader del partito, avendolo guidato dal 1961 fino alla sua morte nel 1988. La sua carriera politica nel gabinetto federale era unica in quanto aveva servito quattro cariche ministeriali negli anni tra il 1953 e il 1969. Dal 1978 fino alla sua morte nel 1988, Strauß ha ricoperto l’incarico di ministro-presidente della Baviera. Strauß fu il primo leader della CSU ad essere candidato alla Cancelleria tedesca nel 1980.

Nella elezione federale del 1980, Strauß corse contro l’incombente Helmut Schmidt del Partito socialdemocratico tedesco (SPD), ma perse in seguito, con SPD e il Partito Democratico Libero (FDP) che riuscirono ad ottenere una maggioranza assoluta insieme, formando una coalizione social-liberale. La CSU ha guidato il governo di stato bavarese sin dalla sua nascita nel 1946, salvo dal 1954 al 1957 quando l’SPD formò uno stato governo in coalizione con il partito bavarese e le filiali statali del GB / BHE e del FDP.

Prima delle elezioni del 2008 in Baviera, la CSU raggiungeva perennemente le maggioranze assolute a livello statale di per sé. Questo livello di dominio è unico tra i 16 stati tedeschi. Edmund Stoiber ha assunto la leadership della CSU nel 1999. Ha diretto il cancelliere della Germania nel 2002, ma la sua coalizione preferita CDU / CSU-FDP ha perso contro l’alleanza SPD-Green del candidato SPD Gerhard Schröder. Nelle elezioni statali bavaresi del 2003, la CSU ha vinto Il 60,7% dei voti e 124 dei 180 seggi nel parlamento statale. Questa era la prima volta che un partito aveva vinto una maggioranza di 2/3 in un parlamento statale tedesco.

L’Economist in seguito suggerì che questo risultato eccezionale era dovuto a una reazione contraria al governo di Schröder a Berlino. La popolarità della CSU è diminuita negli anni successivi. Stoiber si è dimesso dalle cariche di presidente del ministro e presidente della CSU nel settembre 2007. Un anno dopo, la CSU ha perso la maggioranza nelle elezioni statali bavaresi del 2008, con una quota di voti che passa dal 60,7% al 43,4%. La CSU rimase al potere formando una coalizione con il Partito Democratico Libero. Nelle elezioni generali del 2009, la CSU ha ricevuto solo il 42,5% dei voti in Baviera nelle elezioni del 2009, il che rappresenta la sua manifestazione più debole nella storia del partito. La CSU ha ottenuto guadagni nelle elezioni statali bavaresi del 2013 e nelle elezioni federali del 2013, che sono state tenuta una settimana a parte nel settembre 2013.

La CSU ha riguadagnato la propria maggioranza nel Landtag bavarese e rimase al governo a Berlino.

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