Borse Oggi: Wall Street crolla, petrolio a 100 dollari, ecco cosa sta succedendo
Settimana da dimenticare per Wall Street. Quella che si chiude oggi 13 marzo 2026. è forse la settimana più dura degli ultimi mesi per i mercati azionari americani, e la colpa se così vogliamo chiamarla ha un nome preciso: la guerra tra USA, Israele e Iran, divampata alla fine di febbraio.
Il petrolio ha rotto la soglia dei 100 dollari, le probabilità di un taglio dei tassi Fed si sono dissolte come neve al sole, e gli investitori si trovano a fare i conti con un orizzonte sempre più ingarbugliato.
Ieri è stato il giorno peggiore della settimana. Il Dow Jones ha lasciato sul campo 739 punti (-1,56%), chiudendo a 46.677. L’S&P 500 ha ceduto poco più dell’1,5%, scendendo a 6.672,il minimo da novembre.
Il Nasdaq ha fatto ancora peggio: -1,78%, a 22.311. I minimi del 2026, toccati tutti in un solo pomeriggio. In mattinata i futures hanno mostrato un timido rimbalzo, dopo che Washington ha concesso una licenza di 30 giorni per l’acquisto di petrolio russo bloccato in mare. Ma il clima rimane pesante.
Andiamo a vedere qualche dato.
Sommario
Il rosso domina, ma l’energia sorride
Su undici settori dell’S&P 500, otto hanno chiuso in negativo. Il peggiore di tutti è stato l’industriale (-2,5%): Goldman Sachs ha perso quasi il 4,5%, Boeing il 4,3%, 3M quasi il 4%. Consumer discretionary e healthcare non se la sono cavata meglio.
L’unico settore in verde? L’energia, +1%, trascinata dal rally del petrolio. Il WTI è balzato del 9,7% in una sola seduta, chiudendo intorno a 95 dollari. Il Brent ha sfiorato i 100 dollari, +9,2%.
Ecco la situazione attuale del petrolio:

La miccia l’ha accesa l’Iran: le forze del nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei hanno dato fuoco a due petroliere nelle acque irachene, e lui stesso ha ribadito la volontà di tenere chiuso lo Stretto di Hormuz, la rotta attraverso cui passa un quinto del petrolio mondiale.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha parlato della “più grande disruption petrolifera mai registrata”, una valutazione che nessun mercato può permettersi di ignorare.
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I titoli che hanno nuotato controcorrente
In mezzo al diluvio, qualcuno ha tenuto la testa fuori dall’acqua. Bumble (BMBL) è esplosa del 34% dopo ricavi trimestrali sopra le attese.
LyondellBasell e Dow Inc. hanno guadagnato rispettivamente il 10,3% e il 9,3%: Citigroup le ha promosse proprio in virtù delle nuove opportunità di export nate dai riassestamenti delle catene di fornitura mediorientali.
L’indice dei produttori di fertilizzanti e chimici agricoli è saltato del 4,9% — perché anche le spedizioni di fertilizzanti passano dallo Stretto di Hormuz.
Dollar General, invece, ha ceduto il 6% dopo aver deluso sulla guidance annuale.
L’Asia affonda, l’euro tiene, il dollaro vola
La mattinata di oggio nelle borse asiatiche ha avuto il sapore amaro di chi sa già come andrà la giornata.
L’indice MSCI Asia-Pacific ha perso circa l’1%, avviandosi verso la seconda settimana consecutiva in rosso (-2,2% l’arco settimanale).
Il Nikkei giapponese ha lasciato sul terreno l’1,4%; il KOSPI sudcoreano, pieno di titoli tech, ha ceduto quasi il 2%. L’India non è andata meglio: il BSE Sensex ha aperto con quasi 900 punti di rosso, colpito insieme dall’impennata del greggio e da una rupia ai minimi storici contro il dollaro.
Proprio il dollaro è diventato il porto sicuro della crisi. L’indice DXY si attesta a 100,2, con un guadagno di circa il 2% dall’inizio del conflitto e la proiezione di chiudere il secondo venerdì consecutivo in rialzo.

Lo yen è crollato a 159,69 per dollaro, ai minimi da luglio 2024, e il governo di Tokyo ha fatto trapelare la possibilità di un intervento sul mercato valutario, anche se gli analisti ritengono che il margine d’azione sia limitato.
L’oro resiste a metà
L’oro è un caso strano in questa crisi. Venerdì mattina guadagnava lo 0,4% a 5.101 dollari l’oncia — un livello altissimo in assoluto, ma era comunque avviato verso un calo settimanale dell’1%.
Il motivo? I rendimenti obbligazionari reali sono saliti, rendendo meno appetibile il metallo giallo. Chi si aspettava un fly-to-safety sull’oro come nel 2022 è rimasto parzialmente deluso: stavolta il safe haven è il dollaro, non l’oro.
Ecco comunque la quotazione dell’oro in tempo reale:
La chiusura di venerdì 13: i dati da tenere d’occhio
Oggi è una giornata carica di dati macro attesi. Il Bureau of Economic Analysis ha pubblicato oggi, i dati attesi sull’inflazione PCE di gennaio, con una lettura che offre segnali contrastanti per la Federal Reserve.
L’indice PCE headline è aumentato dello 0,3% su base mensile, in lieve rallentamento rispetto al +0,4% di dicembre. Su base annuale, l’inflazione PCE è scesa al 2,8% dal 2,9% del mese precedente, un passo nella direzione giusta verso il target del 2% della Fed, ma ancora distante dall’obiettivo.
Il dato più preoccupante, tuttavia, riguarda il core PCE (escludendo alimentari ed energia), il parametro preferito dalla banca centrale per valutare le pressioni inflazionistiche di fondo. Il core PCE è aumentato dello 0,4% mensile, in linea con dicembre, portando il tasso tendenziale annuo al 3,1%, in accelerazione rispetto al 3,0% di dicembre.
Come sottolineato dagli analisti di Goldman Sachs nei giorni scorsi, il percorso verso il 2% di inflazione si è allungato, e il primo taglio dei tassi potrebbe slittare da giugno a settembre, se non oltre.
Per la settimana, il bilancio complessivo è pesante: S&P 500 a -1%, Dow a -1,7%, Nasdaq a -0,3%. Ma il vero termometro del prossimo futuro non sarà tanto l’indice di chiusura di oggi, quanto l’evoluzione del conflitto Iran nel fine settimana e le dichiarazioni della Fed il 17 marzo.
I mercati sono ancora nervosi, quindi occhi bene aperti.
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