Bonus Irpef 80 euro: quale sarà l’effetto sull’economia italiana?

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In questi giorni l’argomento più trattato da stampa e televisioni è il bonus in busta paga deciso dal Governo Renzi. Bonus che si traduce in un massimo di 80 euro al mese in più per alcuni lavoratori, con un biglietto da visita che potrebbe tornare molto utile in tempi di imminenti elezioni europee. Ma quali saranno gli effetti derivanti dall’introduzione di tale benefit? I partiti di maggioranza sono tutti concordi nel sostenere che gli 80 euro provocheranno una spinta positiva sui consumi. Le opposizioni, invece, esprimono scetticismo e, in alcuni casi, parlano di regalia elettorale. Chi ha ragione?

Rispondere a questa domanda è molto facile, a patto che ci si possa fidare dell’Istat. L’ente di statistica ha infatti pubblicato di recente uno studio a tutto tondo sulle prospettive economiche dell’Italia e ha anche trattato il tema del bonus in busta paga, che poi altro non sarebbe che un taglio dell’Irpef. Cosa pensa l’Istat di questo provvedimento? Non bene. O, come minimo, pensa che sia quasi del tutto inutile. L’impatto sui consumi sarà minimo e, nello specifico, gli 80 euro produrranno un aumento della domanda interna di solo lo 0,2%. Il Partito Democratico non può dunque gridare al miracolo. La verità, a quanto pare, sta più dalle parti delle opposizioni, sebbene si potrebbe sindacare sulla natura “elettorale” del gesto.

L’Istat ha comunque proposto stime su alcune voci fondamentali. Innanzitutto, il Pil. L’Italia sotto questo punto di vista era in crescita (almeno fino al primo trimestre 2013), pur molto moderata. L’ente ha dapprima confermato la fine della recessione e l’ha posizionata, e ciò è in linea con le previsioni di un anno fa, intorno al quarto trimestre del 2013. Ha però parlato di un Pil al +0,6% quest’anno e al +1% per il 2015. Evidentemente, è troppo poco.

L’Istat ha però rintracciato in altre voci alcuni importanti motivi di ottimismo. In particolare, fa ben sperare l’aumento della domanda interna, e quindi dei consumi. Per ora l’aumento è risicato e si attesta intorno allo 0,1%. Si tratta comunque di una notizia: per tre anni consecutivi questo valore è sceso. Vuol dire che il vento, in qualche modo, sta realmente cambiando. Le prospettive per il 2015 sono migliori: +0,9%. Queste cifre, che potrebbero sembrare misere, sono però così importanti a tal punto che l’aumento del Pil sarebbe “determinato in misura prevalente dal contributo positivo della domanda interna”.

Ci sono alcune voci dello studio Istat che però infondono molto pessisismo. Peccato che siano proprio quelle più importanti e, tra questi, spicca il tasso di disoccupazione. Nonostante il mutamento del clima, questa rimarrà alta e, anzi, almeno per il 2014 salirà al 12,7%. Nel 2015 scenderà, ma di poco (12,4%). Si tratta di cifre altissime, che fotografano il rischio di gravi spaccature sociali: l’obiettivo di tutte le economia sarebbe quello di scendere sotto il 5%, e questo obiettivo, oggi, risulta lontano anni luce. Senza contare i Neet (coloro che non studiano e non lavorano) e chi ha smesso, per disperazione, di cercare lavoro. Mettendo insieme queste categorie, la disoccupazione raggiunge in Italia livelli superiori alla Spagna e molto vicino alla Grecia.