C’è un record che nessuno voleva battere, eppure eccolo qua. Nei primi cinquanta giorni del 2026, Bitcoin ha perso il 23% del suo valore. Non è mai successo prima, almeno non con queste proporzioni in così poco tempo.
BTC ha aperto l’anno a circa 87.700 dollari, ha perso il 10% a gennaio, e poi un altro 15% in febbraio, toccando minimi intorno ai 59.000-60.000 dollari.
Oggi, le quotazioni oscillano attorno ai 67.000-68.000 dollari, con una perdita del 48% rispetto al massimo storico di 126.100 dollari segnato nell’ottobre 2025.
Quel che rende questo inizio anno davvero insolito non è solo il numero, ma il confronto storico. Bitcoin aveva già vissuto Gennaio pesanti, nel 2015, 2016 e 2018 le perdite erano state simili.

Ma in ciascuno di quei casi, febbraio aveva portato un rimbalzo. Nel 2026, invece, la pressione non ha mollato. Due mesi consecutivi di calo a inizio anno sono qualcosa che non si era mai visto nei libri di storia di BTC.
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Il quadro è più complesso di una semplice correzione. Andiamo come sempre ad analizzare i dati.
Sommario
Tre fattori che hanno trascinato il prezzo al ribasso
La questione dazi
Il primo impulso al ribasso è arrivato in ottobre 2025, quando Trump ha annunciato la minaccia di dazi al 100% sulle importazioni cinesi.
La reazione dei mercati è stata immediata: oltre 18 miliardi di dollari di liquidazioni in pochi giorni sul mercato cripto.
Bitcoin, sempre più correlato ai titoli tecnologici e al NASDAQ, a pagato il prezzo più alto, perché è l’asset che gli investitori istituzionali vendono per primo quando devono fare cassa in fretta.
Kevin Warsh alla Fed: un’Incertezza che pesa
A fine febbraio è arrivato il secondo colpo. Trump ha annunciato la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve.
La notizia ha agitato le acque: un possibile cambio di rotta nella politica monetaria americana, con tutto ciò che questo significa per i tassi e per gli asset rischiosi come Bitcoin. N
on si tratta di certezze, ma i mercati reagiscono all’incertezza, e l’incertezza qui era parecchia.
Gli ETF non hanno fatto il miracolo atteso
C’era molta attesa attorno agli ETF spot su Bitcoin: avrebbero dovuto portare capitali istituzionali massicci e stabilizzare il mercato.
In parte è successo, sopratutto dopo il lancio nel 2024, ma non nella misura che i più ottimisti si aspettavano. In una fase di ribasso, i flussi si sono ridotti e le vendite al dettaglio hanno amplificato la volatilità invece di attutirla.
Il meccanismo è noto: meno volumi, maggiore sensibilità alle notizie negative, reazioni più brusche.
Ecco qual è la situazione attuale:

Come vedete da Novembre 2025 non abbiamo avuto più mesi positivi. Parliamo di continui deflussi da parte degli istituzionali.
Il Fear & Greed Index a 8: paura estrema
Il Crypto Fear & Greed Index si trova attualmente attorno a 14, in territorio di “paura estrema”, ma ha toccato anche 8.
Per capire cosa significa in pratica: è il livello in cui anche chi aveva comprato Bitcoin convinto di tenerlo per anni inizia a chiedersi se non sia il caso di tagliare le perdite. Storicamente, questi momenti hanno spesso coinciso, non sempre, ma spesso con i minimi di ciclo.
Anche Google Trends racconta la stessa storia: le ricerche per “Bitcoin going to zero” hanno raggiunto il picco più alto degli ultimi cinque anni, superando persino i livelli post-FTX del novembre 2022.
Barry Bannister di Stifel ha messo sul tavolo l’ipotesi di un target a 38.000 dollari, che implicherebbe un ribasso del 70% dai massimi storici.
È uno scenario estremo, ma il mercato è nel mezzo di una fase in cui gli scenari estremi vengono presi sul serio.
E quindi non è da escludere che il prezzo di BTC tocchi anche livelli estremi.
Prezzi al ribasso ma gli istituzionali avanzano
C’è una cosa che vale la pena tenere a mente, soprattutto quando il clima è questo: la partecipazione istituzionale non si è fermata.
ETF, treasury aziendali, infrastrutture di custodia, tutto questo ha continuato a crescere durante la correzione.
I grandi operatori non stanno uscendo dal mercato; stanno aspettando, o in qualche caso stanno accumulando.
Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, tra le prime venti in Europa, ha depositato il 17 febbraio alla SEC un Form 13F che rivela 96 milioni di dollari in ETF spot Bitcoin.
Saylor continua ad acquistare con la sua Strategy. Sul fronte degli ETP regolamentati, iShares Digital Assets AG, il braccio europeo di BlackRock ha emesso 340.000 nuovi titoli sul London Stock Exchange.
È un segnale che il mercato ha cambiato natura rispetto al 2018: meno speculativo nel breve, più strutturato nel lungo.
Un minimo storico, ma non la fine della storia
Il peggior avvio di anno nella storia di Bitcoin è un fatto. Fa male, spaventa, e alimenta previsioni catastrofiche.
Ecco la situazione attuale del prezzo di BTC:
- Bitcoin
(BTC) - Price $72,528.00
- Market Cap
$1.45 T
Ma è anche vero che Bitcoin ha già attraversato fasi simili, 2018, 2022 e in entrambi i casi si è ripreso in modo sostanziale. Non è una garanzia che accadrà di nuovo, ma è un dato storico che vale la pena considerare.
Per chi vuole tenere i nervi saldi e ragionare sul mercato senza farsi travolgere dall’emotività, ci sono due segnali chiave da monitorare: il ritorno dei flussi positivi negli ETF e la stabilizzazione della supply di USDT.
Quando questi due indicatori torneranno a muoversi nella direzione giusta, storicamente il mercato ha iniziato a prepararsi per la ripresa.
Nel frattempo, la parola d’ordine è una sola: pazienza.
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