Bitcoin sotto $70.000: fase di stallo per il mercato crypto

Bitcoin oscilla oggi tra 69.400 e 71.000 dollari gli ETF spot continuano a perdere capitali. Non è un crollo, almeno per ora, ma i segnali di stress sono lì, chiari e difficili da ignorare.

Ethereum fa anche peggio: nelle ultime 24 ore perdendo il 4,1% e avvicinandosi pericolosamente ai 2.000 dollari, mentre token DeFi e AI hanno accusato cali a doppia cifra in alcuni casi.

La capitalizzazione totale del settore è scivolata a 2,36 trilioni, circa 100 miliardi in meno rispetto ai massimi della settimana. Non una catastrofe, ma abbastanza da richiamare l’attenzione.

Cosa sta succedendo, esattamente? La risposta breve è: tutto insieme, nello stesso momento. Petrolio caro, banca centrale americana in modalità restrittiva, incertezza geopolitica.

Andiamo a vedere qualche dato.

Il supporto a 70.000 dollari: cinquanta giorni di lotta tra tori e orsi

Da quasi cinquanta giorni, Bitcoin è bloccato in un range, tra circa 60.000 e 75.000 dollari. Lo vediamo bene anche nel grafico su TradingView:

Grafico BTC-USD - 26 Marzo 2026

E realtà è una fase di mercato che molti analisti guardano con rispetto, non con paura. Una consolidazione prolungata dopo un forte ribasso (dai 90.000 dollari di inizio anno ai 60.000 di febbraio) non è necessariamente un segnale ribassista. Può essere, semplicemente, un mercato che riprende fiato.

Il problema di oggi è che questa ripresa non è convincente. Bitcoin ha aperto la giornata con un calo del 2,6% rispetto alla mezzanotte, toccando 69.400 dollari, il minimo delle ultime settimane, rima di recuperarne una parte.

Il movimento coincide con una fiammata del petrolio e con un generalizzato “flight to safety” sui mercati globali, che penalizza tutti gli asset con un profilo di rischio elevato.

Derivati: funding negativi, segnale da non sottovalutare

Nei mercati dei derivati, qualcosa si è rotto. I funding rate, quella piccola commissione che i long pagano ai short (o viceversa) nei contratti perpetual, sono tornati negativi.

Funding rate - 26 Marzo 2026

In soldoni: i trader stanno pagando per stare short, scommettendo su ulteriori ribassi. L’open interest è sceso del 3,5% a 108 miliardi, segno che le posizioni si stanno chiudendo.

Tieni a mente, però, una cosa importante: tutto questo non costituisce automaticamente una “bear flag”, la formazione grafica che prelude ai grandi crolli. Gli analisti più attenti la interpretano come una fase di attesa.

Il mercato sa che il 28 marzo arrivano dati importanti (PCE, Iran, opzioni in scadenza) e preferisce stare alla finestra piuttosto che impegnarsi in una direzione.

Gli ETF e i soldi istituzionali: quando escono, fanno rumore

Numeri poco brillanti dagli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti: il 25 marzo si sono registrati afflussi netti per 7 milioni di dollari.

ETF spot Bitcoin: ultimi dati 26 Marzo 2026

Sol il 23 Marzo abbiamo avuto 167 milioni di afflussi mentre negli altri giorni, come vedete, abbiamo numeri negativi.

Non è un numero enorme rispetto ai miliardi accumulati in precedenza, ma la tendenza conta. Fidelity ha perso circa 45 milioni col suo fondo nelle ultime sessioni, e altri emittenti hanno visto uscite simili.

I deflussi recenti non cancellano l’ottimismo di fondo. Gli investitori istituzionali non stanno abbandonando Bitcoin: stanno riducendo l’esposizione in attesa di capire dove andrà l’inflazione, i tassi e il petrolio.

Petrolio, Fed e geopolitica

Il petrolio Brent è salito sopra i 100 dollari, con punte a 112, a causa della quasi-chiusura dello Stretto di Hormuz nel conflitto USA-Iran.

BZ=F NYM
$90,38 USD
-9,07% oggi
Market Cap
Volume
82.451
P/E Ratio
Variazione
$9,01
Oggi
-9,1%
3M
+39,2%
1 Sett.
-5,1%
Andamento prezzo
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Più caro il petrolio, più alta l’inflazione. Più alta l’inflazione, meno spazio ha la Fed per tagliare i tassi. Meno tagli, più alto il costo del denaro. E con tassi alti, gli asset rischiosi, Bitcoin in testa, soffrono.

Se il PCE del 28 marzo confermasse questa tendenza, anche quell’unico taglio previsto potrebbe sparire dal radar.

E poi c’è l’Iran. Il 28 marzo scade la finestra diplomatica di cinque giorni aperta da Trump. Se la diplomazia funziona, il petrolio scende, l’inflazione rallenta, i mercati respirano, e Bitcoin potrebbe rimbalzare.

Se fallisce, lo scenario si complica. Due eventi nello stesso giorno, entrambi con effetti potenzialmente enormi sul mercato crypto.

Cosa fare adesso:

Se ti stai chiedendo cosa fare in questo contesto, la risposta onesta è: aspettare.

Il 28 marzo è troppo vicino e troppo carico di catalizzatori per prendere decisioni affrettate in un senso o nell’altro. Tenere il supporto dei 70.000 dollari nelle prossime sessioni è il minimo per mantenere vive le speranze di un rialzo convincente, magari accompagnato da volumi che non guasta mai.

Se il PCE risulterà più basso del previsto e la diplomazia sull’Iran darà segnali positivi, uno scenario di rimbalzo verso 73.000-75.000 diventa realistico.

Se invece i dati macro deluderanno, la prossima area di supporto è tra i 65.000 e i 67.000 dollari. Massima attenzione ai prossimi giorni.

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