Black list Agenzia delle entrate, elenco aggiornato 2016

Sono considerati tali quei Paesi che possiedono una fiscalità bassissima o nulla e pertanto conflittuale con il Fisco italiano

Investire all’estero è sempre un’alternativa da prendere in considerazione, soprattutto in quei Paesi che offrono ottime condizioni di regime fiscale. Tuttavia, determinati Stati sono inseriti dall’Agenzia delle entrate italiana in una cosiddetta ‘black list’, ossia una vera e propria lista nera giacché possiedono una fiscalità bassissima o nulla. E pertanto, investire in questi Stati potrebbe comportare problemi con il fisco italiano, poiché nascerebbero condizioni di evasione o elusione nei confronti delle tasse italiane. Gli Stati vengono così suddivisi rispetto al tipo di agevolazioni che applicano o in base al tipo di sanzione applicabile agli stessi. La Black list Agenzia delle entrate 2016 viene definita con l’acronimo Cfc, che sta per controlled foreign companies, ed è divisa in due parti: la black list relativa a persone fisiche e la black list indeducibilità componenti negativi di reddito.

Lo Stato italiano prevede delle sanzioni ai Paesi iscritti in tale lista, che possono andare dal divieto di operazioni commerciali al divieto di considerare i costi sostenuti come deducibili ai fini della dichiarazione dei redditi. Ovvero, o che non si operi affatto con essi o che i costi non siano scaricabili. Lo scopo è quello di evitare che gli imprenditori che investono in questi Stati con un regime di tassazione esiguo o nullo, creino società di comodo ‘ad hoc’ per non pagare le tasse in Italia. Vediamo dunque quali sono i Paesi facenti parte di questa Black list Agenzia delle entrate e gli ultimi aggiornamenti.

Black list Agenzia delle entrate
Un esempio simpatico col Lego

Black list Agenzia delle entrate, elenco aggiornato 2016

I Paesi che a vario titolo fanno parte della Black list stilata dallo Stato italiano mediante Agenzia delle entrate sono molteplici. Con essi è vietato intercorrere qualsiasi operazione commerciale. Questi in ordine alfabetico:

Bahamas
Barbuda
Brunei
Gibuti
Grenada
Guatemala
Isole Cook
Isole Marshall
Isole Vergini statunitensi
Kiribati
Libano
Liberia
Macao
Maldive
Nauru
Niue
Nuova Caledonia
Oman
Polinesia francese
Saint Kitts
Nevis
Salomone
Samoa
Saint Lucia
Saint Vincent e Grenadine
Sant’Elena
Sark
Seychelles
Tonga
Tuvalu
Vanuatu

Black list Agenzia delle entrate: casi particolari

Ai Paesi sopraelencati occorre poi aggiungere altri per i quali sono ammesse specifiche tipologie di operazioni. E’ il caso del Bahrein, dove sono consentite attività riguardanti il settore petrolifero, ovvero: esplorazione, estrazione e raffinazione del petrolio.

Così come vi sono Paesi dove, di contro, sono sanzionabili solo determinate attività. Essi sono dieci, sebbene dal prossimo anno diventeranno nove, per uno storico accordo preso con la Svizzera. Simbolicamente considerato uno dei paradisi fiscali per antonomasia:

  • Angola – Per quante sono esenti dall’Oil Income Tax, per quelle che godono di riduzioni d’imposta e per gli investimenti del Foreign Investment Code.
  • Antigua – Per le cosiddette società internazionali commerciali operanti oltre i confini antigui.
  • Dominica – Per le aziende che operano al di fuori dei confini del Paese.
  • Ecuador – Per quante esercitano nelle cosiddette Free Trade Zones.
  • Giamaica – Per società che agiscono mediante l’Export Industry Encourage Act e Free Zone Act.
  • Kenia – Per le società con sede operativa nelle Export Processing Zonessul Corporate Tax.
  • Panama – Per quante percepiscono fondi da fonti estere, hanno sedi nelle Colon Free Zone o nelle Export Processing Zone.
  • Portorico – Società bancarie o soggette al Puerto Rico Tax Incentives Act o al Puerto Rico Tourist Development Act.
  • Svizzera – Per le società che non pagano imposte cantonali e municipali (ma dal 2017 non farà più parte della Black list).
  • Uruguay – Per le società bancarie e quelle che operano offshore.

Ricapitolando, i Paesi che escono dalla Black list grazie ad accordi tra il nostro Paese e i loro rispettivi governi sulla trasparenza fiscale, sono i seguenti: Andorra, Alderney, Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Cayman, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey , Herm, Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey, Liechtenstein, Lussemburgo, Malesia, Mauritius, Montserrat, Principato di Monaco, San Marino, Singapore. In taluni casi si tratta di un grande successo e di accordi storici, dato il volume di affari che intercorre tra questi Stati e le nostre aziende o i furbetti che tentano di evadere le tasse.

black list agenzia delle entrate
Una sede dell’Agenzia delle entrate

Black list Agenzia delle entrate: come comportarsi se si opera in uno di questi Stati

Per mettersi in regola col fisco italiano, quanti hanno intrattenuto operazioni per acquisto di beni e servizi con i Paesi inseriti nella Black list dell’Agenzia delle entrate, occorre effettuare una comunicazione all’Agenzia stessa, che riporti le operazioni poste in essere. Comunicazione che ha una cadenza specifica a seconda del volume delle operazioni. Se superiore ai cinquantamila euro, dovrà essere mensile, al di sotto di questa soglia ogni tre mesi. Sono esentati da questa comunicazione quanti operano in regime dei contribuenti minimi e coloro che operano in regime fiscale agevolato se rientranti nei casi previsti dalla legge.

Black list Agenzia delle entrate: le sanzioni

Quanto alle sanzioni, esse possono superare anche i diecimila euro, e sono proporzionate al tipo di operazioni non comunicate. Pertanto, per evitare problemi, è sempre meglio informarsi sulla normativa vigente. Ancora, è bene sapere la comunicazione riguardante rapporti con Stati facenti parte della Black list Agenzia delle entrate non sostituisce quella relativa all’Intrastat e viceversa. Vanno pertanto fatte entrambe.