Bitcoin: la Moneta Online che potrebbe scatenare una rivoluzione

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La moneta è una leva importante per l’economia. La si può svalutare, per favorire l’export, la si può rivalutare, per favore le importazioni. Tutte queste azioni, però, sono decise in linea di massima da un organismo superiore, in genere una Banca Centrale. Il valore della moneta è quindi “appannaggio” dei governi e degli organi dirigenti.

Sono in molti a sognare una moneta che non dipenda da una Banca Centrale. Un sogno irrealizzabile? No, anche perché una moneta con questa caratteristica già c’è e si chiama Bitcoin. Una moneta virtuale, utilizzabile solo per i pagamento online.

Bitcoin è nata nel 2009, ma solo negli ultimi tempi ha conquistato una certa popolarità anche oltre i confini degli Stati Uniti, suo paese d’origine. Merito di una citazione in una celebre trasmissione televisiva. Merito, soprattutto, dell’incredibile apprezzamento sulle valute reali che ha “subito” negli ultimi giorni. Un Bitcoin vale adesso 200 dollari (due mesi fa valeva 30 dollari). Apparentemente è una moneta in buona salite, che gode di una certa liquidità. “In giro” ci sono Bitcoin per un valore totale di un miliardo di dollari.

Perché Bitcoin piace? Innanzitutto, l’apprezzamento degli ultimi due mesi è stato causato soprattutto dai fatti di Cipro. Questi hanno dimostrato che investire in euro è pericoloso. Come è pericoloso, in un certo senso, investire in dollari: il Quantitative Easing messo in atto dalla Federal Reserve pone in essere una possibilità di svalutazione della moneta che non farebbe al caso di chi intende comprare all’estero. E quindi Bitcoin sta dilagando.

Il motivo di questa preferenza rispetto al dollaro e all’euro è rintracciabile nella sua stabilità. Le monete possono, in linea teorica, oscillare tra un’iper-svalutazione e un’iper-valutazione perché infinito è, sempre in linea teorica, la quantità di moneta che una Banca centrale può immettere nel sistema. Bitcoin non concepisce questa possibilità. Bitcoin non è regolata da una Banca centrale, non c’è nessuno che decide di svalutare e valutare, è tutto appannaggio degli individui che “da soli” (con comportamenti collettivi di vendita e acquisto della moneta) influenzano il valoro. Inoltre, chi ha inventato Bitcoin ha impostato un limite di liquidità: 21 milioni di pezzi entro il 2030. Il ché, tradotto in dollari secondo il cambio attuale, significa 4,2 miliardi di dollari in Bitcoin in circolazione.

Come già anticipato, non esiste una Banca Centrale che gestisca questa moneta virtuale. La concessione del denaro è gestita da un software che si basa sul processi di mining (dall’inglese: estrazione). Il sistema è simile a quello del peer to peer. Non esiste un nodo centrale, semplicemente i computer accesi con il software in esecuzione diventano essi stessi nodi. Il software produce e immette moneta a ogni singolo account in quantità casuali.

Bitcoin è sicuro? In quattro anni nessuno è mai riuscito a falsificare un solo pezzo di Bitcoin. Questo perché ogni singolo pezzo è crittografato con una codice alfanumerico corrispondente al suo possessore. In caso di transazione, il compratore concede, utilizzando una sua password, la riscrittura del codice (il codice sarà quello del venditore ovviamente). E’ impossibile falsificare ed è impossibile rubare anche un solo Bitcoin, perché è come se ci fosse su ogni banconota la firma del suo possessore.

Alcuni analisti, però, considerano Bitcoin il terreno più fertile per una bolla speculativa. E proprio per il motivo che ne sostanzia l’appetibilità: l’assenza di una “mente”, a mo’ di Banca Centrale, che gestisca le emergenze. Se questa moneta virtuale subisse un processo di svalutazione incredibile, non ci sarebbe alcuna soluzione, poiché non esiste un organismo centrale che possa intervenire sul valore della moneta.