Bitcoin e le donne: americana aveva finanziato Isis e italiana ingaggiato Killer contro fidanzato

Dopo essere stato dapprima roba per Nerd, poi per investitori più attenti, ora la prima criptovaluta lanciata nel 2009 dal misterioso Satoshi Nakamoto, il Bitcoin, è sopra la bocca di tutti. Telegiornali e giornali non possono fare a meno di parlarne, alla luce del valore che raggiunge di volta in volta. Dopo aver sfondato quota 18mila, è sceso di qualche dollaro e nel momento in cui vi scriviamo è a quota 15mila. Ma riportare il prezzo del Bitcoin è fuorviante, in quanto cambia continuamente. Ricordiamo che Bitcoin è nata con lo scopo di creare un sistema monetario decentralizzato, nel quale il mining sia nelle mani di utenti sparsi per il Mondo e non in quelle di una Banca centrale. Il Bitcoin ha così dato il via al mondo delle criptovalute, alcune delle quali sono nate proprio per superarne i limiti.

La vera rivoluzione però del Bitcoin è la Blockchain su cui si basa. Un sistema crittografato nel quale avvengono dei blocchi, costituiti da lunghi codici. Ogni blocco viene processato mediamente in 10 minuti e viaggia su 1 Mb. E’ ’stato anche fissato un tetto limite di Bitcoin in circolazione: 21 milioni. Il mining di Bitcoin avviene tramite la risoluzione di calcoli matematici. Ma è diventato molto difficile e sconsigliato, tanto che ormai si stanno creando dei monopoli per questo scopo (i mining pool). E’ anche vero che il suo prezzo ha preso a lievitare dopo che la Borsa di Chicago, ha iniziato a trattare futures sui Bitcoin. Una importante riconoscimento. Inoltre, sembra che anche Cina e Russia dal 2018 decideranno di renderla legale.

Questa criptovaluta viene vista con sospetto dai governi centrali poiché sospettata anche di dare vita al riciclaggio di denaro sporco, alla compravendita di armi e al finanziamento criptato di gruppi terroristici. E proprio di ciò viene accusata una donna newyorkese. Fino all’arresto voluto dalla procura, ai danni di Zoobia Shanhaz, una 27enne residente a Brooklyn.

Sommario

Donna accusata di aver finanziato Isis

Secondo l’accusa, tra il marzo e il luglio di quest’anno la donna ha ottenuto alcune carte di credito e un prestito bancario di 85mila dollari per acquistare dei bitcoin, usati in seguito per finanziare l’Isis. La transazione illecita è avvenuta attraverso società fantasma create in Pakistan, Cina e Turchia con destinazione finale il sedicente stato islamico. Peraltro, sembra che la donna lo scorso luglio abbia tentato il trasferimento in Siria, come noto il Paese fulcro dell’organizzazione islamista, ma è stata fermata all’aeroporto Jfk di New York. Ora Zoobia Shanhaz rischia una pesante condanna: fino a trent’anni di reclusione.

Italiana ingaggia killer per uccidere marito e lo paga in bitcoin

Ma oltre a notizie di economia e di cronaca, il Bitcoin dà anche vita a notizie di colore. Seppur sfioranti la cronaca. Una donna italiana, 58enne che si trova in Danimarca, per liberarsi del suo fidanzato ha ingaggiato online un killer professionista offrendogli la paga proprio in bitcoin. L’uomo però è stato fortunato: il killer – o sedicente tale – avrebbe incassato la somma, ma senza poi accettare l´offerta di eliminare la vittima predestinata. Quella che sembra una notizia tipica da Lercio, simpatico sito che si prende beffa delle bufale che girano sul web creandone satiricamente di proprie, è in realtà una storia vera riportata anche da LaRepubblica.

Scoperta a seguito delle indagini, effettuate anche online dalla polizia, la donna è stata processata e condannata a una pena di sei anni di reclusione. Dunque, dopo il danno, la beffa. Si sa solo che la donna viva da 30 anni in Danimarca ma non si sa cosa l’abbia spinta al folle criptogesto. L’uomo, di cui non è stata resa nota la generalità, era presente nell’aula del tribunale danese al momento della lettura della sentenza. E le cronache dicono che abbia pure scambiato qualche parola con lei, rincuorato probabilmente dallo scampato pericolo.

Questo è di fatto il primo caso di omicidio a pagamento, o tentato, retribuito con la valuta virtuale. Almeno tra quelli giunti all’onore delle cronache nere. La cifra offerta dalla donna è di 4,1 bitcoin, pari a circa quattromila dollari. La donna, sapendo che si tratta di una criptovaluta che sfugge ai tradizionali canali bancari, sperava che tutto rimanesse appunto criptato. Ed invece non ha fatto i conti con i celeberrimi cybercommissari della polizia danese, quelli di cui giallisti di fama mondiale come Jussi Adler Olsen narrano le gesta. Si pensi alle avventure del commissario Morck e dei suoi due assistenti. Un trio di superesperti di internet.

Dopo aver scontato la pena, la mancata omicida italiana sarà anche espulsa dal Paese e magari potrà fare mesto ritorno in Italia. Ma gli è andata più che bene, con soli sei anni di reclusione. In pieno stile danese, che prevede una giurisdizione abbastanza magnanima.

Bitcoin, per Julian Assange è nuovo Occupy Wall Street

Ma mettendo la cronaca a parte, l’Associazione sudcoreana dei blockchain ha annunciato nuove misure al fine di implementare la trasparenza degli scambi nella criptovaluta. In questo modo, gli utenti potranno comprare e vendere bitcoin solo dopo che la loro identità sia stata confermata mediante istituzioni finanziarie tradizionali come le banche. La Corea del Sud è uno dei pochi Paesi ad aver riconosciuto i Bitcoin e di fatti, essendo un paese notoriamente incline alle tecnologie (come dimostrano colossi come Lg e Samsung), famiglie e studenti sono stati contagiati dalla criptovaluta. Cercando di scaricare app per trarre profitti facili con la moneta digitale.

Ma oltre a fare il suo debutto al Cboe e al Cme di Chicago, il Bitcoin incassa anche il riconoscimento di Julian Assange. Il fondatore del sito Wikileaks – che ha scoperchiato tante magagne dei potenti e per questo su di lui pesa un fantomatico mandato di arresto ed è per questo rifugiato nell’ambasciata di Londra dell’Ecuador dal giugno 2012 – ha affermato tramite un tweet in data 15 dicembre, che il bitcoin è il nuovo Occupy Wall Street. Il movimento nato nel 2011 quando la grande crisi della finanza era in corso. Proprio per contestare gli abusi della finanza mondiale.

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