Bitcoin: metodi di acquisizione e capitolo tasse

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Il Bitcoin rappresenta un fenomeno in grande ascesa. Si tratta della prima moneta virtuale della storia dell’uomo che si è rivelata in grado di competere con le monete tradizionali. Questa affermazione è dimostrata dal fatto che nel corso degli anni il bitcoin si è rivalutato grandemente, fino a raggiungere delle cifre incredibili.

Sono tantissimi, oggi, a richiedere i bitcoin. Com’è possibile acquisirli?

A onor di cronaca, occorre specificare che in Italia non esiste una normativa che regoli questo tipo di monete. Ciò è comprensibile: non è mai esistito niente della portata del bitcoin. Questo fa sì che siano legali entrambi i metodi di acquisizione oggi conosciuti.

Il primo metodo è semplice: comprare. Un bitcoin costa oggi 660 euro (qualche anno costava otto volte di meno) quindi si tratta di un metodo assai costoso. La prospettiva è però rialzista – il bitcoin si rivaluterà – sicché questa soluzione è praticata da molti.

Acquistare Bitcoin non è difficile ma è piuttosto laborioso. Non è possibile farlo in modo diretto: se avete degli euro, non potete spenderli per acquisire – in un’unica soluzione – i bitcoin. Occorre creare un portafoglio sul software WirWox, acquistare una moneta virtuale di passaggio e riconosciuta legalmente (come SLL di Second Life) e poi con quest’ultima comprare i bitcoin.

Il secondo metodo è un po’ meno convenzionale ma altrettanto utile, seppur diversissimo: il mining. Questa parola in italiano può essere resa con il verbo “minare”, e in effetti il tutto assomiglia al minatore che c’era l’oro in una miniera.

Il meccanismo di questo metodo deriva dal modo in cui i bitcoin “nascono” o, per meglio dire, vengono emessi. Ogni “pezzo” è legato a un algoritmo, come se fosse una sorta di firma. Chi ha l’algoritmo, ha il bitcoin corrispondente. Ricavare l’algoritmo, vuol dire acquisire moneta. Esistono programmi ad hoc per ricercare il codice, il più importante dei quali è GuiMiner.

Con un solo PC, che per ovvie ragioni ha una potenza di calcolo limitata, è difficile fare del mining efficace. Per questo esistono gruppi in cui vari individui riuniscono le rispettive potenze di calcolo (quelle dei loro pc ovviamente) per riuscire a ricavare qualche spicciolo.

Molti, infine, si chiedono quante tasse occorre pagare se si possiedono bitcoin o se si commercia con essi. La risposta è: nessuna. La moneta virtuale, infatti, staziona attualmente in un clamoroso buco normativo.

Per tutti i buoni di cuori, però, esiste un modo, ma che coinvolge solamente le compravendite. Il cittadino, in questo caso, deve semplicemente dichiarare le somme “protagoniste” degli scambi realizzati. Farlo è abbastanza facile.

E’ sufficiente riempire il Modulo RW, offerto dalle Agenzie delle Entrate, che è poi quello che viene utilizzato per dichiarare gli investimento verso l’estero. Il cittadino deve riportare la somma tradotta in euro e il gioco è fatto. Il problema è che il cambio non è chiaro e, soprattutto, non è ufficiale. L’Agenzia delle Entrate non lo fornisce perché non riconosce il bitcoin.