Bitcoin e keyword economiche: quali sono le più cercate su Google nel 2017

Quali sono state le parole economiche più cercate su Google? Il 2017 è ormai concluso e come per tutti gli anni, è tempo di bilanci. E così si ricordano i principali fatti di cronaca, i principali eventi sportivi, le morti Vip, si fanno bilanci personali, si calcola quali sono stati i video più visti su Youtube e anche le Keyword più ricercate su Google. Noi, ovviamente, ci occuperemo di quelle economiche. Quali sono state le parole economiche più cercate del 2017?

Keyword economiche più digitate nel 2017 su Google: cresce interesse per mercati finanziari

Inutile dire che nell’elenco c’è il Bitcoin, criptovaluta lanciata nel 2009 dal misterioso Satoshi Nakamoto, che ha fatto parlare di sé in quanto da gennaio a dicembre 2017 ha registrato una cavalcata nel suo valore. Macinando record e sfiorando i 20mila dollari. Ma non solo Bitcoin. I dati sono stati estrapolati per mano di Bloomberg da Alphabet, che a sua volta ha compilato i ranking di tutte le parole e i termini più utilizzati in contesti economici e di mercato. Per la prima volta, i cyberutenti hanno fatto registrare un crescente interesse nei confronti dei mercati finanziari. Proprio perché il boom di Bitcoin sta facendo avvicinare anche persone che solitamente non si interessano di queste tematiche. Proprio perché questo asset ha un fascino tecnologico, che si aggiunge ovviamente alle ottime opportunità di guadagno.

Il che però è anche pericoloso, proprio perché stanno aumentando gli avventurieri, ossia persone che si affidano a piattaforme che millantano facili guadagni ma che poi alla fine hanno il solo scopo di fregarsi i soldi caricati in buona fede dall’utente sul conto per iscriversi. Non a caso, noi di Webeconomia innumerevoli volte abbiamo raccomandato nel corso di quest’anno, e continueremo a farlo, di affidarsi solo a piattaforme accreditate e dotate di regolare licenze. E questo vale tanto per i Broker (piattaforme per svolgere il trading online) quanto per gli Exchange (dove scambiare criptovalute in maniera completamente digitale). Un fenomeno negativo si sta verificando già in Corea del sud, dove è letteralmente esplosa la febbre del Bitcoin. Che ormai affligge tanto i padri di famiglia quanto i giovanissimi. Con la conseguenza che molti stanno scaricando app su smartphone o tablet illudendosi di poter trarre facili guadagni. E si sa, la Corea del sud è particolarmente incline alle tecnologie. Basta considerare che da lì provengono colossi come Samsung e Lg.

Ma non solo il mercato finanziario, le parole economiche più digitate del 2017 su Google sono anche altre. Che vediamo di seguito.

Keywod economiche più cercate su Google 2017: Bolla

Stando ai dati diramati dal magazine economico Bloomberg e Google, tra gli argomenti economici più cercati nel 2017 c’è stato sicuramente il termine “bolla”. Gli utenti hanno cercato i titoli più economici e quelli più costosi sul mercato; hanno chiesto consigli a Google sugli investimenti in azioni, ma anche sulla fattibilità dell’acquisto di oro e obbligazioni.

Ecco perché dicevamo prima che è cresciuta l’attenzione per i mercati finanziari. Ogni titolo ricercato è stato accompagnato dalle seguenti Keywords:

  • “bolla”
  • “economico”
  • “costoso”
  • “comprare”
  • “economico”

Altri 2 termini legati al mercato finanziario sono:

  • MSCI All Country World Index
  • Oro

Keyword economiche più cercate su Google 2017: Bitcoin

Tra le parole economiche più cercate su Google nel 2017 non poteva mancare, per le ragioni suddette, il Bitcoin. Tra le parole legate al Bitcoin più cercate troviamo:

  • Cos’è Bitcoin
  • Bitcoin è una bolla speculativa?
  • Come investire in Bitcoin?
  • Come comprare Bitcoin

Dunque, ci si interessa sempre più del Bitcoin. Sebbene occorra anche aggiungere che sono diverse le criptovalute che hanno fatto registrare un discreto andamento. Anche se non paragonabile alla prima criptovaluta lanciata. Pensiamo ad Ethereum, Ripple, Monero, Bitcoin Cash, Litecoin, Nem, Dash.

Per quanti ancora non lo sapessero, ricordiamo che il Bitcoin è una criptovaluta lanciata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Pseudonimo dietro cui si nasconde (o per alcuni si nascondono) il creatore della criptomoneta. In questi anni sono state tante le ipotesi su chi potesse essere, qualcuno si è anche auto-proclamato l’autore del Bitcoin, per poi fare retromarcia. Alcuni articoli hanno invece avanzato l’ipotesi che Satoshi Nakamoto non sia uno pseudonimo ma il nome reale del creatore della criptomoneta. Altri che dietro Satoshi Nakamoto si nasconda un gruppo di lavoro, data la complessità alla base del Bitcoin. Difficilmente partorita da una sola persona.

L’idea del Bitcoin è quella di creare un sistema economico parallelo a quello tradizionale, decentralizzato e svincolato dai poteri centrali. Decentralizzato significa che siano gli stessi utenti (chiamati in gergo miners, proprio traducibile in minatori) a generare monete dai loro terminali. Ma anche svincolato, in quanto sfugge dal controllo decisorio e speculativo di banche e governi centrali. La vera rivoluzione del Bitcoin è però a detta di molti il sistema Blockchain, che può essere utilizzato anche per altri scopi. Come la produzione di smart contracts, vale a dire contratti digitali utilizzabili per vari scopi commerciali (a lanciarli è stato per primo Ethereum, la criptovaluta creata nel 2014 dal 19enne russo Vitalik Buterin) o lo scambio di valute senza passare per il dollaro e con basse commissioni (come fa Ripple, già adottata da quasi una ventina di Banche).

Le caratteristiche del Bitcoin sono però venute meno nel tempo. Minare bitcoin è diventato sempre più difficile e per farlo serve una corrente elettrica continua e sistemi informatici complessi. Di fatto, sono nati dei mining pool, ovvero monopoli anche per questa criptovaluta. Altro fattore criticato è la lentezza con cui avvengono i blocchi, che richiedono più fasi di verifica. Due fattori questi che hanno portato alla nascita di un nuovo progetto da parte degli sviluppatori fuoriusciti: Bitcoin Cash. Diventata peraltro presto una delle più translate tra le criptovalute.

La rete su cui poggia Bitcoin è crittografata tramite tecnologia peer-to-peer (tecnologia utilizzata anche da WhatsApp e Torrent). Importante nel sistema Bitcoin risultano le chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche sono associate agli indirizzi dei trasferimenti, mentre la chiave privata serve ad autorizzare solo il proprietario di una determinata quota a spendere quella quota stessa. Questo sistema si chiama Blockchain, il cui nucleo centrale è l’enorme distribuzione del database, il quale consente non solo una trasparenza impeccabile, ma anche, attraverso il sistema delle verifiche succitato, il corretto funzionamento della moneta. Le informazioni che contengono tutte le transazioni sono divise per blocchi, che devono essere risolti dalla comunità attraverso il succitato mining.

Ogni blocco vede associata ad esso una chiave di validazione crittografica; la quale, una volta risolta, viene registrata. Il compenso dei minatori deriva proprio dalla ricompensa per aver risolto una complessa operazione. Ed essa consiste in una quota di Bitcoin. I Bitcoin massimi estratti dovranno essere 21 milioni.

Parole chiavi più digitate nel 2017: tanta Bolla

Il fatto che i mercati finanziari interessino sempre più i cyberutenti, ha portato di riflesso a cercare un altro termine su Google: Bolla. Come visto, il termine bolla è stato sovente affiancato a quello di Bitcoin, dato che, più cresceva esponenzialmente il suo prezzo, più si era portati a pensare che si trattasse di una bolla finanziaria. Come quella dei tulipani olandesi del 1637 o dei dot-com di fine anni ‘90 (dove però sono nati anche colossi come Amazon). Intanto però il Bitcoin ha continuato a crescere, sfondando quota 19mila dollari per poi trovare resistenza e mantenersi stabile sui 15mila dollari. Una base di partenza importante per il 2018.

Il termine bolla è stato però utilizzato anche per cercare la più classica “bolla immobiliare”. Alcuni mercati hanno preoccupato più degli altri nel corso dell’anno e dalle ricerche è emerso un crescente interesse nei confronti dell’immobiliare di Toronto, in Canada. Anche la Svezia ha però suscitato i dubbi dei curiosi.

Parole economiche più cliccate Google 2017: Congresso partito comunista cinese

Una volta si diceva: la Cina è vicina. La Cina ormai è arrivata, coi suoi soldi, il suo strapotere finanziario, tessuto minuziosamente per decenni. Con il lavoro instancabile, il senso del dovere, l’autoritarismo di una dittatura che lascia poco spazio alla concertazione e molto alla progettualità concreta. La Cina che inquina, distrugge villaggi, calpesta diritti civili e politici, ma che cresce economicamente, fino a diventare la prima potenza economica del Mondo. E la cosa è tangibile, anche nelle nostre città. Sono sempre più gli store cinesi che sorgono laddove c’erano negozi o centri commerciali gestiti da italiani. Vendono di tutto (per ora tranne alimenti e farmaci) e sono sempre aperti. Così anche il termine Cina è stato molto digitato, nonché “Congresso Partito comunista cinese”. Chi lo avrebbe mai detto, almeno fino a qualche anno fa. Le cose cinesi ci apparivano così distanti, disinteressanti, perché scontate e legate ad un mondo così differente dal nostro. Oggi no. La Cina fa parte della nostra economia, e in tanti se ne sono accorti soprattutto da quanto due imperi finanziari hanno rilevato due dei tre club di calcio più titolati d’Italia: Inter e Milan.

Anzi, gli italiani cominciano ad interessarsi pure delle decisioni del governo cinese, sono preoccupati da eventuali possibili strette sugli investimenti nei Paesi esteri. Perché potrebbero ledere il futuro della propria squadra del cuore. Ma la Cina in Italia controlla in realtà già tanto. Al punto che sembra quasi che ci interessi più quello che decide il loro Congresso del partito comunista anziché il nostro Parlamento…

La Cina è entrata appieno nelle nostre vite e lo dimostra pure la diffusione di uno smartphone come Huawei. Il cui titolo di terzo incomodo tra Apple e Samsung gli sta pure stresso. Negli ultimi anni ha lanciato prodotti di qualità a prezzi inferiori mediamente di 200 euro rispetto alla concorrenza. Si pensi al Mate o alla linea P. Che non hanno nulla da invidiare ad iPhone e la linea S del colosso coreano. Certo, Huawei sembra prendere in prestito le idee di questi due marchi e mixarli. Ma lo fa così bene e a basso costo, che i suoi telefoni impazzano sempre più sul mercato.

Il 19mo Congresso del PCC è stato aperto da un discorso di 3 ore e passa del Presidente in carica Xi Jinping, il quale ha descritto la storia cinese dal 1949 a oggi in due periodi: un primo trentennio che coincide con la presa del potere da parte del Partito guidato da Mao Zedong, il quale ha finalmente posto fine alle invasioni straniere in terra cinese, alla guerra civile e alla subalternità al Giappone. E il trentennio successivo, partito dal 1976, costituito dalle aperture economiche di Deng Xiaoping. Che hanno portato alla Cina rampante di oggi. Insomma, la sintesi del suo discorso è: se Mao ha reso la Cina indipendente, Deng l’ha resa ricca.

Ma la Cina non vuole fermarsi qui e ora Xi Jinping apre ad una Nuova era. In cosa consiste? Sul piano interno dell’orizzonte culturale, due delle formule più appariscenti sembrano “Shuāng Yiliù”, traducibile in “Doppia iniziativa di prima classe”, un progetto che punta a trasformare un folto gruppo di università cinesi in atenei di eccellenza a livello globale, e “Wénhuà zìxìn”, cioè “Sicurezza Culturale”, il richiamo rivolto a pensatori e artisti per veicolare valori cinesi nelle loro opere. Ciò significa che la Cina non vuole più esportare merci a prezzi stracciati, ma anche libri, film opere di intrattenimento. Ovvero, diffondere la sua cultura nel Mondo.

L’offensiva economica coincide con il piano “Zhōngguò zhìzào 2025″, ossia “Made in China 2025″, con il quale bisogna realizzare il sogno ultradecennale di staccare la produzione cinese dal basso costo proiettandola verso fasce di consumo più alte, sia per rafforzare il mercato interno che per l’export. Le parole chiave dell’industria cinese 3.0 diventano quindi “Spirito dell’Artigiano” e “Talento innovativo e imprenditoriale”, da conciliare però con una leadership che non si sta mostrando esattamente disposta a lasciare briglie sciolte agli ‘animal spirits’ dei capitalisti più spregiudicati. L’amministrazione Xi Jinping in questi 5 anni di carica, ha dichiarato guerra ai furbetti, infatti sono spariti dalla circolazione imprenditori come Xiao Jianhua e Wu Xiaohui, ormai da mesi.

Ma la Cina non vuole trascurare il settore militare: l’Esercito Popolare di Liberazione. Formule come “Jiān-20 zhàndòujī” (“J-20 Stealth Fighter”) e “Guóchǎn hángmǔ” (“Portaerei costruita in patria”), e soprattutto la consacrazione della supremazia del Partito sull’esercito espressa nello stesso Statuto, indicano come la modernizzazione delle forze armate decisa da Xi Jinping passa attraverso una riduzione del loro ruolo nell’economia e un aumento delle sue capacità di proiezione. Forse la Cina vuole iniziare anche ad avere un ruolo interventista in giro per il Mondo, soffiando anche in ciò la supremazia americana. E non è forse un caso l’apertura di una base cinese a Gibuti, nel Corno d’Africa.

Inoltre, sempre in tema di politica estera, la Cina si sta mostrando sempre meno disposta a coprire i capricci del paffuto dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, che mostra ancora, malgrado la giovane età, un modus operandi del ‘900. Che la Cina 3.0 vuole lasciarsi alle spalle e ritiene un peso imbarazzante. Anche nei confronti degli Usa la Cina sembra più disponibile, malgrado i tweet passati del Tycoon Trump prima e subito dopo aver vinto le elezioni diretti proprio alla tigre asiatica.

La Cina in occasione del 19mo Congresso, ha fatto emergere un’altra parola chiave: “Via della Seta Marittima del Ventunesimo Secolo”. Che segna l’intento della Cina di essere anche più presente sui sette mari.

Infrastrutture, rotte, linee di trasporto e di comunicazione capaci di muovere merci e anche di aumentare la sfera d’influenza cinese in giro per il pianeta: è quello che sta avvenendo a Gibuti, nel porto pakistano di Gwadar e nel Pireo di Atene, ma anche – in maniera decisamente più sinistra, secondo i media locali – nel quadrante dell’Australasia, dove le autorità australiane avrebbero individuato la mano di Pechino dietro i finanziamenti concessi a politici nazionali da due uomini d’affari di origine cinese come Huang Xiangmo e Chau Chak Wing , in cambio di una posizione morbida sugli interessi del Dragone nel Mar Cinese Meridionale. Preoccupazioni simili sono state espresse in Nuova Zelanda, che condivide con l’Australia una normativa molto rilassata sui finanziamenti politici provenienti dall’estero.

Nella Nuova era cinese tracciata da Xi Jinping sarà forse più giusto parlare di “Compagnie Cinesi d’Occidente”.

Parole chiave economiche più cliccate su Google nel 2017: Brexit e Catalexit

Da quando nel giugno 2016 si è consumata la vittoria del Sì al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la parola Brexit non è mai passata di moda. E anche in tutto il 2017 ha continuato ad essere ricercata. Del resto, sono tanti gli europei interessati dalle vicende legate alla Brexit. Soprattutto quanti si apprestavano a fare una vacanza lì, ci lavorano o hanno pensato di trasferirsi. E così hanno cercato di capire cosa cambia per il costo dei biglietti, della vita, per le norme sanitarie, i diritti contrattuali. La Brexit si sta consumando a poco a poco, ma non sembra sarà così drammatica come ci avevano detto. O forse, le decisioni più dure non sono ancora state prese. La vittoria della Brexit è stata inaspettata, anche forse per gli stessi promotori. Un po’ come quella di Trump alla Casa Bianca qualche mese dopo. A riprova che ormai gli elettori sono una scheggia impazzita, scazzati, pronti a far sentire la loro voce.

In realtà in Italia abbiamo avuto qualcosa di simile già nel 2013, quando, in un Paese moderato ed ingessato come il nostro, il M5S ha preso a sorpresa il 25%. E alle prossime politiche che si terranno il 4 marzo 2018, potrebbe raggiungere il 40%.

In realtà anche la questione Catalana, ribattezzata Catalexit, ha suscitato un buon interesse. Ma legato solo ai primi giorni della vittoria del referendum. In fondo, stiamo parlando solo di una regione di un Paese, seppur turisticamente molto attrattiva e industrialmente la più sviluppata della Spagna (e non a caso reclama l’indipendenza).

Keywords economiche più digitate su Google nel 2017: i titoli tech

Negli Usa, tra le parole economiche più digitate nel 2017, impazzano i titoli tech. I cosiddetti “FAANG” legati a colossi come Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet sono emersi come i più cercati, ma l’interesse è risultato alto per l’intero settore.

Keywords economiche più cercate nel 2017: India

Anche un’altra superpotenza in forte ascesa ha interessato i cybernauti: l’India. Soprattutto dopo l’abolizione del contante decisa da Modi e dopo l’innalzamento del rating sul debito sovrano operato da Moody’s. Secondo alcune stime, l’India entro il 2030 sarà la seconda superpotenza mondiale, dopo appunto la Cina. Relegando gli Usa al terzo posto. E in virtù di ciò, l’interesse verso questo Paese, un tempo conosciuto alla massa solo per l’impegno pacifista di Gandhi, i tappeti, le avventure di Sandokan e la disavventura dei due Marò, crescerà sempre più.

 

 

 

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY