Bitcoin respinto dalla SMA: domanda in calo e deflussi ETF per 2 miliardi di dollari
Bitcoin respinto dalla media mobile semplice a 200 giorni (SMA) mentre i dati on chain restano positivi. Da monitorare la situazione macro.
Bitcoin ha provato a rimbalzare dai minimi di febbraio, quelli in area 60.000 dollari, ma il tentativo si è spento a ridosso della media mobile a 200 giorni, zona 82.400 dollari. Mentre scriviamo, il prezzo si aggira intorno ai 77.900 dollari: parecchio al di sotto di quella soglia tecnica che, se superata, avrebbe potuto riaccendere un po’ di ottimismo tra gli investitori.
Il problema non è solo grafico. I dati on-chain e i flussi istituzionali raccontano una storia piuttosto chiara: la domanda di Bitcoin sta scivolando su tutti i fronti principali. Dagli ETF spot statunitensi fino al premium di Coinbase. In appena due settimane, gli ETF spot su Bitcoin quotati negli USA hanno fatto registrare deflussi netti per circa 2 miliardi di dollari. Una cifra che, da sola, segnala un cambio di umore importante tra i grandi investitori istituzionali.
A rendere il quadro ancora più cupo, il CryptoQuant Bull Score Index è crollato da 40 a 20, un livello classificato come “estremamente bearish”. Questo indicatore composito, che mette insieme diverse metriche on-chain e di mercato, non toccava valori così bassi da mesi.
Con il record storico di 126.080 dollari, raggiunto lo scorso Ottobre, che sembra ormai un ricordo lontano, viene naturale chiedersi: il mercato sta semplicemente consolidando oppure ci aspettano nuove correzioni?
Andiamo a vedere qualche dato.
Se volete investire in criptovalute potete utilizzare la piattaforma regolamentata di eToro (clicca qui per attivare un conto demo gratuito).
E’ un broker che può essere utilizzato anche sfruttando la funzionalità di Copy Trading, cosa che permette di copiare le posizioni di altri trader automaticamente. Per attivare un conto sono poi sufficienti 50$ per iniziare subito, oltre al conto demo gratuito.
Per saperne di più sulle criptovalute su eToro vai qui sul sito ufficiale.
Deflussi ETF record: 2 miliardi di dollari in due settimane
Partiamo dal dato probabilmente più eloquente: i flussi degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti. Stando alle rilevazioni di SoSovalue, nella settimana chiusa il 19 maggio i deflussi netti hanno toccato i 979,7 milioni di dollari. Se ci sommi quelli della settimana prima, attestati intorno al miliardo, il conto finale arriva a circa 2 miliardi di dollari di capitali in uscita.

Perché questi numeri contano così tanto? Perché gli ETF spot sono il principale punto di accesso per gli investitori istituzionali e per tutti quei risparmiatori che preferiscono un’esposizione regolamentata a Bitcoin. Quando i deflussi raggiungono questa intensità, vuol dire che una fetta significativa di operatori professionali sta alleggerendo le posizioni sul mercato cripto.
Il fenomeno non è confinato al mercato americano. A Hong Kong, i volumi giornalieri sugli ETF crypto superano raramente qualche milione di dollari, segno di un disinteresse diffuso anche tra gli investitori asiatici. Il Bitcoin Foundation ha confermato nel suo report di maggio 2026 che i flussi netti globali sugli ETF BTC sono ai livelli più bassi degli ultimi sei mesi.
Del resto, già all’inizio di maggio CNBC aveva segnalato come la debolezza della domanda istituzionale rendesse il rally di aprile particolarmente vulnerabile. Un’analisi che, col senno di poi, si è rivelata decisamente profetica.
Cerchiamo con una infografica di fotografare la situazione dei livelli attuali

Infografica: livelli chiave di prezzo Bitcoin e deflussi ETF spot USA — Maggio 2026. .
Indicatori on-chain: segnali contrastanti tra accumulo e debolezza
Se i flussi ETF ci disegnano uno scenario ribassista, i dati on-chain raccontano una storia un po’ diversa, più sfumata. La Realized Cap, cioè il valore complessivo di tutti i Bitcoin calcolato al prezzo dell’ultima transazione, si è stabilizzata intorno a 1.080 miliardi di dollari. È in calo rispetto al picco di 1.120 miliardi, ma non ci sono segnali di capitolazione vera e propria.
Il RHODL Ratio ha invece superato quota 5, toccando il terzo valore più alto nella storia di Bitcoin. Solo nel 2015 e nel 2022 questo indicatore aveva raggiunto livelli superiori. Per chi non lo conoscesse: il RHODL Ratio misura il rapporto tra le UTXO più vecchie e quelle più recenti. Un valore così elevato indica che i detentori di lungo periodo stanno tenendo duro sulle loro posizioni, mentre i nuovi acquirenti scarseggiano.
Accumulo dei long-term holder e funding rate negativi
Una nota positiva arriva dall’offerta detenuta dai cosiddetti long-term holder, cresciuta di oltre 400.000 BTC da febbraio a oggi. Il messaggio è chiaro: una fetta consistente del mercato sta accumulando durante la fase di debolezza, un comportamento che storicamente è tipico delle fasi di bottoming.
C’è però un’ombra da non sottovalutare. I perpetual funding rate sono rimasti profondamente negativi da Febbraio a Maggio, in uno dei periodi più lunghi di questa condizione nella storia recente del mercato. Nella pratica, la maggioranza dei trader sui futures perpetui è posizionata al ribasso, e questo alimenta una pressione short capace di amplificare i movimenti verso il basso.
Livelli tecnici e prospettive: tra 70.000 e 82.400 dollari
Sul fronte dell’analisi tecnica, il mancato superamento della media mobile a 200 giorni a 82.400 dollari è un segnale negativo di peso. Questa media è uno degli indicatori di tendenza di lungo periodo più affidabili: finché il prezzo resta al di sotto, il trend primario è tecnicamente ribassista

Come vediamo dal grafico, il prossimo supporto importante si trova a 70.000 dollari, livello che coincide con il prezzo realizzato on-chain dei trader, cioè il prezzo medio a cui i partecipanti più attivi del mercato hanno comprato i loro Bitcoin. Scendere sotto questa soglia potrebbe scatenare una nuova ondata di liquidazioni e vendite forzate.
Anche il premium di Coinbase, che misura la differenza di prezzo tra Bitcoin sulla piattaforma americana e gli exchange internazionali, è rimasto in territorio negativo durante tutto il rally e la successiva correzione. Un dato che conferma come la domanda statunitense, tradizionalmente il motore dei grandi rialzi di Bitcoin, resti debole.
C’è poi da considerare l’andamento dei Treasury americani che continua a pesare sugli asset rischiosi, Bitcoin incluso. La correlazione inversa tra tassi reali e criptovalute resta un fattore determinante in questa fase. I verbali della Federal Reserve hanno confermato un approccio restrittivo, e questo ha contribuito alla flessione del prezzo.
Conclusioni
Il quadro che emerge dai dati di oggi è quello di un mercato Bitcoin in piena fase di transizione. I deflussi ETF per 2 miliardi di dollari, il Bull Score Index ai minimi e la domanda debole su tutti i principali mercati indicano che il rimbalzo dai minimi di Febbraio ha perso la quella spinta propulsiva che sembrava interessante
Non tutti i segnali vanno nella stessa direzione, però. L’accumulo dei long-term holder, la stabilizzazione della Realized Cap e il RHODL Ratio elevato suggeriscono che non siamo in una fase di capitolazione, ma piuttosto in una zona di consolidamento dove le “mani forti” stanno costruendo posizioni con pazienza.
Il livello da tenere d’occhio è la fascia tra 70.000 e 82.400 dollari. Un superamento deciso della media a 200 giorni potrebbe riattivare un trend rialzista verso i massimi storici; al contrario, una rottura del supporto a 70.000 dollari aprirebbe scenari più negativi, con potenziali discese verso i minimi di febbraio a 60.000 dollari.
E c’è anche la questione Strategy da non sottovalutare.E sono in molti ad aspettarsi nuovi minimi in autunno. Vedremo se questa tendenza sarà confermata.