Bitcoin ritorna a 68K: i payroll USA e la guerra affossano la ripresa
È durata poco, purtroppo. Dopo una settimana in cui Bitcoin aveva finalmente ritrovato un po’ di slancio, toccando i 74.000 dollari, il livello più alto dell’ultimo mese, ogg tutto si è sgonfiato in poche ore.
Come prima cosa nessu accordo tra Iran e Trump, cosa che ha fatto reagire male i mercati. Poi ci ha pensato il mercato del lavoro USA a peggiorare la situazione.
Il Bureau of Labor Statistics ha comunicato che a Febbraio l’economia americana ha perso 92.000 posti di lavoro netti, quando gli analisti si aspettavano invece una crescita di 58.000 unità. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%.
Bitcoin è scivolato sotto i 70.000 dollari già all’apertura di Wall Street, toccando un minimo a 68.100 dollari sui principali exchange. Un calo di oltre il 3% in poche ore, dopo un tentativo di breakout durato giorni.
L’S&P 500 cede l’1,5%, il Nasdaq l’1,3%. L’unica nota positiva? L’oro, che guadagna ancora l’1,5% a 5.155 dollari per oncia. Tutto il resto giù.
Paradossalmente, dati negativi sull’occupazione avrebbero dovut favorire gli asset rischiosi, perché aumentano le probabilità di tagli dei tassi Fed. Stavolta, però, non ha funzionato così.
Il FedWatch Tool di CME mostrava quasi zero probabilità di un intervento il 18 marzo e solo un taglio previsto per tutto il 2026. E se la Fed non taglierà presto, gli investitori non hanno motivo di correre verso Bitcoin.

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Sommario
92.000 posti di lavoro persi: il dato che nessuno si aspettava
Il contrasto con Gennaio è molto forte. Un mese fa, i payroll avevano sorpreso al rialzo, rafforzando la narrativa di un’economia americana solida.
A febbraio invece il dato si è rovesciato: 92.000 posti persi invece dei 58.000 nuovi attesi.

Non si tratta di una piccola deviazione statistica, ma di un capovolgimento di segno. Storicamente, dati del mercato del lavoro così deboli tendono ad anticipare un atteggiamento più accomodante da parte della Federal Reserve, e questo dovrebbe, in teoria, spingere verso l’alto asset ad alto rischio come Bitcoin.
Ma i mercati di venerdì mattina hanno letto diversamente: la debolezza del lavoro è stata interpretata come segnale di rallentamento economico, non come invito alla Fed a tagliare i tassi. Almeno non subito.
Con il FedWatch Tool fermo su probabilità quasi nulle per il 18 marzo, i trader hanno scelto di ridurre l’esposizione, non aumentarla.

Bitcoin: un “falso” breakout
Andiamo a vedere come si sta comportando il prezzo di Bitcoin in queste ore.
Come vediamo dal grafico su TradingView:

Bitcoin si trova in una fase di consolidamento critica, con il prezzo che oscilla nella fascia $68.000 – $74.000 dopo aver rimbalzato dai minimi recenti. Il breakout dei 70.000$, zona importantissima, anche a livello psicologica, è stato di fatto cancellato.
Il sentiment rimane cauto: l’indice Fear & Greed segnala paura estrema (14/100), mentre il mercato cerca conferme per il prossimo movimento.
Nel breve periodo il prezzo ha mostrato una certa forza relativa, con un rimbalzo dalla zona $66.000 verso l’area $72.000 registrato durante la settimana. Tuttavia, il trend di medio e lungo periodo rimane strutturalmente ribassista, con Bitcoin che ha perso circa il 18,91% nell’ultimo mese e il 21,44% rispetto a un anno fa.
E le notizie macro non stanno di certo aiutando.
Iran, Fed e l’Oro: il contesto che complica tutto
I dati NFP non erano l’unico problema. Sullo sfondo, le tensioni geopolitiche con l’Iran continuavano a pesare: il presidente Trump ha dichiarato di non accettare accordi, chiedendo una “resa incondizionata”.
Anhe il petrolio continua a salire fino a quasi 90$ al barile. In questo contesto, l’oro ha confermato il suo status di rifugio: +1,5% a 5.155 dollari, mentre Bitcoin ha perso di fatto I 70.000$ ancora una volta.
Anche se molti rimangono positivi nel lungo termine su BTC, purtroppo il mercato non si muove sulle aspettative di lungo periodo quando ci sono tensioni geopolitiche e dati macro negativi tutti insieme nella stessa mattinata.
Quali sono i prossimi appuntamenti ? Sicuramente la riunione Fed del 18 marzo: sarà il prossimo momento di verità per capire se il mercato riuscirà a costruire una base solida o continuerà a fare falsi breakout.
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