Bonus malus assicurazioni: cos’è e come funziona?

Il sistema assicurativo previsto per i veicoli su 2 e 4 ruote serve al fine di regolamentare dal punto di vista giuridico ed economico le controversie che sorgono in caso di incidenti. Onde evitare che tra le parti in causa ogni qualvolta si finisca in un tribunale civile e si debba stabilire a colpi di sentenze quanto occorre risarcire alla parte lesa. Il sistema assicurativo italiano prevede un sistema Bonus-Malus, con l’obiettivo di premiare i conducenti più parsimoniosi e punire quanti invece causano continuamente sinistri. Vediamo di seguito cos’è e come funziona il sistema Bonus-Malus per le assicurazioni, con uno sguardo generale sul sistema assicurativo italiano.

Assicurazioni auto: cosa determina le classi di merito

Il sistema assicurativo viene identificato con l’acronimo RCA (o RC auto) che sta per Responsabilità Civile Autoveicoli, riferendosi alla responsabilità giuridica per i rischi, attraverso il quale è obbligatorio garantirsi presso una compagnia di assicurazioni autorizzata per coprirsi da possibili danni procurati a persone o cose, circolando in strade pubbliche con il proprio veicolo (a due o quattro ruote). L’assicurazione contraente ha a sua volta l’obbligo di contrarre pagamento con tutti i possessori di veicoli a motore in circolazione su tutto il territorio italiano. La durata dell’assicurazione è annuale, ma in taluni casi anche con aggiunta di frazioni di anno o biennale.

Il mercato assicurativo, al fine di stabilire il premio assicurativo, tiene conto di alcuni fattori quali:

  • area geografica (residenza del contraente);
  • età del contraente;
  • anni di possesso della patente;
  • tipo di veicolo assicurato;
  • entità e frequenza degli incidenti.

Quest’ultimo fattore è quello che determina il meccanismo bonus-malus alla base del sistema assicurativo italiano. Il quale è suddiviso in classi di merito, che diventano una vera e propria classifica nella quale gli assicurati vengono posizionati (vedremo meglio dopo). I fattori geografici e anagrafici sono invece discriminanti. Un 18enne o un over 70 tenderanno a pagare molto di più, così come un neopatentato rispetto a chi ha la patente da una decina di anni. Stesso dicasi per le aree geografiche: particolarmente penalizzati sono gli automobilisti campani (soprattutto di Napoli e provincia), per i brogli che si sono perpetuati per anni ai danni delle compagnie assicurative (finti incidenti e finti infortuni per intascarsi i premi assicurativi).

In particolare quest’ultimo parametro, che è solo uno degli indicatori che portano alla determinazione del premio, viene espresso secondo una scala costituita da varie posizioni, che possono essere perse o guadagnate dall’assicurato in base al numero dei sinistri. Tale posizione viene detta “classe di merito” ed evolve, in meglio o in peggio, ad ogni scadenza annuale. Il documento che certifica la classe di merito è detto attestato di rischio.

Assicurazioni auto: come sono cambiate negli anni

Le assicurazioni auto sono state introdotte in Italia con la Legge 24 dicembre 1969 n.990, sebbene sia entrata in vigore quasi due anni dopo. Alla luce dell’utilizzo di massa delle automobili, ormai non più un bene di lusso goduto da pochi. L’obbligo di assicurare l’auto decade quando l’auto viene demolita o radiata dal PRA (Pubblico registro automobilistico). Fino al 18 ottobre 2015 vi era l’obbligo di esporre sul parabrezza o su un finestrino il contrassegno attestante la copertura assicurativa del veicolo, chiamato anche tagliando. Tuttavia, per effetto di ciò, il certificato di assicurazione deve essere portato con sé in caso di controllo di un posto di blocco. Quest’ultimo rappresenta la quietanza di sottoscrizione della polizza (prova nero su bianco che abbiamo stipulato una polizza assicurativa). Ancora prima, dal primo gennaio 1998, non divenne più obbligatorio portare con sé il contrassegno di avvenuto pagamento della tassa automobilistica (legge 449/1997). In quello stesso anno il sistema assicurativo viene definitivamente liberalizzato, sebbene negli anni si siano verificati casi di abuso delle compagnie assicurative. Che hanno sovente “fatto cartello” tra loro, aumentando in maniera sostanzialmente ingiustificata i premi assicurativi ogni anno.

Decreto Bersani-Visco

Importanti cambiamenti alle RC auto sono partiti dal 2006, mediante due decreti portanti il nome dell’allora Ministro dello sviluppo Pierluigi Bersani. Con il decreto Bersani-Visco (decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito poi dalla legge 4 agosto 2006, n. 248) gli incidenti diventano rilevanti ai fini della penalizzazione solo quando all’assicurato viene attribuita una responsabilità superiore al 50 per cento. Pur rimanendo il cumulo nel caso in cui nello stesso anno di copertura assicurativa, il contraente procuri più di un sinistro. In conseguenza di ciò, la sua posizione nei confronti della RCA migliora o peggiora ad ogni scadenza annuale.

Viene a mancare un sistema diverso con cui prima veniva definito il sistema Bonus-Malus, poiché ogni compagnia assicurativa poteva utilizzare esclusivamente una propria scala interna. Ciò significa che poteva adottare un numero diverso di classi nonché proprie regole per far guadagnare o perdere le stesse al contraente. Al fine di rendere confrontabili queste scale e facilitare il passaggio da una compagnia assicurativa all’altra, la Bersani-Visco ha previsto l’introduzione di una scala di conversione universale (CU) avente 18 posizioni (le cosiddette classi) che prevedono regole evolutive prefissate.

Nell’attestato di rischio, pertanto, viene riportata l’equivalenza tra la scala interna adottata dalla compagnia presso cui ci si è assicurati e la scala di conversione universale. Le classi che la costituiscono sono contraddistinte dal prefisso CU accompagnato dal numero della classe: CU1, CU2, CU3… CU18). La classe di partenza quando ci si assicura per la prima volta è la CU14, considerata intermedia. Quando poi si cambierà compagnia, la nuova riconvertirà la classe CU nella propria classe di merito sulla scala interna. Per effetto di ciò, il contraente potrà migliorare o peggiorare la propria posizione. Riguardo al merito, ciò che differenzia la CU dalle scale interne, è che per le ultime vale l’ultimo quinquennio, mentre per la CU vale solo l’ultima annualità assicurativa. Infine, la legge consente a una compagnia assicurativa di fare discriminazioni da chi proviene da un’altra compagnia rispetto a chi è già cliente con la polizza in scadenza.

Il decreto Bersani Bis

Ancora più incisivo è stato il decreto Bersani bis (decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito poi dalla legge 2 aprile 2007, n. 40). Esso ha infatti introdotto alcune novità che favoriscono la concorrenza tra le compagnie appannaggio degli automobilisti:

  • divieto di stipulare polizze con durata poliennale per il ramo danni (reintrodotte successivamente con legge 23 luglio 2009);
  • abrogazione dell’esclusiva di dieci anni per i contratti assicurativi;
  • azzeramento delle spese a carico del contraente qualora cambi assicurazione;
  • abolizione dell’esclusiva degli agenti assicurativi monomandatari. Ciò significa che ogni assicuratore può proporre ai clienti un portafoglio di polizze di differenti compagnie e non è più vincolato obbligatoriamente in maniera esclusiva a una sola compagnia;
  • introduzione dell’attestazione di rischio valida per 5 anni dalla data di scadenza dell’ultima polizza. Ciò significa che è possibile stipulare un nuovo contratto assicurativo senza perdere la classe di merito;
  • possibilità di acquisire la CU più bassa del proprio nucleo familiare qualora si acquisti un veicolo nuovo o usato (pur rottamando quella già in possesso) o acquistando una seconda auto (nuova o usata).

Quest’ultima è la novità più importante del decreto Bersani. Sia perché consente a chi contrae un’assicurazione per la prima volta di non partire dalla quattordicesima classe (CU14), bensì da quella più bassa di un proprio genitore (e ciò diventa molto vantaggioso soprattutto per i neopatentati), sia perché ha sollecitato non poco il mercato automobilistico. In tanti sono stati di fatti sollecitati ad acquistare una seconda auto in virtù di questo importante beneficio.

Occorre comunque specificare che la CU acquisita con questo metodo non ha la stessa validità di una CU maturata nel corso degli anni. Infatti molte compagnie tendono ad applicare una penalizzazione decrescente sul premio che si azzera ad attestato completo. Solo nel primo anno la classe acquisita era perfettamente corrispondente a quella già in essere in un nucleo familiare.

Altre cose da specificare riguardano il fatto che l’eredità della classe di rischio vale solo per persone fisiche e per stesso settore tariffario (ossia deve esserci corrispondenza nella natura del veicolo assicurato: autoveicoli, motoveicoli, ecc.). E che non vige alcun obbligo per le compagnie se una persona fisica ha due polizze per due tipi di veicoli diversi, ma che possono essere guidati con la stessa patente.

Abolizione del “tacito rinnovo”

Altra importante novità è l’abolizione del cosiddetto “tacito rinnovo” (legge 17 dicembre 2012 n. 221). E ciò consiste anche in una deroga del Codice civile italiano. Il contratto assicurativo, per effetto di ciò, ha durata annuale (o anno più frazione) e si considera risolto in maniera automatica alla sua scadenza naturale, non venendo tacitamente rinnovato. Pertanto, l’assicurato è libero di cambiare compagnia assicurativa senza alcuna penalizzazione e senza dover preavvisare la compagnia precedente. Quest’ultima riceverà comunicazione successivamente. Lo stesso attestato di rischio non deve essere più necessariamente essere portato con sé. Il sistema telematico fornirà tutti i dati necessari alla nuova compagnia presso cui si vuole assicurare il proprio veicolo.

Come funziona il meccanismo Bonus-Malus

Fatta questa panoramica generale sulla RCA italiana e come è cambiata negli anni, vediamo specificamente come funziona il meccanismo Bonus-Malus che ne è alla base. Da una fascia di merito all’altra (le classi) le tariffe cambiano sensibilmente, anche per convincere i conducenti ad avere un atteggiamento irreprensibile quando guidano. Del resto, il meccanismo Bonus-Malus funziona in modo che sia più facile perdere classi che acquisirle. Se nell’ultimo anno non si è fatto incidenti, si acquisisce una classe di merito. In caso contrario, ne perderò due. E non è un caso che statisticamente, dall’introduzione del sistema Bonus Malus, siano diminuiti i sinistri e in generale i comportamenti scorretti alla guida. Il documento che riepiloga la situazione del conducente è l’attestato di rischio, fornito dalla compagnia assicurativa mediante posta tradizionale (o telematica ove previsto) circa 30 giorni prima della scadenza del contratto stipulato. Nell’attestato di rischio viene riportato:

  • il riepilogo degli incidenti denunciati dal contraente della polizza negli ultimi cinque anni;
  • la classe di contribuzione dell’agenzia di assicurazione;
  • la classe corrispettiva delle 18 predefinite.

Bisogna però specificare che il sistema bonus malus non tiene conto di tutto l’anno assicurativo per promuovere o retrocedere un assicurato. Bensì, solamente del periodo chiamato “di osservazione”, il quale termina nei due mesi precedenti la scadenza della polizza.

Cosa prevede il sistema Bonus Malus se si cambia compagnia assicurativa

Qualora il conducente decida di cambiare compagnia assicurativa, il suo status tariffario e il suo pedigree relativo alla condotta al volante resta invariato. Ciò in quanto le classi di merito sono stabilite dall’IVASS -acronimo di Istituto di vigilanza sulle assicurazioni – adottato dalla quasi totalità delle società assicurative. Quante non lo adottano, ne riprendono comunque le linee generali. Il tutto per scongiurare il fatto che si riparta sempre d’accapo alla 14ma classe di merito ogni qualvolta si cambi compagnia assicurativa. Va comunque detto che alle compagnie è sempre concesso un margine di discrezionalità nello stabilire le tariffe.

Quanto a quest’ultima questione, abbiamo visto quanto è stato importante il decreto Bersani bis (conosciuto comunemente come Legge Bersani). Il quale comporta un risparmio sensibile per i neoassicurati o i neopatentati, che acquisiscono di fatto la classe di merito di un genitore o del coniuge, previo acquisto di una seconda auto all’interno dello stesso nucleo familiare.

Sono ancora 5 milioni gli italiani non assicurati

Sono ancora tanti gli italiani che circolano privi di copertura assicurativa dei propri veicoli. Ad oggi, stando ai dati diramati dall’Asaps – Associazione amici sostenitori polizia stradale – vale a dire il 13% di chi circola in strada. Un incremento dell’8,7% in tre anni (2014), ossia 3,9 milioni di italiani, per un incremento di un milione in totale. Dati negativi in ascesa, se si considera che i veicoli privi di assicurazione erano 3,1 milioni nel 2012. I dati prendono in considerazione anche i veicoli che non circolano. Ciò significa che se si prendessero in considerazione solo i mezzi che circolano con frequenza, i dati percentuali aumenterebbero pure.

I dati maggiormente negativi sono al Sud, specie in Campania, dove nella sola provincia di Napoli, ad essere privo di assicurazione è un veicolo su quattro. Il 25% in realtà è una media. A Qualiano e a Striano, ad esempio, la percentuale sale al 46 e al 47%. Mentre a Castel Volturno, nel Casertano, arriva al 42%. In realtà il record spetta a un Comune in provincia di Vercelli: Oldenico, dove arriva al 49%.

Infine, i veicoli immatricolati all’estero e che circolano occasionalmente sul territorio italiano (si pensi ai Tir commerciali o ai turisti) non hanno l’obbligo di assicurarsi. In caso di sinistri, per loro vige il Fondo di garanzia, ma che copre una franchigia di massimo 500 euro. Pertanto, se malauguratamente l’incidente con un mezzo estero non assicurato in Italia è pesante, c’è il serio rischio di andarci a perdere. Fondo che peraltro viene pagato coi soldi di noi contribuenti tutti.

Cosa spinge le persone a non assicurarsi? Naturalmente la disoccupazione e la crisi economica ha un peso notevole, ma, secondo l’Asaps, il sistema assicurativo pecca di due aspetti che si rivelano dei deterrenti per gli automobilisti:

  • l’abrogazione del reato di falsità in scrittura privata;
  • la “dematerializzazione” della documentazione assicurativa (fine dell’obbligo di mancata esposizione del tagliando).

Nel primo caso, sanzioni solo amministrative, seppur salate, rendono il rischio di circolare senza assicurazione quasi conveniente. Anche perché se si paga subito la multa si ha diritto pure ad uno sconto. Nel secondo caso, il veicolo in sosta non assicurato può essere sgamato solo da un controllo elettronico apposito. Mentre prima l’ausiliare del traffico doveva solo leggere la data di scadenza sul contrassegno.

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