Bitcoin scende sotto $77.000: il FOMC e il petrolio frenano i rialzi

La settimana non comincia nel migliore dei modi per il mercato crypto. Bitcoin apre a 77.368 dollari, poi scivola. quasi senza resistenza, fino a 76.400 dollari circa.

Un calo del 3% rispetto a lunedì. Ethereum fa ancora peggio, lasciando sul campo il 4,3% e fermandosi a 2.293 dollari. Il Fear & Greed Index? Fermo a 31, in zona paura.

A muovere i fili non sono i fondamentali del mercato crypto, ma una serie di fattori macro che si sono sommati nel peggiore dei modi: la riunione FOMC del 28 e 29 aprile, il petrolio Brent che ha aggiornato i massimi sopra i 104 dollari, un’inflazione che non vuole cedere.

Il tutto mentre la resistenza tecnica più importante, quella intorno agli 80.700 dollari, si conferma un tetto difficilissimo da perforare.

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La Fed in bilico: non è la decisione sui tassi a spaventare, ma le parole di Powell

Con il 100% delle probabilità prezzato dal mercato dei futures, la Federal Reserve manterrà i tassi fermi nel range 3,50%-3,75%. Una scelta già scontata, e proprio per questo non è lì che si gioca la partita. Il vero snodo è il tono del comunicato e, soprattutto, la conferenza stampa del presidente Jerome Powell.

Un Powell “hawkish”, che lasci intendere nuovi rialzi o che escluda tagli nel breve, potrebbe portare Bitcoin verso la fascia 73.000-75.000 dollari.

Lo abbiamo già visto accadere nel 2024 e nel 2025. Al contrario, anche una piccola apertura verso la neutralità monetaria potrebbe rimettere i rialzisti in gioco e spingere BTC a testare di nuovo gli 80.000 dollari.

Nel frattempo, i dati macro continuano a preoccupare.. Le aspettative di inflazione a un anno sono balzate al 4,8% in aprile dal 3,8% di marzo, un salto mensile che non si vedeva da anni. E c’è anche il petrolio.

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Il Brent sopra 104 dollari: un problema che viene da lontano

Il rimbalzo del Brent oltre i 104 dollari al barile è uno degli elementi più pesanti in questo momento.

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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il conflitto con l’Iran resta sullo sfondo, continuano ad alimentare l’incertezza sull’offerta globale, e ogni picco del petrolio si trasforma in nuova linfa per l’inflazione.

Per il mercato crypto, la correlazione è diretta: petrolio alto, inflazione alta, Fed che non taglia, dollaro forte, appetito per il rischio basso. In questo scenario, le posizioni a leva su Bitcoin diventano pericolose.

Nei dati on-chain di Coinglass si vedono chiaramente le liquidazioni a cascata delle ultime 48 ore, centinaia di milioni di dollari di long costretti a chiudersi in pochi minuti.

Bitcoin si ritrova così compresso tra i 76.500 e i 77.500 dollari, in una sorta di limbo da cui difficilmente uscirà prima del comunicato Fed di mercoledì.

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Il quadro tecnico e i segnali on-chain

Sul piano tecnico, i livelli chiave sono due. La resistenza principale è attorno agli 80.700 dollari: superarla con volume aprirebbe la strada verso 85.000 dollari, il target che diversi desk istituzionali avevano messo in agenda per il secondo trimestre 2026.

Grafico BTC/USD - 28 Aprile 2026

Il supporto critico è invece a 75.000 dollari: una chiusura sotto quel livello rimetterebbe sul tavolo lo scenario del ritorno verso i 70.000 dollari.

La liquidità stablecoin: il jolly nascosto dei tori

Non tutto però suona come un campanello d’allarme. I dati on-chain mostrano miliardi di dollari in nuovi depositi in stablecoin nelle ultime settimane, denaro “parcheggiato” in attesa di essere impiegato.

Ne abbiamo parlato anche nella nostra ultima newsletter su Substack.

Di solito è un segnale che precede acquisti significativi. Unito agli afflussi sostenuti sugli ETF Bitcoin e al numero di indirizzi attivi che non mostra capitolazione, il quadro strutturale resta intatto..

Il test arriverà nelle prossime 48 ore: se la Fed non sorprende al rialzo, Bitcoin potrebbe ritrovare la forza per attaccare di nuovo la resistenza degli 80.000 dollari.

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.