Bitcoin crolla sotto $67.000: guerra USA-Iran, vendita Strategy e fuga record dagli ETF
Il 3 giugno 2026, Bitcoin ha sfondato al ribasso i 66.000 dollari.
Si apre male la giornata crypto con Bitcoin ha sfondato al ribasso i 66.000 dollari. Su Coinbase il prezzo è scivolato fino a 65.385 dollari, il livello più basso da fine Marzo, con una perdita giornaliera vicina al 7%.
Nell’arco della settimana il ribasso è ancora più forte, di ben 12 punti percentuali circa. Bisogna tornare indietro al 5 febbraio per trovare una discesa così violenta, quando BTC cedeva dai massimi oltre 90.000 dollari.
A spingere Bitcoin giù è stata una combinazione di fattori. Come sempre non c’è un solo fattore. La guerra USA-Iran si è riaccesa con raid su Qeshm Island e lanci di missili balistici iraniani. Strategy, la società che fino a ieri incarnava la filosofia “compra Bitcoin e non venderlo mai”, ha venduto 32 BTC, la prima cessione dal 2022. E poi ci sono gli ETF spot americani che hanno subìto deflussi per 3,2 miliardi di dollari in sette giorni.
Le conseguenze sono state immediate. In 24 ore le liquidazioni forzate hanno toccato 1,83 miliardi di dollari: 277.000 trader coinvolti, nove su dieci con posizioni rialziste. La capitalizzazione del mercato crypto ha perso 176 miliardi di dollari in 48 ore. Ethereum è sceso del 7,9%, Solana del 9%, Dogecoin dell’8,3%.
Tutto questo mentre Wall Street va in direzione opposta con gli indici che sono ai massimi storici.
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Qeshm Island: il raid americano che ha innescato il sell-off
La prima scossa è arrivata dal Medio Oriente. Il CENTCOM ha comunicato raid “di autodifesa” sull’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, in risposta a missili balistici e droni lanciati da Teheran verso Kuwait e Bahrain. I militari americani hanno precisato che tutti i missili iraniani hanno mancato il bersaglio. La risposta, però, è stata fulminea.
Il cessate il fuoco di due mesi è ancora formalmente attivo, e Trump ha smentito che i negoziati si fossero interrotti. Resta il fatto che gli scontri armati hanno fatto salire il prezzo del Brent e innescato vendite sugli asset speculativi: Bitcoin ha ceduto più di 4.500 dollari in una singola seduta.
Andri Fauzan Adziima, analista del Bitrue Research Institute, ha inquadrato la situazione: “Il crollo dipende da liquidazioni con leva, forti deflussi dagli ETF e rotture tecniche, non solo dalla geopolitica. Il supporto si colloca tra 64.000 e 65.000 dollari, con spazio per un rimbalzo se le tensioni si allentano”.
Ecco le liquidazioni dai dati di Coinglass:

e come vediamo la giornata del 2 Giugno è stata particolarmente drammatica con la quasi totalità di liquidazioni long.
Strategy vende 32 Bitcoin: il tabù di Saylor va in frantumi
La notizia che ha colpito di più i mercati, però, è arrivata da Saylor. Strategy, la società che detiene oltre 840.000 BTC, la più grande riserva aziendale di Bitcoin al mondo, ha comunicato lunedì 1 giugno di aver ceduto 32 Bitcoin a un prezzo medio di 77.135 dollari. Incasso totale: circa 2,5 milioni di dollari, destinati ai dividendi sulle azioni privilegiate STRC.
Qui vedete l’ultima dashboard di Stategy con tutte le metriche più importanti:

Cifra trascurabile. Effetto psicologico devastante. È la prima vendita nota dal 2022 e contraddice la narrativa del “never sell” che Michael Saylor ha ripetuto per anni in conferenze, interviste e su X.
Il titolo Strategy è scivolato del 9,6%, ai minimi da metà aprile. Coinbase ha perso oltre il 5% nella stessa seduta.
IG
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ETF: $3,2 miliardi di deflussi in una settimana e il trasferimento Mt. Gox
Il fronte istituzionale non va certo meglio anzi è la parte più preoccupante della questione. Gli ETF spot su Bitcoin negli USA hanno accumulato 3,2 miliardi di dollari di deflussi netti in sette giorni, che si aggiungono ai 2,1 miliardi già usciti tra il 12 e il 20 maggio. Il premio annualizzato sui futures BTC resta sotto la soglia neutrale del 4% da più di tre mesi: gli investitori non vogliono scommettere al rialzo con la leva.
Preoccupa sopratutto il dato di IBIT che fino ad ora aveva sempre accumulato.
Martedì un wallet collegato a Mt. Gox ha trasferito 739 milioni di dollari. Non ci sono indicazioni che quei fondi verranno venduti nell’immediato, ma lo spostamento ha risvegliato la paura di vendite legate ai rimborsi dei creditori dell’exchange giapponese, fallito nel 2014.

I numeri chiave del crash del 3 giugno 2026: deflussi ETF di $3,2 miliardi in 7 giorni, liquidazioni per $1,83 miliardi in 24 ore.
Prossimo target: $65.000 tiene o cede?
Ora il mercato punta ai 65.000 dollari. Se quel livello cede, prossimo supporto psicologico è a 60.000, un prezzo che non si vedeva dal minimo di febbraio. Se invece tiene, potrebbe partire un rimbalzo tecnico supportato dalla pulizia delle posizioni in leva.

Un elemento da tenere d’occhio: la correlazione tra Bitcoin e le small cap americane, stabile per due mesi, si è interrotta il 21 maggio. Il mercato crypto segue ormai traiettorie proprie. Il Fear & Greed Index indica “paura estrema”. Nei prossimi giorni sapremo se i 65.000 dollari hanno retto o se siamo di fronte ad un bear market prolungato.
BTC debole, l’azionario invece ai massimi
Il denaro istituzionale per il momentosceglie l’AI, le borse tradizionali volano, il MSCI All Country World Index ha toccato nuovi massimi, il Philadelphia Semiconductor Index è salito di quasi il 6%, e le crypto perdono 176 miliardi in due giorni.
La vendita di Strategy, minima nei numeri (32 BTC su 568.000), ha rotto un tabù. I deflussi ETF dicono che gli istituzionali riducono l’esposizione. Adesso conta se il cessate il fuoco USA-Iran resiste e se il supporto a 65.000 dollari ferma la discesa prima che si arrivi a 60.000.
Insomma per ora non ci sono notizie buone per Bitcoin e per tutto il settore.
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