Bonus Renzi, addio agli 80 euro? L’annuncio del Ministro dell’Economia Tria

Il Ministro dell’Economia annuncia l’addio definitivo del Bonus Renzi, il credito Irpef 80 euro introdotto alla vigilia della tornata elettorale europea del 2014. Secondo i detrattori dell’ex Premier fiorentino, il Bonus è stato la ragione principale dell’eccezionale risultato del 40% riportato all’epoca dal PD. Ma, adesso che ne sarà del futuro del Bonus Renzi? Sarà eliminato per sempre? Quali saranno le conseguenze? Scopriamo tutti i dettagli in questa guida.

Che cos’è il Bonus Renzi 80 euro?

Il Bonus Renzi consiste in una riduzione di 80 euro al mese della tassazione sui redditi di lavoro dipendente, funzionale a produrre un maggior netto in busta di pari importo (l’importo di 80 euro, in pratica, viene pagato ai dipendenti dall’Erario, che vi rinuncia in termini di IRPEF).

In base alla norma istitutiva, il bonus non spetta proprio a tutti i lavoratori dipendenti, ma solo a quelli che hanno un reddito complessivo pari o inferiore ad euro 26.600,00.

La circostanza – forse perché non ben spiegata o compresa – ha prodotto forti polemiche: numerosi dipendenti che ne avevano usufruito durante l’anno se lo sono visti togliere in sede di presentazione del Modello 730. Il cumulo tra i redditi di lavoro dipendente ed altri redditi di loro spettanza superava, nel complesso la soglia-limite.

Addio al credito Irpef 80 euro? Che ne sarà del Bonus Renzi?

Secondo i dati elaborati dagli uffici della contabilità di Stato, il bonus Renzi graverebbe sul Bilancio del paese per oltre 9 miliardi di euro all’anno, ragion per cui è considerato la più gravosa delle spese fiscali in Italia.

Particolarmente avverso al Bonus Renzi è Giovanni Tria, attuale Ministro dell’Economia che, senza mezzi termini, ne ha parlato come di una misura “tecnicamente sbagliata”, in quanto non contribuisce a giungere ad un diverso bilanciamento sistemico nel quale il prelievo fiscale dovrebbe in prevalenza provenire da misure di imposizione indiretta, invece che dall’imposizione diretta.

In questo senso, il Ministro Tria ha palesato la propria intenzione di “riassorbire” il bonus Renzi nel quadro dei prossimi interventi di natura fiscale.

Ma cosa vuol dire, esattamente, “riassorbire“? Gli scenari variano dall’ipotesi di una sua eliminazione pura e semplice dal sistema dell’imposizione fiscale dei redditi di lavoro dipendente, all’ipotesi di una sua trasformazione, che potrebbe ottenersi ricollocando le risorse ad esso destinate, magari in parte, attraverso un qualche nuovo strumento di deduzione o detrazione fiscale.

Nel secondo caso, cambierebbe la platea dei possibili beneficiari dello strumento: se il bonus Renzi incide direttamente sulla misura delle buste paga degli italiani, laddove venisse “trasformato” con l’introduzione di una nuova deduzione o detrazione fiscale, ben difficilmente potrebbero usufruirne i soli lavoratori dipendenti.

Bonus Renzi 80 euro: quanto potrebbe scomparire?

Uno tra i temi di politica fiscale più dibattuti nell’ultimo periodo è l’ipotesi che debba essere varato un aumento dell’IVA, argomento sul quale si sono a più riprese registrate voci discordanti all’interno della stessa compagine di Governo (la schiera di coloro che hanno negato che la cosa possa accadere è stata recentemente gelata dal Premier Conte, che espressamente ha dichiarato che “sarà dura evitare un aumento dell’IVA”).

Secondo i dati che stanno circolando, per evitare l’aumento dell’IVA, occorre reperire ed imputare alle Entrate di Bilancio dello Stato un surplus di circa 24 miliardi di euro.

Si tratta di una sorta di “mission impossible“: per conseguire il risultato potrebbe essere effettivamente previsto il taglio del Bonus Renzi, quale modalità attraverso cui recuperare una prima parte del surplus necessario (senza, per altro, che al momento sia stato spiegato come potrebbero reperirsi gli ulteriori 15 miliardi necessari allo scopo).

Quello che non può sfuggire a chi abbia l’occhio un poco avvezzo all’esame ed all’analisi delle misure e dei numeri fiscali, è in ogni caso la latente (ma invero stridente) contraddizione insita nel pensare che il “male fiscale” del Belpaese possa davvero essere l’aver assicurato a milioni di famiglie un surplus della loro capacità di spesa di 80 euro al mese facendone fare carico all’Erario.

Di certo, eliminare il bonus Renzi rappresenterebbe un intervento decisamente impopolare che, con la promessa della prossima introduzione di un qualche nuovo “sconto” fiscale (di natura ed importo imprecisati), otterrebbe nell’immediato di ridurre il potere d’acquisto e di spesa di milioni di lavoratori dipendenti e delle loro famiglie.

Il tutto, con buona pace dei proclami iniziali dell’attuale Governo, che aveva assicurato si sarebbe astenuto dal “mettere le mani nelle tasche degli italiani“… Ai posteri l’ardua sentenza!

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