Bitcoin, arriva stretta Ue e Sec? Intanto NEO si prepara al sorpasso

Negli ultimi giorni sono arrivate varie notizie sul Bitcoin, la prima criptovaluta ad essere stata lanciata nel 2009, da una idea del misterioso Satoshi Nakamoto tutt’oggi rimasto nell’anonimato. Benché tanti siano stati i nomi avanzati sulla sua identità, specie tra il 2013 e il 2014.

Il Bitcoin è diventato un termine nel linguaggio comune alla luce della incredibile performance che nel 2017 lo ha reso protagonista. Sfiorando quota 20mila dollari a metà dicembre, per poi scendere lentamente fino a pressoché metà del suo valore. Stabilizzandosi mediamente intorno ai 10mila dollari da qualche giorno.

Che sia questo il suo prezzo reale? Difficile da dirsi. Il Bitcoin ci ha regalato fin troppe sorprese e poi, come dice Warren Buffet, chiamato il Guru del trading o l’oracolo di Omaha, è un asset il cui valore è dato dalla speculazione che ne danno i trader e non è intrinseco. Proprio come l’oro. Ed egli se ne tiene lontano per questo motivo. Tante sono le previsioni che danno sul Bitcoin, da chi lo etichetta come una bolla finanziaria; chi prevede che arriverà a 500mila dollari entro il primo semestre di quest’anno; e chi non si spinge oltre quei 20mila dollari come detto già toccati a metà dicembre 2017. Ma se si leggono tutte le previsioni di questi anni, viene solo da sorridere.

D’altronde, basta poco per far schizzare il suo prezzo, o, di contro, farlo crollare. Nel primo caso, si pensi al lancio delle Futures sui due mercati finanziari di Chicago. Nonché il trading selvaggio che stava accadendo in Corea del sud. Nel secondo caso, al crollo in seguito alla notizia sulla stretta dello stesso paese sudcoreano.

E proprio a proposito di notizie, in queste ore si stanno rincorrendo news che pure influenzarne il prezzo. Infatti, presto potrebbe arrivare una stretta dalla SEC (per intenderci, la CONSOB americana) e dall’Ue. Oltre ad essere giunto un nuovo anatema, questa volta dal fondatore di Microsoft Bill Gates. Intanto la criptovaluta NEO sta facendo registrare performance incredibili, tanto che qualcuno ritenga che sia pronta allo storico sorpasso. E’ giunta al quinto posto. Di seguito, vediamo tutto questo ed altro.

Bitcoin, pronta una stressa SEC ed Ue?

Il prezzo del bitcoin è crollato verso la fine di mercoledì 27 febbraio, dopo un rapporto da parte del Wall Street Journal secondo cui la Securities and Exchange Commission (meglio conosciuta con l’acronimo SEC), sta facendo pressione sul settore delle ICO (acronimo di Initial Coin Offerings), emettendo decine di citazioni e richieste di informazioni alle aziende. Il Wall Street Journal ha riferito che la SEC sta cercando informazioni sulla struttura delle vendite e delle pre-vendite ICO. Bitcoin BTCUSD, + 0,46% è sceso immediatamente di circa il 2% dopo il rapporto, ed è stato scambiato l’ultima volta a $ 10,346, secondo Coindesk.

La SEC ha precedentemente suggerito che molte ICO potrebbero violare le leggi sui titoli. A dicembre, una nuova unità informatica della SEC ha preso la sua prima azione, fermando una ICO presumibilmente fraudolenta. La SEC ha presentato una denuncia contro un violatore di legge in recidiva del Quebec, Dominic Lacroix, la sua società, PlexCorps, e la sua compagna, Sabrina Paradis-Royer. La Commissione afferma che Lacroix e PlexCorps commercializzavano e vendevano titoli denominati PlexCoin su Internet agli investitori negli Stati Uniti e altrove, sostenendo che gli investimenti in PlexCoin avrebbero prodotto un profitto del 1354% in meno di 29 giorni. Gli investitori hanno acquistato circa 81 milioni di token PlexCoin per circa $ 15 milioni. L’unità cibernetica della SEC si sta concentrando su una cattiva condotta che coinvolge la tecnologia del ledger distribuito e le prime offerte di monete, la diffusione di false informazioni attraverso mezzi elettronici e social, l’hacking e le minacce alle piattaforme di trading.

Ricordiamo che una ICO è un metodo di raccolta fondi in cui un’azienda emette la propria criptovaluta, in genere in cambio di bitcoin. Il processo ha registrato un numero significativamente inferiore di circuiti regolamentari da superare rispetto a una IPO e il mercato dell’ICO è in forte espansione, con 6,5 miliardi di dollari raccolti lo scorso anno. Sono anche molto rischiosi – secondo un nuovo sondaggio – il 46% dei nuovi ICO nel 2017 è uscito dal mercato o non è più operativo.

Secondo un sondaggio condotto da news.Bitcoin.com il 46% di tutte le ICO nel 2017 è fallito nella fase di finanziamento o ha cessato l’attività dal lancio. Il sondaggio ha proseguito affermando che un ulteriore 13% è attualmente etichettato come “semi-fallito”. I fondi totali raccolti per le ICO fallite sono state superiori a $ 100 milioni.

Anche se i finanziamenti ICO continuano a crescere, i fallimenti sono ancora abbondanti. Secondo TokenData, 20 Ico sono già fallite nel 2018. Tuttavia, questi fallimenti non scoraggiano gli investitori ad investire Yen per le Ico. Da inizio anno, il totale dei finanziamenti ICO ha superato $ 1,1 miliardi ed è sulla buona strada per superare i $ 3,88 miliardi raccolti in tutto il 2017.

Avendo già raccolto $ 850 milioni, sta cercando un secondo round di finanziamenti che porterebbe il totale raccolto a $ 2 miliardi. Tuttavia, proprio come alcuni ICO del 2017, le preoccupazioni hanno iniziato a crescere. Il 17 febbraio, Forbes ha definito le ICO “Scam Among Cryptocurrency Scams” sollevando problemi sulla sua base di utenti previsti e il suo flusso di entrate.

La crescente popolarità degli Ico ha messo i regolatori sul sedile caldo. Come classificarli? Come regolarli? Con l’aumentare delle truffe, aumentano anche le richieste di controllo più rigoroso. Il 6 febbraio, il presidente della Securities and Exchange Commission, Jay Clayton, ha affermato che gli ICO di successo non sono la norma e gli investitori dovrebbero procedere con cautela. “I rischi per tutti gli investitori sono elevati e numerosi, compresi i rischi causati da o correlati a divulgazione, volatilità, manipolazione, frode e furto scadenti, inesatti o inesistenti”, ha affermato Clayton.

Ricordiamo che le ICO sono già state bannate dalla Cina lo scorso giugno 2017, poiché il governo cinese ha ritenuto che stessero diventando un modo per aggirare le stringenti norme riguardanti l’ingresso di capitali stranieri.

Anche Ue pensa a stretta su Bitcoin, ma non prima del 2019

Ma oltre alla SEC, anche l’Ue si appresta ad affrontare l’argomento criptovalute, e sarebbe anche ora. Sebbene non lo farà prima del 2019. L’argomento centrale di cui la Commissione europea vuole discutere, riguarda la mancanza di trasparenza che ne favorisce l’uso per fini illeciti. Il tavolo di lavoro della Commissione discuterà di una proposta che sarà presentata a metà marzo.

Tuttavia, passerà ancora del tempo in quanto si vuole attendere le conclusioni dei lavori del G20 in programma a Buenos Aires a luglio 2018. Durante il quale si discuterà anche di ideare una strategia mondiale tra le principali potenze al fine di creare una comune regolamentazione politica alle criptovalute. Fino ad allora, comunque, come afferma Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, l’Unione europea proseguirà ugualmente nel monitoraggio «di questi mercati con gli altri ‘stakeholder’ sia a livello europeo che a livello internazionale”. Dichiarando che la Commissione è sempre pronta ad agire in caso di frodi e pericoli. Tuttavia, la Commissione europea è consapevole che le criptovalute siano qualcosa di irrinunciabile. Affermando che non può perdere di vista un settore che ad oggi costituisce il 4-5% dell’insieme degli scambi in euro.

La Commissione avrà quindi il compito di valutare norme e situazione dei mercati a livello nazionale e dell’intera area continentale, al fine di accertare quale sia il livello di controllo e di congruità delle regole dei mercati finanziari attuali in rapporto ai nuovi soggetti coinvolti nel settore delle criptovalute. Portando tali istanze nel corso del G20, anche in virtù del fatto che diversi governi, come Russia, Cina e Corea del Sud vogliono regolamentare le criptovalute. Dunque, non si può restare indietro su questo tema.

Insomma, l’Ue deve soddisfare una duplice esigenza riguardo le criptovalute: da un lato sfruttarne le potenzialità in termini di trading e profitti. Dall’altro, però, vigilare sui rischi relativi al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite e al finanziamento delle attività illegali (terrorismo compreso). La Commissione europea ha proposto che gli scambi in criptovalute e le piattaforme che forniscono Exchange e wallet siano soggetti alla direttiva anti-riciclaggio, sulla quale è stato già raggiunto un accordo tra i co-legislatori europei.

Intanto sul Bitcoin si muovono Gafi e Fatf

Attendendo le mosse di SEC ed Ue su ICO, Exchange, Wallet e criptovalute in generale, già si muovono il Gruppo d’azione finanziaria (conosciuto anche con l’acronimo Gafi), l’organismo intergovernativo che promuove politiche a protezione del sistema finanziario globale contro riciclaggio (AML), finanziamento del terrorismo (CFT) e altri crimini finanziari transfrontalieri. Organismi intergovernativi internazionali.

Secondo un resoconto pubblicato la scorsa settimana sul sito della task force, nel corso dell’ultimo incontro tenutosi a Parigi tra il 21 e il 23 febbraio, i 35 Paesi (Italia compresa) e le due organizzazioni che ne fanno parte (Commissione Europea e Consiglio di cooperazione del Golfo) si sono occupate su un’analisi di nuovi dati sui “rischi AML/CFT connessi alle criptovalute” e sulle nuove misure di contrasto adottate recentemente in alcuni Paesi. Tali organismi hanno sollecitato l’organismo globale a migliorare la comprensione dei rischi di riciclaggio di denaro relativi alle criptovalute.

Il Gafi (in inglese Fatf, acronimo di Financial Action Task Force), in occasione del prossimo G20 dei Ministri delle Finanze, presenterà una revisione delle attuali linee guida sulle criptovalute ideate dalla stessa organizzazione nel giugno 2015. Cos’è il Gafi? Istituito nel 1989, il GAFI è un organismo intergovernativo i cui obiettivi sono stabilire norme e promuovere l’attuazione efficace di misure per combattere il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e altre minacce correlate, come descritto nel suo sito web.

Attualmente il GAFI comprende 35 giurisdizioni membri e due organizzazioni regionali. I paesi membri includono Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Corea del Sud, Russia, Sud Africa, Svezia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Le due organizzazioni sono la Commissione europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo.

Durante la riunione della scorsa settimana, i paesi membri erano preoccupati che i rischi di anonimato e riciclaggio di denaro delle transazioni di criptovaluta fossero cresciuti con i portafogli elettronici e che i servizi di miscelazione nascondessero l’identità dei loro proprietari. Inoltre, la Cina è stata eletta come prossimo vicepresidente alla riunione, con effetto dal luglio 2019 al giugno 2020. il che, alla luce della guerra che la Cina ha dichiarato da mesi alle criptovalute, non può che portare ad una azione ancora più forte in merito.

Durante la riunione, la Corea del Sud ha informato il GAFI su “i suoi obblighi relativi alle transazioni di criptovaluta per affrontare il riciclaggio di denaro sporco”, hanno fatto sapere i funzionari governativi sudcoreani.

La Commissione per i servizi finanziari del paese (FSC) ha dichiarato in una dichiarazione che “le linee guida anti-riciclaggio della Corea del Sud per il trading di criptovalute sono state le prime a essere redatte” tra i membri del GAFI.

La Corea del Sud ha vietato il commercio anonimo di criptovalute e ha introdotto il sistema del nome reale che è entrato in vigore il 30 gennaio . Anche la Financial Intelligence Unit (FIU) del paese ha pubblicato linee guida antiriciclaggio per le istituzioni finanziarie. Sono tenuti a verificare correttamente i propri clienti, aggiungendo che sono anche obbligati a monitorare da vicino le transazioni finanziarie e “condurre una maggiore diligenza del cliente se si sospetta che un cambio di valuta virtuale utilizzi i conti dei dipendenti per transazioni finanziarie relative a valute virtuali”.

Insomma, i Governi muovono le proprie truppe all’unisono contro le criptovalute. Spaventati dalla loro imprevedibilità e opacità, data la loro decentralizzazione e l’anonimato richiesto da molti Exchange. Fossero così collaborativi anche contro il terrorismo islamico e la fame nel Mondo…

Bitcoin, ricchi tra diffidenza e speculazione

In attesa delle leggi severe in materia da parte dei Governi, arriva un altro anatema “doc” contro il Bitcoin. Questa volta contro Bill Gates, il quale, nel corso di una recente sessione “Ask Me Anything” su Reddit, ha affermato che l’ondata di speculazione che circonda le criptovalute è “super rischiosa”. Motivo? La caratteristica principale delle criptovalute è l’anonimato dei pagamenti e che questo può comportare difficoltà alle forze dell’ordine in caso di crimini a mezzo criptovaluta.

Questa la dichiarazione del fondatore di Microsoft e filantropo miliardario: “Al momento, le criptovalute sono usate per comprare fentanyl e altri farmaci, quindi è una tecnologia che ha causato morti in modo abbastanza diretto”. Peraltro, non è la prima volta che Bill Gates dà contro il Bitcoin. Tempo fa lo definì un ” techno tour de force “ e ha discusso le difficoltà associate alla volatilità dei prezzi. Inoltre, per Mr Microsoft il Bitcoin non potrà mai essere il sistema dominante in quanto, “quando si parla di economia personale, è rassicurante sapere che se invii denaro alla persona sbagliata, puoi recuperare la transazione”. Riferendosi al fatto che nelle transazioni a mezzo criptovalute, questa possibilità non ci sia.

Oltre a Bill Gates e a Warren Buffet, anche la leggenda degli investimenti Jack Bogle la pensa così: “Evita Bitcoin come una piaga” ha consigliato poco tempo fa.

Tuttavia, i paperoni non sono tutti catastrofisti. Il miliardario Mark Cuban ci ragiona di più e ritiene che è bene mettere fino al 10% dei risparmi in iniziative ad alto rischio come Bitcoin ed Ethereum. Sempre però se si è un vero avventuriero e si deve partire con l’idea di aver già perso quei soldi.

Ma a riprova del fatto che i ricchi non snobbino poi così tanto il Bitcoin, ci pensa il fatto che la celebre rivista Forbes abbia deciso di pubblicare la prima classifica dei criptoricchi. Vale a dire quanti hanno visto lievitare il proprio patrimonio grazie alle criptovalute. E così, nella prima Richest People in Cryptocurrency, al primo posto troviamo Chris Larsen, cofondatore di Ripple, che come noto è sia una valuta virtuale sia uno strumento che facilita i pagamenti internazionali per le banche attraverso gli smart contract. Contratti digitali che si prestano bene ad ogni forma commerciale.

Il suo cripto-patrimonio vale dai 7,5 agli 8 miliardi di dollari. Del resto, la sua creatura è sempre più adottata dalle Banche, ma anche dai money transfert, come Western Union e Money Gram. Tanto che, il fatto che sia emessa da un organismo centrale con sede a San Francisco e il fatto che sia utilizzata dalle Banche, la fanno ritenere dagli esperti una criptovaluta anomala.

Al secondo posto troviamo Joseph Lubin, cofondatore di Ethereum. La quale, come Ripple, oltre ad essere una criptovaluta è anche un sistema per produrre smart contracts. Fondata dal giovanissimo Vitalik Buterin, Ethereum si è attestata presto al secondo posto come volume di transizioni delle criptovalute e ci è rimasta saldamente. La sua ricchezza è stimata in 1-5 miliardi. Canadese, ex Goldman Sachs, ha fondato Consensys (società che aiuta il lancio di cripto-aziende).

Chiude il podio Changpeng Zhao, noto come “CZ”, il quale in meno di sette mesi ha creato il più grande exchange al mondo: Binance. La sua ricchezza va da 1,1 a 2 miliardi di dollari.

Quarti troviamo i 36enni gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, tra i primi ad avere scommesso su Bitcoin (già nel 2012, quando la criptovaluta iniziò a mettersi in mostra) e diventati famosi per la battaglia legale contro Zuckerberg per la paternità di Facebook. I due ex canottieri olimpici, hanno un patrimonio che oscilla tra i 900 milioni e 1,1 miliardi, e hanno anch’essi creato un Exchange dal nome evocativo: Gemini. Il quale, insieme a Coinbase, è uno dei pochi Exchange negli Usa a rappresentare tra le poche alternative a disposizione dei cittadini americani che vogliono comprare e vendere criptovalute in dollari.

Ovviamente, il fatto che le criptovalute attirino sempre più capitali, non è passata inosservata per Hacker e ladri vecchio stampo. Tanti sono i casi di Exchange derubati (ultimo quello su Coincheck, dove sono stati derubati a fine gennaio oltre 523 milioni di token NEM, corrispondenti a 340 milioni di Euro, 58 miliardi di Yen e poco più di 530 milioni di dollari).

Ma a parte i cyberfurti, non mancano rapimenti e minacce a danno dei criptoricchi. Come riporta il New York Times, a fine gennaio un giovane russo è stato bloccato in un resort di Phuket, in Thailandia, bendato e minacciato fino a quando non ha trasferito dal proprio portafogli digitale bitcoin per circa 100mila euro. Poche settimane prima, il capo di una piattaforma di scambio ucraina è stato rapito e rilasciato solo dopo che la società ha pagato il riscatto di un milione di dollari (sempre in bitcoin). Un terzo caso si sarebbe verificato a New York, anche qui la vittima è stata liberata dietro il pagamento di un riscatto di 1,8 milioni di dollari in ether (la seconda criptovaluta per capitalizzazione dopo i bitcoin). Addirittura 3 milioni di dollari in bitcoin è la cripto ricchezza sottratta a un uomo d’affari d’affari turco, sequestrato mentre viaggiava in auto e obbligato a svelare le credenziali di accesso al suo portafogli virtuale.

D’altronde i furti di criptovalute sono favoriti dal fatto che il trasferimento di moneta virtuale è rapido, anonimo e non soggetto all’approvazione delle banche. Inoltre, a ciò occorre aggiungere che non è possibile fermare il pagamento una volta inviato, nè stornarlo in un secondo momento anche qualora si appurasse il reato. In quanto le operazioni registrate sulla blockchain (il registro distribuito di tutte le transazioni) non possono più essere modificate. E proprio a questo prima si riferiva Bill Gates: se sbagli una transazione, hai perso il tuo danaro. Comunque, le forze dell’ordine si stanno attrezzando: Chainalysis, una società specializzata nella lettura della blockchain ha già collaborato con la polizia per rintracciare i flussi di criptovalute. Tuttavia, permane l’impossibilità di associare la transazione a un nome.

Come però avviene per i furti tradizionali, anche per le criptovalute il ladro può sempre commettere un errore. Come accaduto al ladro di Phuket, beccato dopo essersi portato appresso pure il Pc della vittima.

Sempre più persone cercano di “fare in casa” il Bitcoin

Ma furti e anatemi di istituzioni e ricchi a parte, l’interesse verso il Bitcoin cresce. Al punto che sono sempre più coloro che vorrebbero farsi il Bitcoin in casa, dedicandosi quindi alla cosiddetta attività di mining. Diventata peraltro sempre più complicata man mano si va avanti, tanto che sono nate delle società appositamente dedite a minare Bitcoin: le cosiddette mining pool. Le quali si stanno trasferendo nei Paesi dell’Est Europa o asiatici in quanto lì l’ingente corrente elettrica richiesta per fare mining costa molto meno.

Secondo una ricerca di Pagomeno, sito che confronta i prezzi dei negozi online, tra il 2016 e il 2017 c’è stata un’impennata di ricerche del +1.346% nella categoria computer e accessori. Pagomeno ricorda quanto il mining di criptovalute richieda componenti hardware molto evolute“. Fondamentali sono per esempio le pci express e le schede madri. A gennaio di quest’anno le prime sono diventate la terza sottocategoria più ricercata sul portale, rispetto alla posizione numero 23 di gennaio 2017, nonché le più ricercate nella categoria computer e accessori tanto da detenere un terzo dei click-out dell’intera categoria a gennaio 2018.

Inoltre, continua Pagomeno, bisogna considerare che ad inizio 2017 la propensione all’acquisto delle pci express valeva appena lo 0,5% di tutti i click-out. Mentre a gennaio 2018 l’8%. Pertanto, siamo di fronte ad una crescita del +4.646% rispetto ad inizio 2017. Pure le schede madri hanno registrato un’impennata, raggiungendo sempre a gennaio 2018 un +752% di propensione all’acquisto rispetto ad inizio 2017. Non solo, la bitcoin-mania esplosa anche in Italia avrebbe portato sold-out pure le schede madri e le schede grafiche. Su tutte, ad andare a ruba sono state le schede madri ASRock H110 Pro BTC+ e Asus B250 Mining Expert, e le schede grafiche Sapphire Radeon RX 580 Nitro+ (11265-01) 2xHDMI 2xDP 8GB e Asus GeForce GTX 1080 Ti Strix Gaming OC 2xHDMI 2xDP 11GB.

Ma conviene davvero fare mining? In realtà, non molto. Considerando l’alto costo dell’energia elettrica che occorre, nonché la potenza di calcolo. Fino a 2-3 anni fa, era sufficiente il proprio Pc di casa, quello ordinario, come voleva appunto la decentralizzazione sostenuta da Nakamoto. Oggi invece il mining necessita di attrezzature molto più sofisticate. Secondo un calcolo, usando un Pc normale, si arriva a guadagnare 2 euro l’anno minando Bitcoin. Il tutto, a fronte di una spesa per la corrente elettrica di centinaia se non migliaia di euro. Di qui la nascita di Mining pool che sorgono in paradisi elettrici.

E a proposito di elettricità, c’è anche chi solleva un problema ambientale in merito. Tanto che, a parte la questione sicurezza, qualcuno sta già avanzando una questione ambientale. Secondo Digiconomist, il mining di bitcoin costa al mondo 30,14 terawattora (TWh) di elettricità che è più del consumo di un paese come l’Irlanda tanto per intenderci. Il Pc deve restare tutto il giorno acceso e succhia molta corrente in quanto va sottosforzo e le ventole devono lavorare molto affinché il computer non si surriscaldi.

E così alcuni Paesi sono diventati le nuove frontiere del mining, come Islanda o Bulgaria, nei quali si abbina il freddo e i bassi costi energetici. Peraltro, la Russia sta fiutando l’affare, tanto da voler creare una cittadella apposita per le mining pool, ai confini con la Cina. Scelta non casuale, considerando che, come ampiamente detto, il Paese cinese ha già da tempo (ottobre 2017) bannato le criptovalute. La Russia starebbe pensando di creare anche una criptovaluta governativa, il CrytoRublo, basato sulla tecnologia di Ethereum. Ma per ora si tratta solo di voi, dalla Russia con amore.

Criptovalute, più aumentano le ricerche su Google più aumenta il loro valore

A proposito di ricerca, è stata sottolineata una correlazione interessante tra i grafici delle quotazioni di bitcoin ed i volumi di ricerca su Google. Tanto a livello mondiale che in Italia. Dall’aprile 2017, le ricerche online di “bitcoin” sono aumentate di un +450% e il prezzo del bitcoin si è spostato quasi esattamente come le tendenze di ricerca. Anzi, l’analisi sottolinea che esista “coefficiente di correlazione” pari al 95%.

Tra le ricerche più significative in Italia troviamo proprio la parola bitcoin, cercata da 200mila persone al mese. Segue la ricerca del suo valore per circa 46mila persone, mentre 25mila cyberutenti cercano notizie sul mining, quasi 20mila persone si interessano dell’acquisto di bitcoin o vorrebbero sapere dove e come si può fare. Ancora, 16mila italiani cercano su Google cos’è il bitcoin e chiedono info sui wallet per conservare bitcoin; 13mila vorrebbero trovare bitcoin free e 10mila sapere come poterci guadagnare. Ricapitolando, gli argomenti più ricercati sono: cosa sono i bitcoin, come acquistare bitcoin, quanto vale un bitcoin.

Per quanto concerne le altre criptovalute, i volumi di ricerca sono inferiori ma comunque consistenti: per ethereum in Italia si fanno circa 108mila ricerche ogni mese, per ripple 46mila, per litecoin 30mila e per iota 15mila ricerche al mese. Questo dimostra che anche il nostro paese si sta interessando sempre più alle criptovalute e non solo al Bitcoin.

Per quanto riguarda le borse, ormai quelle di criptovalute hanno superato quelle tradizionali. Dall’aprile 2017 anno superato le prime e sono cresciute del 229% nel dicembre 2017. A livello mondiale, una ricerca su tre proveniva dagli Usa, una su dieci dalla Russia, mentre il nostro paese si piazza al 15mo posto.

NEO, pronto il sorpasso a Bitcoin?

A proposito di criptovalute oltre al Bitcoin, interessante è quanto sta facendo registrare la futuristica criptovaluta NEO. Dopo aver toccato un minimo relativo in area 75 contro il dollaro americano il 5 febbraio scorso, da alcune settimane NEO (NEO) è tornata di prepotenza sulla via rialzista.

Infatti NEO, dopo non essere riuscita a toccare quota 150 dollari, si attesta ora sui 128,59 dollari, raggiungendo quota quinto posto per volume di capitalizzazione. Con una liquidità pari a 233,430,297.32 dollari.

NEO in queste settimane è una delle criptovalute che ha fatto registrare i guadagni più elevati in confronto all’andamento delle quotazioni del Bitcoin (BTC). A conferma di ciò, il fatto che vi sia un apprezzamento del cross cripto-valutario NEO/BTC su l’Exchange Binance.

Quest’ultimo, peraltro, ha annunciato in maniera ufficiale il lancio del supporto ad una fork di NEO: Ontology (ONT), in corrispondenza del blocco 1.974.823. L’avvio del nuovo progetto, su una blockchain separata, è partito nella serata di giovedì 1 marzo 2018. Con il seguente concambio: per ogni NEO gli aderenti riceveranno 0.2 ONT. Il 50% degli ONT ottenuti sarà bloccato fino al secondo trimestre del 2018, mentre l’altro 50% sarà liberamente negoziabile.

Cosa ha in comune NEO con Bitcoin ed Ethereum? Il fatto di essere, come le altre monete digitali, decentralizzate, di usare un linguaggio open source, una tecnologia blockchain per il blocco delle transazioni, ed una rete peer-to-peer al fine di criptare le transazioni stesse e rendere impossibile ogni tentativo di duplicazione o falsificazione. Con Ethereum, in particolare, NEO ha in comune la possibilità di produrre smart contracts. Ovvero contratti digitali non regolati dalle ordinarie leggi in materia, ma garantiti dal sistema stesso. Un esempio di smart contract potrebbe essere il pagamento digitale di un caffè o di un dominio web. Quindi, non esistono intermediari nella cessione di beni o servizi, quindi costi o burocrazia superflua.

Ma cosa spinge così tanto la popolarità di NEO? Rispetto al Bitcoin, questa criptovaluta si mostra preferibile proprio perché, come Ethereum, ha in più la possibilità di creare smart contract. Ponendosi pertanto come principale competitor di Ethereum. Ma quanto a quest’ultimo, NEO presenta il vantaggio di sfruttare il linguaggio Java, GO e Python,. Mentre la criptovaluta di Vitalik Buterin si basa solamente sul linguaggio Solidity. Per queste ragioni, NEO potrebbe attirare più sviluppatori, dato che si presta a più strumenti di lavoro, consentendo in questo modo l’allargamento della propria comunity.

NEO ha superato il problema iniziale quando fu fondato nel 2014, relativo alla assenza di un wallet funzionante ed efficiente che consentisse di operare senza dover sincronizzare continuamente la Chain e di poter reclamare facilmente i GAS (ex Antcoin). Da agosto 2017, sono stati lanciati una serie di Light Wallet (proprio come MyEtherWallet) con sincronizzazione immediata e possibilità di richiedere i GAS ancora non reclamati.

Neowallet.net si distingue per queste caratteristiche:

  • sincronizzazione immediata
  • grafica intuitiva, molto simile a MyEtherWallet
  • dopo un auto-invio dei propri NEO sul proprio indirizzo, i Token GAS sono disponibili per essere reclamati tramite un apposito tasto

Alternativa ad esso è NeoTracker, il quale nasce come Block Explorer e consente inserendo il Public Address di monitorare oltre al balance di NEO, anche quello di GAS (claimed e unclaimed). Sempre nel mese di agosto 2017 è stata aggiunta, con grande successo, pure la funzione wallet, ufficializzata pure nel sito neo.org. NeoTracker consente di acquistare i GAS con un unico click, senza dover effettuare la fastidiosa operazione dell’auto-invio dei NEO al proprio indirizzo per averli disponibili.

Sempre ad agostom Binance, ha attivato il GAS Wallet per i depositi e la possibilità di scambiarlo con i Bitcoin. Il tutto ha fatto sì che comprare o cedere i GAS sia diventano molto più semplice, e senza dover usare gli exchange cinesi. Peraltro poi chiusi poco dopo (come detto da ottobre 2017). Oltre che negli Usa, NEO si sta facendo strada pure in Europa.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY