Crollo crypto: Bitcoin scende a 67.000$ sotto i livelli del 2021

Settimana di paura per gli investitori crypto..Il prezzo di Bitcoin è scivolato proprio oggi sotto i 70.000 dollari, arrivando a toccare quota 69.100 su Coinbase nelle prime ore di contrattazione asiatica. E ora sembra voler scendere sotto i 67.000$.

L’ultima volta che BTC si era trovato in quest’area? Novembre 2024, oltre quindici mesi fa. In pratica, tutto il rally del 2025 con annessi i festeggiamenti per i nuovi massimi, l’euforia da record storico, è stato spazzato via in poche settimane.

La capitalizzazione dell’intero settore crypto è passata da circa 3.000 miliardi di dollari a poco più di 2.500 miliardi. Un taglio netto del 20% da inizio anno. Il prezzo di BTC segna un rosso annuale che supera il 16%, Ethereum ha perso a doppia cifra, Solana quasi il 10% in pochissime sessioni. Insomma, un bagno di sangue generalizzato.

E’ successo un po’ di tutti in questi giorni. Innanzitutto la nomina del nuovo presidente FED che è considerato un falco della politica monetaria. Tradotto: tassi più alti, meno liquidità nel sistema, bilancio della banca centrale più magro. I mercati hanno capito subito dove tirava il vento. Il dollaro si è impennato e tutto ciò che sa di “rischio”, criptovalute in primis, ha iniziato a perdere quota.

E poi deflussi costanti dagli ETF spot su Bitcoin, posizioni a leva accumulate durante i massimi di ottobre (quando BTC aveva sfiorato i 126.272 dollari, il suo record assoluto), tensioni geopolitiche tra USA e Iran, dubbi sulla tenuta del boom dell’intelligenza artificiale.

Insomma panico sui mercati.

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Oro, Argento e Bitcoin al ribasso

Un dettaglio che fa riflettere: il crollo crypto è andato di pari passo con quello dei metalli preziosi. L’oro, dopo aver toccato massimi oltre i 5.500 dollari l’oncia, è precipitato fino a 4.400 prima di recuperare qualcosa.

Grafico Oro Gold - 05 Febbraio 2026

L’argento? Ha vissuto il crollo peggiore dal marzo 1980, perdendo oltre il 25% in una singola seduta.

Questa sincronia manda in frantumi la narrativa di Bitcoin come “oro digitale”, il bene rifugio per eccellenza.

Quando l’avversione al rischio è diventata reale, la criptovaluta ha reagito esattamente come un asset speculativo, amplificando le perdite invece di offrire protezione.

ETF Bitcoin al collasso: i numeri parlano chiaro

Gli ETF spot su Bitcoin, arrivati sul mercato a Gennaio 2024, stanno attraversando la loro prova più dura. E i dati non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: solo il 4 febbraio sono usciti 545 milioni di dollari netti, uno dei peggiori risultati giornalieri di sempre.

ETF Spot Bitcoin: dati al 05 Febbraio 2026

Allargando lo sguardo alle ultime settimane, il quadro si fa ancora più cupo. Il 29 gennaio gli ETF Bitcoin hanno perso 817 milioni in un giorno solo, portando gennaio in territorio negativo con deflussi complessivi intorno a 1,1 miliardi.

I prodotti di punta hanno guidato le uscite: male i prodotti principali come iShares Bitcoin Trust di BlackRock, quello di Fidelity e Grayscale.

Il numero che fa più impressione? Gli asset under management totali sono scivolati sotto i 100 miliardi di dollari a 93,5 miliardi, non succedeva da Aprile 2025.

Al picco di ottobre si era arrivati a circa 165 miliardi. Significa che il 40% dei fondi gestite è evaporato in pochi mesi. Una fuga vera e propria di una parte di capitali istituzionali.

Quando il prezzo scende sotto il costo di carico

C’è un aspetto tecnico che sta facendo perdere il sonno a più di un analista. Secondo Galaxy Research, il prezzo medio di ingresso per chi ha comprato tramite ETF si aggira tra gli 84.000 e gli 87.000 dollari. Con Bitcoin scambiato sotto i 70.000, praticamente tutti questi investitori sono in rosso.

E qui scatta un meccanismo perverso. Chi vede le proprie posizioni in perdita tende a vendere per limitare i danni.

Questo genera ulteriore pressione al ribasso, che abbassa ancora i prezzi e mette in perdita altri investitori. Un circolo vizioso che può autoalimentarsi per settimane.

Ma c’è chi tiene duro

In mezzo a questo crollo, qualche segnale di forza c’è.

Eric Balchunas di Bloomberg fa notare un dato interessante. Come vedi in questo post:

Eric Balchunas: solo il 6% degli ETF ha venduto

sostiene che appena il 6% degli asset totali ha effettivamente abbandonato gli ETF Bitcoin, nonostante il prezzo sia crollato del 44% dai massimi.

Gli afflussi cumulativi netti restano a 54,8 miliardi, solo il 13% sotto il picco storico. “La maggior parte degli investitori ETF sta stringendo i denti”, osserva l’analista.

Il capitale istituzionale, evidentemente, ragiona su orizzonti più lunghi rispetto ai trader principianti.

Chi sta vendendo? L’ipotesi del “Campaign Selling”

Una delle domande più dibattute riguarda l’origine di tutta questa pressione di vendita. Diversi osservatori hanno notato pattern sospetti, che suggeriscono scaricamenti coordinati da parte di operatori con molti BTC.

Peter Brandt, trader con decenni di esperienza sulle spalle, ha definito questa fase “campaign selling” cioè una campagna di vendita sistematica, programmata, metodica.

Come vedi in questo post:

Peter Brandt: whales BTC vendono

afferma di aver visto questi comportamenti centinaia di volte. Non si tratterebbe quindi di liquidazioni dei retail ma di qualcosa di più sofisticato.

L’idea è che grandi detentori (le whales) stiano liquidando attraverso desk OTC, che eseguono gli ordini gradualmente per non far crollare il mercato tutto insieme.

Uno schema che ricorda l’estate 2024, quando la Germania ha venduto le riserve di Bitcoin confiscate, generando settimane di pressione ribassista.

Alcune whale continuano a scaricare come se fossimo sui massimi. Qualcuno, evidentemente, ha deciso di ridurre drasticamente l’esposizione.

Analisi tecnica: dove può arrivare il prezzo?

I grafici offrono qualche indicazione sui possibili scenari, anche se in un contesto così volatile ogni previsione va presa con le pinze.

Vediamo i supporti da tenete d’occhio:

Grafico BTC/USDT - 05 Febbraio 2026

Quota 69.000 dollari è una soglia cruciale. Coincide con il massimo storico del 2021 e con la media mobile esponenziale a 200 settimane, uno degli indicatori più seguiti da chi ragiona sul lungo periodo. Se questo livello cede, i prossimi target ribassisti si trovano in area 65.000 e, nei casi più pessimistici, intorno ai 50.000.

Qualcuno si spinge oltre. Alcuni hanno ipotizzato che, in caso di bear market pieno, Bitcoin potrebbe tornare verso i 25.000 dollari, replicando la correzione dell’80% vista nel 2022.

Oggi sembra fantascienza, ma con le condizioni macro che peggiorano non si può escludere nulla.

Nello scenario bullish e di recupero invece abbiamo come prima resistenza la media mobile a 50 giorni, oggi intorno agli 82000 dollari. Poi la soglia psicologica dei 90.000 e la media a 100 giorni a 92.400 dollari.

Per il momento questo scenario sembra il meno probabile.

Paura ai massimi livelli

L’indice Fear & Greed del mercato crypto è precipitato a 141, zona “Paura Estrema”. Storicamente, livelli così bassi hanno spesso segnato minimi importanti.

Fear and Greed index: paura estrema

Ma attenzione: possono anche durare settimane o mesi se il bear market si consolida.

Sul mercato delle opzioni, la corsa alle put protettive è stata frenetica. Le posizioni aperte sulle put con strike 75.000 dollari hanno raggiunto 1,159 miliardi di nozionale, quasi quanto le call a 100.000.

I mercati predittivi danno il 62% di probabilità che Bitcoin tocchi 70.000 prima di rivedere i 90.000.

E attualmente il prezzo di BTC è in area 68.000$ al momento della scrittura. E potrebbero esserci occasioni interessanti di acquisto. Ecco ila situazione sul prezzo attuale:

Cosa ci aspetta adesso? Guardare al lungo periodo

Il mercato sta cercando un nuovo punto di equilibrio dopo l’euforia, forse irrazionale, del 2025. Le variabili sono tante e intrecciate tra loro.

Le parole della Fed saranno decisive. Se Warsh dovesse smorzare le aspettative di politiche ultra-restrittive, i mercati tirerebbero un sospiro di sollievo. Se invece confermerà l’approccio da falco, la pressione sugli asset rischiosi si intensificherà.

I flussi degli ETF Bitcoin funzionano da termometro della fiducia istituzionale. Un ritorno di afflussi netti positivi sarebbe il segnale più chiaro che il peggio è passato. Per ora, la volatilità dei flussi racconta un mercato ancora spaesato.

Se il tuo orizzonte va oltre le prossime settimane, vale la pena ricordare che Bitcoin ha già attraversato tempeste simili o peggiori. Nel 2022 il prezzo era crollato dell’80% dai massimi, per poi recuperare tutto e segnare nuovi record.

Non significa che la storia si ripeterà per forza. Ma aiuta a mettere in prospettiva quello che sta succedendo.

Una cosa è cambiata, però. Con l’arrivo degli ETF e del capitale istituzionale, la struttura del mercato è diversa. Può significare maggiore stabilità nel lungo periodo, ma anche maggiore correlazione con i mercati tradizionali e sensibilità alle decisioni di politica monetaria. I

Bitcoin del 2026 non è più quello del 2017: è un asset sempre più integrato nel sistema finanziario globale.

Con tutto quello che ne consegue, nel bene e nel male.

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