Bookmaker online, regimi fiscali

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Come funziona la legislazione per quanto riguarda le entrate generate dal gioco d’azzardo online? Se si ottengono delle entrate tramite scommesse o altre forme di gioco online, su bookmaker con residenza fiscale all’estero, come faccio a dichiarare il tutto correttamente per la legislazione italiana? Questi saranno i punti che si andranno ad approfondire in questo articolo.

La normativa per i bookmaker

I legislatori hanno un dibattito aperto a riguardo vista l’attualità del tema in questione: scommettitori italiano che ad esempio puntano i propri soldi su bookmakers con residenze in altri paesi dove possono usufruire di un regime fiscale agevolato. Come devono comportarsi allora le due parti di questo sistema, di queste transazioni, per quanto riguarda la corretta dichiarazione degli introiti?
Bisogna pensare che molto di quello che ha a che fare con il mondo dell’online gambling, avviene sul web per l’appunto e non necessariamente esiste coincidenza tra il bookmaker e il provider che fornisce il servizio di hosting per il libero esercizio. Va anche precisato come molto del traffico reddituale sia generato da ricariche su conti dove la transazione, essendo su internet, risulta di difficile tracciamento.bookmaker

Differenze operative nell’ambito dei bookmakers

Per quanto riguarda i suddetti bookmakers, va specificato come sia bisognoso fare una grande distinzione. Da un lato troviamo il bookmaker con residenza fiscale all’estero e che gestisce anche in Italia un servizio di scommesso sportive ad esempio, ma totalmente online, senza quidi intermediari, virtuali o fisici, presenti, intercettabili e identificabili da un punto di vista fiscale. Dall’altra parte troviamo invece bookmaker che utilizzano residenti locali per raccogliere scommesse, somme giocate ed eventuali premi.
A riguardo esiste la Legge n. 208/2015 che parla di presunzione legale:

“qualora uno o più soggetti residenti, operanti nell’ambito di un’unica rete di vendita, svolgano, per conto di soggetti esteri non residenti o comunque sulla base di contratti di ricevitoria o intermediazione con i soggetti terzi, le attività tipiche del gestore, anche sotto forma di centro trasmissione dati, quali, ad esempio, raccolta scommesse, raccolta delle somme puntate, pagamento dei premi, e mettano a disposizione dei fruitori finali del servizio strumenti per effettuare la giocata, quali le apparecchiature telematiche e i locali presso cui scommettere. i flussi finanziari, relativi alle suddette attività ed intercorsi tra i gestori e il soggetto non residente, superino, nell’arco dei sei mesi, €. 500.000″.

Va però specificato come l’attività svolta dal residente locale di cui si serve il bookmaker locale non deve però essere di solo ausilio. Cosa vuol dire? Che non deve trattarsi solo di pubblicità o di assistenza ai clienti. Per confermare questo ultimo punto è stato specificato con la Legge n. 208/2015 come predisporre ad esempio le apparecchiature elettroniche per effettuare la scommessa, non può costituire di per sè un presupposto per per configurare la presunzione di stabile organizzazione. Anche l’amministrazione del monopoli di Stato ha fatto sapere che:

“nell’ipotesi di operatori esteri che agiscono in Italia, in possesso o meno di regolare concessione amministrativa, tramite locali aperti al pubblico dove il giocatore effettua la puntata e riceve la ricevuta di gioco, le scommesse siano da considerare accettate nel territorio italiano, a nulla rilevando, come afferma la legge, che la raccolta sia effettuata per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero“

Ulteriore specifica da fare è quella che riguarda i prelievi previsti e il regime sanzionatario per un bookmaker non residente in Italia o che attua delle dinamiche non proprio corrette. In questo caso andrà applicata una sorta di imposta diretta sugli importi messi in scommessa dall’utenza. Per quantificarli, è stato ammesso dalla legislazione che, l’Agenzia delle Entrate, può benissimo usufruire di organi come la polizia o la Guardia di Finanza per avere piena certezza sulle normative rispettate dal bookmaker e possibili frodi attuate in maniera velata ma da smascherare.

Bookmaker online estero o in Italia

Un’altra doverosa distinzione per capire quale possa essere il corretto regime fiscale per un bookmaker, è la determinazione della “residenza del server”, ossia va accertato se il server dove viene hostato il servizio è materialmente presente in Italia o all’estero, a prescindere se la sede del servizio sia qui o in qualunque altro paese. In questi casi torna il concetto dell’attività ausiliare: dove il server non viene utilizzato con esclusività ad esempio pubblicitaria, ma anche per l’operatività stessa del servizio scommesse, allora potrà ritenersi presente come una sorta di organizzazione in loco e quindi tassabile come da normale regime vigente in Italia. Qualora invece così non fosse bisogna approfondire con tutte le dovute attenzioni poichè ogni caso ha una storia e delle caratteristiche a parte.

Le vincite ai bookmaker

E invece come fanno gli scommettitori vincenti ad essere in regola con il fisco? Per tutti gli introiti generati grazie a scommesse su bookmaker, si dovrà fare una dichiarazione specificandoli sui cosiddetti “redditi diversi”. Se il conto su cui si generano queste entrate è di un bookmaker estero allora si potrà “stare più tranquilli” fino al raggiungimento di 15 mila euro di guadagno, dopo di che si faranno i conti oltre che con le “normali imposte” anche con l’Ivafe.

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