Apri la app di trading, guardi il prezzo di Bitcoin, a 67.000 dollari circa, e ti chiedi: siamo ancora in correzione o sta per succedere qualcosa?
È una domanda legittima, e oggi più che mai la risposta non è scontata.
Stamattina, 20 febbraio 2026, BTC segna un rialzo dello 0,66%. Niente di straordinario, in apparenza. Ma considera il contesto: siamo in una fase di «paura estrema», l’indice di sentiment è a 7 su 100, un livello che non si vedeva da mesi.
Chi ha un po’ di esperienza sa che quando la paura tocca questi picchi, le cose spesso si muovono. In che direzione, dipenderà anche da quello che succederà nelle prossime ore.
Oggi la Corte Suprema americana è attesa a pronunciarsi sui dazi Trump. Una sentenza. Un comunicato. E il mercato potrebbe cambiare faccia in pochi minuti, esattamente come già accaduto a Gennaio, quando un semplice rinvio della stessa decisione aveva fatto schizzare Bitcoin di duemila dollari in meno di un’ora.
Non solo. Questa settimana Intesa Sanpaolo, sì, la più grande banca italiana, ha rivelato di detenere 96 milioni di dollari in ETF spot su Bitcoin.
Strategy (la ex MicroStrategy) ha appena comprato altri 2.486 BTC. E BlackRock ha lanciato altri 340.000 titoli del suo ETP Bitcoin alla Borsa di Londra.
Insomma: qualcuno sta comprando, e lo fa in grande.

Andiamo a vedere un po’ di dati.
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Sommario
Dov’è Bitcoin adesso e dove potrebbe andare a breve
Il prezzo di BTC è stabile da settimane nel range tra i 67.000 dollari ed i 70.000 dollari.
Siamo ancora lontanissimi dal massimo storico di 126.000 toccato nell’ottobre scorso, praticamente il mercato ha dimezzato il valore in pochi mesi.
Non è una bella storia per chi è entrato ai massimi, ma è una storia che si conosce: Bitcoin lo ha già fatto, e ogni volta ha poi trovato un nuovo punto di partenza.
I livelli che contano
Sul grafico giornaliero, la situazione è chiara: siamo sotto la SMA50, MACD ribassista, RSI e stocastico in ipervenduto.
Non un quadro allegro. Però c’è una cosa interessante: nelle ultime sedute è comparsa una candela hammer, uno di quei pattern che spesso indica che il mercato sta cercando un floor.

I supporti da tenere d’occhio? Nell’immediato, 65.000-67.000 dollari. Più sotto, l’area critica è quella tra 60.000 e 62.000, se rompe lì, si fa dura.
Sul lato rialzista, la prima resistenza vera è a 70.000 dollari, poi c’è l’EMA50 settimanale a 80.000, e i minimi di novembre 2024 attorno agli 82.000-84.000.
Per parlare di inversione strutturale, serve recuperare con forza e decisione i 92.000 – 94.000$ , la media a 200 periodi. Non domani, probabilmente, ma è il traguardo su cui molti analisti fissano l’orizzonte.
Paura estrema: rischio o occasione?
Un indice di sentiment a 12/100 fa paura. Ma pensa a questo: la maggior parte delle grandi inversioni rialziste di Bitcoin nella storia è partita esattamente da qui, da questi livelli di capitolazione psicologica.
Non è una garanzia, sia chiaro. È però un contesto in cui molti investitori professionali iniziano a fare le loro mosse in silenzio.
Anche gli ETF raccontano una storia: il costo medio d’ingresso per gli investitori ETF americani si aggira intorno agli 84.000 dollari, il che significa che una fetta consistente di questi investitori è in perdita del 20% circa.

Eppure le masse in gestione sono rimaste entro il 5% dai massimi storici in termini di Bitcoin detenuti.
Non c’è stata la grande fuga.
Chi sta comprando Bitcoin mentre tu guardi il grafico
Mentre il retail esita, gli istituzionali, o almeno alcuni di loro, si muovono. E questa settimana lo hanno fatto in modo piuttosto rumoroso.
Strategy compra ancora. Ancora. E ancora.
Michael Saylor non smette. Strategy, l’ex MicroStrategy che ha cambiato nome per mettere i Bitcoin al centro della propria identità aziendale ha acquistato altri 2.486 BTC tra il 9 e il 16 febbraio, sborsando 168,4 milioni di dollari a un prezzo medio di 67.710 dollari per moneta.

Il totale in portafoglio è adesso 717.131 Bitcoin, comprati in media a 66.384 dollari. Si parla di 33 miliardi di dollari investiti complessivamente.
E Strategy detiene il 3,4% di tutti i Bitcoin che esisteranno mai. Hai letto bene: il 3,4% dell’offerta massima di un asset monetario globale, concentrato in una singola società quotata in Borsa.
Che tu la consideri geniale o folle, è una scommessa di quelle che non si dimenticano.
Intesa Sanpaolo fa il grande passo
Questo è forse il dato più sorprendente della settimana, e merita di essere sottolineato. Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, tra le prime venti in Europa, ha depositato il 17 febbraio alla SEC un Form 13F che rivela 96 milioni di dollari in ETF spot Bitcoin: 72,6 milioni nell’ARK 21Shares Bitcoin ETF e 23,4 milioni nell’iShares Bitcoin Trust di BlackRock.
Non è una banca crypto-nativa, non è un hedge fund specializzato in digitale. È un istituto bancario tradizionale con oltre mille miliardi di euro di asset.
Il fatto che compaia in un filing SEC con exposure diretta a Bitcoin cambia qualcosa a livello di narrazione: non sei più solo tu, l’investitore retail curioso, a mettere i soldi in crypto.
Ci sono le grandi banche europee, ora. E quando arrivano loro, di solito altri le seguono.
Sul fronte degli ETP regolamentati, iShares Digital Assets AG, il braccio europeo di BlackRock ha emesso 340.000 nuovi titoli della propria serie Bitcoin sul London Stock Exchange.
Il totale della serie supera ora i 114 milioni di titoli. E’ un segnale concreto: la domanda istituzionale per strumenti regolamentati su Bitcoin in Europa tiene, anche durante una correzione.
La sentenza della Corte Suprema: il jolly di oggi
Passiamo al catalizzatore del giorno, quello che potrebbe muovere tutto nel giro di pochi minuti.
La Corte Suprema USA si appresta a pubblicare la propria decisione sulla legittimità dei dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump tramite l’IEEPA, la legge che consente al presidente di usare poteri d’emergenza in materia commerciale.
I due scenari e le conseguenze per Bitcoin
Le piattaforme di prediction market danno circa il 70% di probabilità a un verdetto contrario ai dazi.
Se la Corte li boccia, si apre uno scenario potenzialmente molto positivo per i mercati: oltre 133 miliardi di dollari in rimborsi doganali tornerebbero nelle casse delle aziende americane, la liquidità aumenterebbe, e la propensione al rischio potrebbe rimbalzare.
In questo caso, Bitcoin potrebbe rompere con decisione il livello dei 70.000 dollari.
Se invece la Corte conferma i dazi, le aspettative inflazionistiche tornano a salire e il quadro macro si fa più pesante per tutti gli asset rischiosi, Bitcoin incluso. Il supporto tra 65.000 e 67.000 dollari tornerebbe subito sotto pressione.
La parola d’ordine, in quel caso, sarebbe cautela.
La storia recente ti dà un’indicazione concreta: quando a gennaio la Corte ha semplicemente rinviato la decisione, senza ancora emettere sentenza, BTC è saltato da 88.000 a più di 90.000 dollari in meno di un’ora, con 39 milioni di short liquidati in tempo reale.
Una notizia attesa, quindi, può ancora muovere il mercato in modo violento. Oggi i volumi e la liquidità sono più bassi di allora, il che significa che i movimenti potrebbero essere ancora più amplificati.
Quello che il mercato ti sta dicendo oggi
Bitcoin a 67.000 dollari non è una storia semplice da raccontare.
È un mercato in piena tensione: da una parte, la correzione tecnica e il sentiment negativo spingono verso il basso; dall’altra, gli istituzionali continuano a comprare.
Se sei un investitore di lungo periodo, i fondamentali non ti dicono di vendere. Se sei un trader, la volatilità di oggi potrebbe essere una finestra interessante, ma con un risk management rigoroso, perché il mercato può muoversi velocemente in entrambe le direzioni.
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