Bitcoin e computer quantistici: quanto è davvero a rischio?
Un terzo dei Bitcoin ha la chiave pubblica esposta: quanto rischia dai computer quantistici e come si difende con BIP-360.
Il rischio quantistico per Bitcoin è reale, ma non è per domani: ad oggi nessun computer può violare la crittografia che protegge le monete. Nel 2026, però, due cose sono cambiate. Le stime su quanta potenza servirebbe sono crollate, e la comunità di Bitcoin ha messo in campo la prima vera contromisura. La domanda non è più “se”, ma se arriverà prima la minaccia o la difesa.
Il rischio in una frase: sono le firme, non il mining
Quando si parla di “minaccia quantistica” a Bitcoin si mescolano due cose molto diverse. La prima è il mining, protetto dall’algoritmo SHA-256: un computer quantistico lo indebolirebbe, ma solo in modo quadratico (algoritmo di Grover), un vantaggio gestibile e non catastrofico.
La seconda, quella davvero critica, riguarda le firme digitali: Bitcoin usa la crittografia a curva ellittica (ECDSA) per dimostrare che sei il proprietario di una moneta, e proprio quella un computer quantistico potente potrebbe romperla in fretta (algoritmo di Shor), ricavando la chiave privata dalla chiave pubblica.
Il punto chiave è tutto qui: il pericolo scatta quando la chiave pubblica è visibile sulla blockchain. Finché una moneta se ne sta ferma in un indirizzo che non ha mai speso nulla, la chiave pubblica resta nascosta dietro un hash, un ulteriore strato di protezione. Ma nel momento in cui spendi, la chiave pubblica viene rivelata.
Ecco perché la vera domanda non è “Bitcoin è a rischio?”, ma “quanti bitcoin hanno già la chiave pubblica scoperta?”.
Approfondimento BIP-110: tutto sulla proposta di fork su Bitcoin
Vale la pena tradurlo in pratica. La maggior parte dei bitcoin oggi vive in indirizzi pay-to-public-key-hash, dove sulla blockchain compare solo l’impronta (l’hash) della chiave, non la chiave stessa.
È come tenere la serratura dietro una seconda porta: finché non apri, chi guarda da fuori non vede il meccanismo. Il problema nasce quando quella porta la spalanchi spendendo, ed è per questo che la sicurezza dipende tanto dalle abitudini d’uso quanto dalla matematica.
Come sarebbe un attacco (e perché non è banale)
Immaginare la minaccia aiuta a dimensionarla. Ci sono due scenari.
Il primo è il colpo grosso sul lungo periodo: un attaccante con un computer quantistico potente prende di mira le monete ferme in indirizzi con la chiave pubblica già visibile, i vecchi P2PK e i wallet dormienti.
Sono bersagli immobili, perfetti per un calcolo che richiede tempo, e includono le monete attribuite a Satoshi. È il caso che fa più notizia, ma è anche quello contro cui, paradossalmente, si può fare meno: quelle coin non si muovono, quindi nessuno può metterle al riparo migrandoli.
Il secondo scenario è più sottile e riguarda tutti. Nel momento in cui firmi e trasmetti una transazione, la tua chiave pubblica diventa visibile e la transazione resta qualche minuto in attesa di conferma nel mempool.
Un attaccante abbastanza veloce potrebbe, in teoria, ricavare la chiave privata in quella finestra e provare a sorpassarti, spendendo i fondi prima che il tuo pagamento venga confermato.
È una corsa contro il tempo di blocco, e per vincerla servirebbe un hardware non solo potente ma anche rapidissimo: un motivo in più per cui la minaccia, oggi, resta teorica.
Per approfondire la questione di sicurezza e chiavi puoi consultare questo video sul nostro canale Youtube:
Quanti Bitcoin sono davvero esposti
Un’analisi on-chain di Deloitte del 2023 individuava circa 4 milioni di BTC in formati di indirizzo che espongono direttamente la chiave pubblica.
Le stime più recenti alzano l’asticella: tra 6,5 e 6,9 milioni di bitcoin sarebbero a rischio quantistico per chiavi già esposte, circa un terzo dell’offerta in circolazione, un valore nell’ordine dei 450 miliardi di dollari. La ricerca colloca tra il 25% e il 40% del totale i bitcoin in indirizzi la cui chiave pubblica è già finita on-chain.

Quanti Bitcoin sono esposti: le stime a confronto
| Stima | BTC esposti | Quota dell’offerta | Fonte |
| Analisi on-chain 2023 | ~4 milioni | ~20% | Deloitte |
| Stime 2026 | 6,5 – 6,9 milioni | ~1/3 (~450 mld $) | varie / Yellow |
| Ricerca accademica | 25-40% del supply | 25-40% | accademico |
Nota: “esposto” significa chiave pubblica già visibile on-chain (indirizzi P2PK o riutilizzati), non moneta compromessa.
Dentro questa massa ci sono due categorie particolari.
La prima sono i vecchi indirizzi “pay-to-public-key” dell’era Satoshi: monete antiche, spesso immobili, la cui chiave pubblica è visibile fin dall’inizio, comprese quelle attribuite al creatore di Bitcoin.
La seconda sono gli indirizzi riutilizzati: chi riceve fondi su un indirizzo dopo averci già speso da lì lascia la chiave pubblica scoperta. La buona notizia è che una fetta grande dell’offerta è invece protetta dall’hash, almeno finché quelle monete restano ferme.
C’è però una dinamica da tenere presente: il numero degli indirizzi esposti tende a crescere nel tempo,. Ogni volta che una moneta viene spesa da un indirizzo tradizionale, la sua chiave pubblica finisce on-chain per sempre.
Ecco perché le stime del 2026 sono più alte di quelle del 2023, e perché la migrazione verso indirizzi che non espongono la chiave conviene iniziarla presto, non a ridosso del pericolo.
Cosa è cambiato nel 2026: il salto di Google
Per anni la minaccia è sembrata lontanissima perché i numeri erano proibitivi: rompere le firme di Bitcoin avrebbe richiesto una macchina da circa 9 milioni di qubit fisici, roba da decenni.
Nel marzo 2026 il team Quantum AI di Google ha pubblicato uno studio che stima la soglia sotto i 500.000 qubit, con un tempo di esecuzione misurabile in minuti: una riduzione di circa venti volte rispetto alle valutazioni precedenti.
Non significa che il pericolo sia arrivato. Ad aprile 2026 non esiste ancora alcun computer quantistico capace di violare la crittografia di Bitcoin, e la maggior parte degli esperti colloca l’hardware necessario ancora a diversi anni di distanza. Ma la finestra si è accorciata. Citi, a maggio, ha osservato che Bitcoin è più esposto di Ethereum a questi progressi.
E il ricercatore Justin Drake ha messo nero su bianco una stima citata spesso: almeno il 10% di probabilità che, entro il 2032, un computer quantistico riesca a ricavare una chiave privata di Bitcoin da una chiave pubblica esposta.
A rendere il quadro più concreto si aggiungono due elementi. Da un lato il NIST ha ormai standardizzato i primi algoritmi di crittografia post-quantistica, dando alle blockchain una strumenti con cui difendersi. Dall’altro, sempre nel 2026, un ricercatore ha rivendicato di aver violato una piccola chiave a curva ellittica su hardware quantistico reale: un giocattolo rispetto a quelle di Bitcoin, ma un promemoria che la direzione di marcia è quella.
Non tutti, va detto, condividono l’allarme. Diversi esperti ricordano che passare da una stima teorica di qubit a una macchina reale, stabile e con correzione degli errori è un salto enorme, che potrebbe richiedere ben più tempo di quanto suggeriscano i titoli.
La storia dell’informatica quantistica è piena di traguardi annunciati e poi slittati. La lettura più equilibrata è che il rischio sia concreto abbastanza da giustificare i preparativi, ma non così vicino da giustificare il panico.

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La contromisura è già qui: BIP-360 e gli indirizzi bc1r
Bitcoin non è rimasto a guardare. L’11 febbraio 2026 è stato pubblicato e integrato nel repository ufficiale BIP-360, che introduce il primo tipo di indirizzo resistente al quantum.
Il meccanismo, chiamato Pay-to-Quantum-Resistant-Hash (o Pay-to-Merkle-Root), funziona quasi come l’attuale Taproot, ma toglie di mezzo proprio l’elemento che un computer quantistico potrebbe sfruttare: quando spendi, invece della firma a curva ellittica usi una firma post-quantistica, basata su algoritmi approvati dal NIST come ML-DSA. I nuovi indirizzi si riconoscono da un prefisso dedicato, “bc1r”.
La tecnologia esiste, insomma; il problema è la migrazione. Far spostare milioni di wallet su indirizzi post-quantistici prima che esista una macchina capace di attaccarli è un’impresa di coordinamento enorme, e alcune monete non si muoveranno mai: i bitcoin di Satoshi, per esempio, sono fermi da sempre e nessuno può “metterli al sicuro” al posto del proprietario.
Proprio per questo circola una proposta più drastica, BIP-361, che prevede di congelare le coin quantum-vulnerabili non ancora migrate. Sullo sfondo resta la frammentazione dei client (Bitcoin Core intorno al 77%, Knots al 17%), che rende ogni cambiamento di consenso lento e discusso.
Sul fronte pratico, aziende come BTQ Technologies hanno già portato BIP-360 su una testnet funzionante. La strada, insomma, è tracciata; quanto sarà ripida dipende da quanto in fretta wallet, exchange e utenti decideranno di percorrerla.
Fonte: Elaborazione webeconomia.it su fonti 2026 (Google Quantum AI, BIP-360/361, Citi)
Non è solo un problema di Bitcoin
Vale la pena ricordare che la crittografia a curva ellittica non è una peculiarità di Bitcoin: la usano Ethereum e la stragrande maggioranza delle criptovalute, oltre a buona parte dei sistemi che proteggono banche, comunicazioni e siti web. Il tema, quindi, è generale.
Secondo Citi, però, Bitcoin è più esposto di Ethereum, in parte perché una quota maggiore delle sue monete vive in indirizzi con chiave già rivelata e in parte perché il suo processo di aggiornamento è più lento e conservativo.
Questo ha un risvolto che va oltre le crypto: la minaccia quantistica spinge tutto il mondo digitale verso la crittografia post-quantistica, e le blockchain, per la loro trasparenza, sono semplicemente il banco di prova più visibile.
Chi sa leggere questa transizione la vede non solo come un rischio, ma come uno dei grandi cantieri tecnologici del decennio.
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Prima di tutto, niente panico: questo non è un consiglio finanziario, e nessuno oggi può toccarti le monete con un computer quantistico.
Il rischio è un tema di medio-lungo periodo, non un allarme per il prossimo weekend. Detto questo, qualche buona pratica aiuta a stare dalla parte più sicura. La più semplice è non riutilizzare gli indirizzi: usare un indirizzo nuovo per ogni ricezione mantiene la chiave pubblica nascosta dietro l’hash finché non spendi.
Il resto è, per forza di cose, una partita che si gioca a livello di protocollo e non di singolo utente.
La difesa vera passa dall’aggiornamento di Bitcoin e dalla migrazione verso gli indirizzi resistenti alquantum, un processo che i wallet e gli exchange dovranno gestire per conto degli utenti.
Un errore da evitare, semmai, è farsi prendere dalla fretta e spostare tutto su un nuovo indirizzo per sicurezza: muovere le monete oggi espone la chiave pubblica e, se fatto senza un vero indirizzo post-quantistico, non aggiunge alcuna protezione.
Meglio affidarsi agli aggiornamenti dei wallet, che integreranno gli standard bc1r quando saranno maturi, e nel frattempo curare le buone pratiche di base.
Per chi investe, la lettura è duplice: da un lato il rischio quantistico è un fattore da conoscere e monitorare, non da ignorare; dall’altro non è, ad oggi, un motivo razionale per liquidare posizioni.
La cosa sensata è seguire due indicatori nei prossimi anni: quanto corre l’hardware quantistico e quanto in fretta la rete adotta le nuove difese.
Approfondimento Come Comprare Bitcoin: i migliori siti per acquistare BTC nel 2026
Domande frequenti (FAQ)
No. Ad aprile 2026 non esiste alcun computer quantistico capace di violare la crittografia di Bitcoin, e gli esperti stimano che ci vogliano ancora anni per arrivarci.
Quelli in indirizzi che hanno già rivelato la chiave pubblica: i vecchi indirizzi P2PK dell’era Satoshi e gli indirizzi riutilizzati dopo una spesa. Le monete la cui chiave non è mai stata esposta sono protette da un hash, finché restano ferme.
Sì. Nel 2026 BIP-360 ha introdotto il primo tipo di indirizzo resistente ai quanti (prefisso bc1r), con firme post-quantistiche. La vera sfida è la migrazione: spostare milioni di wallet prima che la minaccia diventi concreta.
In sintesi
Il rischio quantistico per Bitcoin non è un mito né un’emergenza. È una corsa tra due curve: quella dell’hardware che avanza e quella delle difese che si diffondono. Nel 2026 entrambe hanno accelerato.
Chi possiede bitcoin non deve farsi prendere dal panico, ma nemmeno ignorare il tema.
Google Quantum AI, via CoinDesk / Citi (marzo-maggio 2026);
Yellow — Quantum Computing and Crypto Security 2026;
BIP-360 — Pay-to-Quantum-Resistant-Hash (11 febbraio 2026);
Bitcoin.com — BIP-360 introduces P2MR (2026);
crypto.news — Is Bitcoin quantum-safe? (2026).