Bitcoin intrappolato a $80.000: i trader non si fidano ancora del breakout
Sopra gli 80.000 dollari, ma con il freno a mano tirato. I numeri dicono che Bitcoin ha trovato un supporto solido, ma il comportamento degli operatori racconta qualcosa di diverso: molta copertura, pochi acquisti convinti, e un nervosismo che non si è ancora dissolto.
Il supporto a 80.000 dollari esiste, ed è sicuramente più robusto rispetto a qualche settimana fa grazie alla domanda istituzionale che passa attraverso gli ETF spot e alle riserve di BTC sugli exchange ai minimi pluriennali.
I dati di Glassnode mostrano però che il rialzo del leverage e la crescita delle posizioni short segnalano coperture, non slancio.
A complicare il tutto ci sono i dati macro. Questa settimana ci sono varie notizie: scade il mandato di Jerome Powell, il Senato vota su Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed, arrivano i dati CPI di aprile e i PPI. Tutto in cinque sessioni.
Per chi opera su Bitcoin, è un calendario da seguire. Puoi consultare la nostra sezione Calendario Economico in cui trovi gli aggiornamenti su questi eventi importanti.
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Gli ETF continuano a dettare il ritmo
I flussi istituzionali tengono il mercato in piedi. Nella settimana chiusa il 10 maggio, i fondi cripto hanno raccolto 857 milioni di dollari netti, più di 600 milioni dei quali diretti verso prodotti Bitcoin. BlackRock con IBIT guida ancora la classifica: il solo 4 maggio aveva registrato 335 milioni in un’unica giornata, trascinando il settore al suo primo miliardo settimanale da gennaio.
Ecco gli ultimi dati su SoSovalue:

Dall’avvio degli ETF spot nel 2024, gli inflows totali hanno superato 56,5 miliardi di dollari. La La domanda è distribuita tra più emittenti: Fidelity con FBTC e Ark Invest con ARKB seguono BlackRock a distanza ravvicinata.
Che non sia più un solo gestore a raccogliere tutto è un segnale concreto di maturazione del mercato.
Sui futures il quadro è meno lineare. I funding rate positivi indicano una preferenza rialzista, ma la velocità con cui sono saliti suggerisce leva, non convinzione. Il mercato aspetta un catalizzatore esterno. Lo avrà, nei prossimi giorni, nel bene o nel male.
La settimana macro più intensa del 2026
Questa settimana ci sono molti eventi a cui prestare attenzione. Inflazione, costi alla produzione, conferma del nuovo presidente Fed, aggiornamenti sui dazi e le tensioni iraniane sono tutti in calendario nella stessa settimana. Pochi precedenti in tempi recenti.
Kevin Warsh è visto bene dal mercato crypto. Ha posizioni chiare su Bitcoin come riserva di valore, pur avendo espresso scetticismo su molti altri progetti. Soprattutto, tende a preferire tassi più bassi di Powell. La sua conferma, se avviene, toglie un’incertezza dal quadro. Non la risolve, ma la toglie.
I mercati predittivi danno al 56% la probabilità di un tocco dei 85.000 dollari entro metà maggio. L’intervallo 80.000-82.000 resta lo scenario centrale per il 12 maggio secondo Polymarket, con il 50% delle probabilità. Alle 9:15 dell’11 maggio, il prezzo era a 81.224 dollari.
I livelli da guardare
Gli 80.000 dollari stanno lentamente cambiando natura, passando da resistenza a supporto. Il processo non è ancora concluso. Come osserviamo sul grafico, Bitcoin ha mancato di poco un breakout importante di recente, e storicamente queste occasioni mancate richiedono tempo prima che il mercato si riprovi.

Ci sono sia le medie di lungo periodo da superare come quella a 200 giorni, ma ci sono sopratutto le resistenze principali in area 85.000-90.000 dollari.
Per superarle servono dati CPI sotto le attese, afflussi negli ETF in accelerazione e un calo magari delle posizioni in leva sui futures, che appaiono un tantino eccessive.
I dati CPI di martedì 13 daranno la prima risposta seria. Fino ad allora, il mercato aspetta.