Borsa: tutto esaurito per Poste Italiane

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Le Poste Italiane si collocano in Borsa per la privatizzazione e in due giorni tutta la quota azionaria messa sul mercato sembra andata esaurita.

Una privatizzazione del valore di circa 3,4 miliardi di euro con una quota del 38,2% del pacchetto azionario, solo per la parte appartenente allo stato. Si calcola che il valore complessivo di Poste Italiane sia tra i 6 e gli 11 miliardi di euro.

La collocazione dell’offerta pubblica è partita lunedì e oggi gli operatori ritengono esaurite tutte le azioni disponibili che sono state collocate ad un prezzo variabile tra i 6 e i 7,5 euro ad azione per questa vendita che porterà le Poste al debutto sul mercato azionario per il 27 ottobre, giorno in cui dovrebbero iniziare le negoziazioni.

Ai piccoli risparmiatori erano state riservate il 30% delle quote mentre agli grandi investitori il 70% delle circa 453 milioni di azioni emesse, di cui 14,9 milioni offerte ai quasi 150 mila dipendenti.

Il risultato del collocamento dell’azienda non lascia stupefatti gli esperti del mercato visti i numeri con cui si presenta oggi Poste Italiane.

I ricavi in bilancio alla fine del primo semestre erano 15,9 miliardi, nettamente superiori ai 12,8 miliardi registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Gli utili invece sono pari a 453 milioni di euro contro i 222 milioni dell’anno scorso e sembrano destinati a crescere visto l’annuncio sull’aumento delle tariffe.

L’azienda ha anche annunciato assunzioni per 8.000 nuovi dipendenti attraverso il suo amministratore delegato Caio, ma c’è da segnalare in questo caso anche l’annuncio contrario che prevede il prepensionamento di 3.500 persone e il passaggio alla consegna della posta a giorni alterni.

Il Consorzio di collocamento di Poste Italiane è formato da un gruppo di banche tra cui le italiane Mediobanca, Unicredit e IntesaSanPaolo, affiancate da Bank of America-Merrill Lynch e Citi.

Della consulenza invece si occupa il gruppo Rothschild e lo studio legale Clifford Chance.

La collocazione si è svolta sotto la promessa di un dividendo del 80% sugli utili per il biennio 2015-16, fattore che deve aver stimolato la corsa agli acquisti visto i numeri positivi degli scorsi anni.