C’è un dato che nelle ultime settimane emerge da questo bear market. Non è il drawdown del 48% dai massimi. Non sono nemmeno i 19 miliardi di dollari di liquidazioni in 24 ore, un record assoluto. È qualcosa di più sottile, e forse proprio per questo più significativo.
Sto parlando dei volumi di scambio. O meglio, della loro assenza.
In ogni grande crollo della storia recente di Bitcoin, il bottom si è formato in un modo preciso: con un’esplosione improvvisa e violenta dei volumi. È il momento della resa. Chi doveva vendere ha venduto, chi doveva essere liquidato lo è stato, e sul mercato restano solo compratori. È la capitolazione.
Ecco il punto: nel bear market del 2026, questa capitolazione non si è ancora vista.
Guardiamo i numeri, confrontando tre crash.

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Sommario
I crash “storici” di Bitcoin
Nel COVID Crash del marzo 2020 Bitcoin perse il 50% in pochi giorni, da $10.000 a $5.000. Il volume di capitolazione toccò un indice di 92 su 100. Liquidazioni per 1,2 miliardi di dollari. Il bottom si formò in 48 ore e da lì partì una delle bull run più esplosive di sempre.
Nel collasso FTX di novembre 2022 il panico per la frode di Sam Bankman-Fried spinse BTC fino a $15.500. Il volume raggiunse il massimo storico: 100 su 100. Liquidazioni da 1,6 miliardi. Bottom confermato in tre settimane. Solo accumulo da quel momento in poi.
Arriviamo al bear market 2025-2026. Bitcoin è sceso da $126.000 a circa $66.500, un calo del 48%. Le liquidazioni hanno raggiunto i 19 miliardi, dai 12 ai 16 volte superiori ai crash precedenti. Ma il volume di capitolazione? Fermo a 45 su 100.

Meno della metà rispetto alla media storica dei bottom precedenti.
Il prezzo è sceso, e parecchio. Ma il volume dice che i venditori non hanno ancora finito. Manca lo “sciacquone finale” che storicamente precede ogni inversione duratura.
Gli ETF spot hanno cambiato le regole del gioco
C’è una ragione strutturale per cui questo bear market si comporta diversamente da tutti i precedenti. E si chiama ETF spot Bitcoin.
Dall’approvazione nel gennaio 2024, strumenti come quelli di BlackRock, Fidelity e Grayscale hanno riscritto la dinamica del mercato. Per un anno e mezzo hanno funzionato da motore di domanda, attirando miliardi di dollari di capitali istituzionali. Ma adesso il meccanismo si è invertito.
Da novembre 2025 a febbraio 2026 sono usciti 6,18 miliardi di dollari dagli ETF spot Bitcoin. Tre mesi consecutivi di deflussi, la prima serie negativa dalla nascita di questi strumenti. E il problema non è solo la cifra. È il circolo vizioso che si innesca.

Funziona così: i riscatti generano vendite forzate di BTC sul mercato spot. Il prezzo scende. Altri investitori si ritrovano in perdita, si spaventano, chiedono il rimborso. Nuovi riscatti, nuove vendite. Il ciclo si autoalimenta.
Arthur Hayes l’ha spiegato bene in un recente intervento: gli istituzionali che hanno emesso obbligazioni strutturate su Bitcoin sono costretti a operazioni di copertura quando il prezzo cala.
Devono vendere BTC reali per supportare le proprie strategie delta neutral. Nei mercati azionari tradizionali succede ogni giorno senza grandi conseguenze. Nel mercato crypto, dove la liquidità è più sottile, l’effetto è amplificato.
Il risultato è una pressione ribassista costante, distribuita nel tempo, senza quei picchi di volume che storicamente segnano la fine del ribasso. L’esatto opposto di una capitolazione sana.
Dove può arrivare il prezzo di BTC?
Per provare a stimare un target di prezzo, vale la pena guardare alla struttura tecnica attraverso le Onde di Elliott, un framework di analisi che individua pattern ripetitivi nei mercati guidati dalla psicologia collettiva degli investitori.
Applicando questo schema al ciclo recente, il rally da $16.500 a $126.000 tra il 2022 e l’ottobre 2025 corrisponde al completamento delle 5 onde impulsive. Da quel momento ci troveremmo nella fase correttiva A-B-C:
- Onda A: da $126.000 a $66.500 (in corso o quasi completata)
- Onda B: possibile rimbalzo verso l’area $85.000-$95.000 nei prossimi mesi
- Onda C: target nella zona $52.000-$58.000, potenzialmente entro settembre 2026
Bitcoin ha rotto al ribasso la media mobile semplice a 200 giorni a dicembre 2025 e non l’ha più recuperata . Jurrien Timmer di Fidelity, nel suo modello Power Law, indicava $65.000 come primo supporto psicologico e $45.000 come trendline inferiore.
Se il ciclo quadriennale mantiene ancora una qualche validità, tema che ho approfondito in un articolo dedicato su WebEconomia, il picco di ottobre 2025 porterebbe a collocare il minimo ciclico teorico attorno a settembre-ottobre 2026.
Lo si nota chiaramente anche dal grafico mensile di TradingView: la discesa è stata rapida, ma le barre dei volumi del 2025-2026 sono irriconoscibili rispetto a quelle del 2022 o del 2021.

Come se il mercato stesse scivolando in silenzio, senza il picco di panico che segna la fine di ogni ciclo ribassista.
A tutto questo si aggiunge un contesto macro che non aiuta: i metalli preziosi, l’oro in particolare, continuano a macinare record, funzionando da rifugio in un clima di incertezza.
Il bottom arriverà, ma non è detto che sia questo
Nell’analisi sul ciclo quadriennale avevo scritto che “il ciclo non è morto, si è evoluto e si manifesta in modo più lento e diluito”. Oggi aggiungo una cosa: anche il bear market si è evoluto con lui.
Non aspettiamoci rcuperi in stile COVID. Non aspettiamoci il bottom seguito al del caso FTX. Questo ribasso è diverso perché il mercato è diverso. Gli ETF hanno introdotto un meccanismo di vendita forzata che prima non esisteva.
Il segnale di inversione da cercare è uno solo: un’esplosione dei volumi. Quando, e se succederà, quello sarà il momento di rientrare.
Fino ad allora, il mercato merita cautela.
Questa è un’analisi personale basata su dati pubblici, non un consiglio finanziario. Ogni decisione di investimento deve essere valutata sulla base della propria situazione e propensione al rischio.
L’analisi completa è disponibile sulla nostra Newsletter Substack.
Per un approfondimento sul ciclo quadriennale di Bitcoin puoi leggere l’articolo dedicato su WebEconomia.
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