Bitcoin: JP Morgan lo svaluta ma poi lo acquista

E’ proprio il caso di dire: chi disprezza vuol comprare. E’ quanto accaduto in questi giorni col Bitcoin, la criptovaluta più importante. Il suo prezzo è crollato la scorsa settimana a causa delle parole tuonanti di JP Morgan. O, più precisamente, a causa del suo amministratore delegato Jamie Dimon che l’ha definita praticamente una truffa. L’ha paragonata senza mezzi termini alla bolla dei tulipani che si consumò in Olanda nel 1500 secolo, aggiungendo che avrebbe licenziato in tronco chi tra i membri della sua società avrebbe fatto trading su Bitcoin. Definendo tale attività contro le regole, nonché da stupidi.

Il mercato, si sa, è molto sensibile. E le parole di Jamie Dimon di JP Morgan riguardo il Bitcoin – a cui occorre le sommare notizie provenienti dalla Cina di una possibile messa fuorilegge di tutte le transazioni effettuate tramite le criptovaluta, dopo quella delle ICO – hanno avuto come immediato effetto il crollo dei prezzi. E allora perché poi JP Morgan ha fatto la sua irruzione sul mercato per acquistare proprio i Bitcoin?! Cerchiamo di capirlo di seguito.

>>> Ti interessa investire in Bitcoin? Ora puoi farlo grazie ad eToro. CLICCA QUI <<<

Sommario

Cosa ha detto Jamie Dimon su Bitcoin

Ecco cosa ha detto Jamie Dimon, CEO di JP Morgan nel corso della conferenza Delivering Alpha. Li ha definiti una truffa, una cosa irreale, che alla fine sarà chiusa. Con ciò non vuole spingere le persone a vendere in fretta i bitcoin prima che perdano valore. Dice che la stessa figlia ha acquistato bitcoin e ora si crede un genio. Mette poi in guardia sui possibili rischi legati a quella che potrebbe rivelarsi come una nuova bolla speculativa pronta ad esplodere, proprio come accadde coi bulbi di Tulipano in Olanda nel 1500. Poi la previsione apocalittica: “Non finirà bene. Qualcuno sta per essere eliminato”. Motivo? Le valute hanno un supporto legale e il bitcoin esploderà.

Ma cos’è la bolla dei bulbi? Nella seconda metà del XVI secolo, i bulbi di tulipano iniziarono ad essere esportati dalla Turchia in Europa, e l’Olanda fu il paese che per primo promosse la loro diffusione. Per poi coltivarli alla fine del secolo. Le varietà meno comuni di bulbo furono immediatamente considerate come merce di lusso, molto desiderate dalla borghesia e dai ricchi mercanti. Si scatenò così una “mania dei tulipani”, dato che venivano commercializzati a prezzi crescenti alla borsa valori di Amsterdam e nelle aste delle varie città olandesi. Il bulbo del tulipano divenne così un solido investimento, poiché considerato il fiore del futuro. Una sorta di moderno future. Il tutto fu alimentato anche dal fatto che l’Olanda all’epoca era in grande espansione commerciale. E così i fioristi finirono per prenotarli in anticipo ai contadini mediante l’utilizzo di contratti con prezzi fissati ex-ante da onorare a scadenza. Più che il bulbo, si negoziava “il diritto al bulbo”. E la febbre da bulbo salì al punto che alcuni arrivarono a vendere immobili per poter acquistare i diritti sui bulbi più grandi e pregiati.

Ma la corsa al bulbo si frenò bruscamente quando un’asta ad Arleem andò deserta. Si innescò così un effetto contrario e così chi aveva acquistato attraverso i contratti (futures) i bulbi (i fioristi) si ritrovò vincolato contrattualmente a pagarli una cifra notevolmente più elevata rispetto ai prezzi reali del momento. Si arrivò così alla decisione di trasformarli da futures ad opzioni, così che chi li possedeva non era più obbligato a pagarli alla scadenza, pagando così solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito. Tale evento è considerato il primo crack finanziario della storia. E purtroppo non è servito da lezione.

Poi si è riferito ai suoi dipendenti, dicendo che non esiterebbe un attimo a licenziare un suo dipendente che effettua transazioni in Bitcoin. E ciò per 2 motivi: perché è contrario alle regole di JP Morgan Chase e perché sarebbero stupidi nel farlo.

Gli esperti ritengono che la sparata del Ceo di JP Morgan Chase sono un effetto dell’atteggiamento sempre più benevolo nei confronti della più rinomata tra le criptovalute da parte di alcuni personaggi influenti di Wall Street. Ma è anche vero che Jamie Dimon dimentica quanto combinato proprio da JP Morgan con i subprime. Un disastro di cui paghiamo ancora le conseguenze a quasi 10 anni di distanza.

Contrordine compagni: JP Morgan acquista Bitcoin

Ma come da titolo di un bel film anni ‘90 con Jack Nicholson: Qualcosa è cambiato. Venerdì 15 settembre, malgrado i paroloni di Jamie Dimon di qualche giorno prima appena, JP Morgan ha iniziato ad acquistare Bitcoin tramite XBT, un Exchange Traded Note quotato sulla Borsa di Stoccolma. Peraltro ad un prezzo di largamente inferiore rispetto alle sessioni precedenti. Questo ETN è un vero e proprio strumento finanziario che replica l’andamento del sottostante sul cambio Bitcoin dollaro USA. JP Morgan Securities è risultata essere tra i principali acquirenti di ETN, seguita da Morgan Stanley per un totale di 3 milioni di euro in Bitcoin. Alla faccia dei bulbi e degli stupidi!

Occorre dunque capire cosa succederà all’interno di JP Morgan. Davvero Dimon licenzierà i suoi collaboratori? O darà egli stesso le dimissioni? O, ancora, è stata tutta una strategia per far scendere il prezzo dei bitcoin e renderli più agevoli all’acquisto?

Bitcoin: bolla in arrivo?

Riguardo al futuro dei bitcoin, resta da capire se siamo di fronte ad una bolla pronta a scoppiare oppure il prezzo della criptovaluta continuerà a salire. Malgrado le minacce provenienti dalla Cina. Stando alle stime di Tom Lee di Fundstrat, nel breve periodo i bitcoin arriveranno sui 6mila euro, mentre nel lungo periodo a 25mila. il target di breve periodo si aggira intorno ai 6.000 dollari, mentre quello di lungo periodo potrebbe aggirarsi sui $25.000. Pertanto, anche se il Bitcoin incassa di tanto in tanto parole poco lusinghiere da qualche addetto ai lavori, si sta sempre più consolidando come asset sempre più necessario.

>>> Ti interessa investire in Bitcoin? Ora puoi farlo grazie ad eToro. CLICCA QUI <<<

JP Morgan: una storia non proprio irreprensibile

JP Morgan Chase & Co. è una società finanziaria con sede a New York, ed è leader nei servizi finanziari globali. Serve infatti più di 90 milioni di clienti in tutto il mondo. La sua storia è iniziata nel 1799, sebbene nel corso di questi due e passa secoli abbia cambiato spesso pelle a colpi di acquisizioni. Una storia con non poche macchie, specie negli anni recenti. Il primo settembre 2011 la procura di New York ha denunciato per frode Bear Stearns e Emc Mortgage per la truffa dei mutui subprime. I danni furono ingenti: Fannie Mae e Freddie Mac persero in totale più di 30 miliardi nel 2008. Perdite poi coperte in gran parte dalle tasse dei cittadini americani. La Bear Stearns ha perso 22,5 miliardi di dollari, causando la disoccupazione di 7 milioni di persone negli Usa e una recessione diffusasi in tutti i continenti. Nel 2012, invece, fu denunciata dal governo federale americano poiché ritenuta responsabile della crisi. L’anno seguente J.P. Morgan ha patteggiato un risarcimento di 13 miliardi di dollari per la truffa dei mutui subprime. Come si suol dire…il bue che chiama cornuto l’asino!

Ma come diceva il simpatico Corrado: “non finisce qui!”. Nel 2010, Jp Morgan Chase è stata coinvolta nello scandalo che riguarda le operazioni di compra-vendita di titoli derivati, bruciando ben 6 miliardi di dollari.

Martin-Artajo, lo spagnolo che guidava la filiale di Londra della banca americana, venne accusato di frode assieme a Julien Grout. Il quale si era occupato di falsificare le registrazioni dei valori giornalieri sulle posizioni della banca. Jamie Dimon avviò tardivamente un’indagine interna sulla catena dei controlli. Ma fu criticato per averlo fatto troppo tardi. Nel 2013 ha subito una multa di 920 milioni di dollari decisa da più autorità di controllo per la truffa denominata La Balena di Londra (London Whale).

Sempre nel 2013, JP Morgan ha dovuto risarcire il governo statunitense e gli investitori per aver manipolato il mercato energetico in California e nel Midwest fra il 2010 e il 2011. In pratica, aveva spacciato azioni ai suoi clienti di centrali elettriche in perdita spacciandole per sicure fonti di profitto.

Il 2013 sembra proprio non essere un anno brillante per la banca, la quale pubblicò un rapporto in cui affermava la necessità di intervenire politicamente a livello locale presso gli Stati latinoamericani per consentire ai governi riforme strutturali improntate all’austerity, per una sorta di svolta anti-democratica e più autorevole, in chiave anti-socialista. Tale rapporto fu però molto criticato in quanto il neoliberismo sbandierato di JP Morgan ha portato proprio alla crisi dei subprime del 2008.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY