BIP-110, la proposta di fork su Bitcoin arriva alla scadenza con zero supporto dai miner

La BIP-110 — il soft fork temporaneo che vorrebbe escludere i dati non finanziari dalla blockchain di Bitcoin — si avvicina alla scadenza…

La BIP-110, il soft fork temporaneo che vorrebbe escludere i dati non finanziari dalla blockchain di Bitcoin, si avvicina alla scadenza di agosto con un consenso tra i miner pari allo 0,42%: 38 blocchi segnalati su 9.066 dalla finestra aperta a maggio. Nessun pool di mining di peso ha aderito. Michael Saylor di Strategy e Adam Back di Blockstream si sono dichiarati contrari senza mezzi termini.

Presentata nel dicembre 2025 sotto lo pseudonimo Dathon Ohm con il nome formale “Reduced Data Temporary Soft Fork”, la proposta vuole bloccare per dodici mesi le iscrizioni Ordinals, i token BRC-20 e i protocolli Runes, fissando tetti ai dati inseribili nella catena. I promotori la ritengono indispensabile per difendere Bitcoin dal traffico non monetario che intasa i blocchi. I critici vedono in essa un precedente: se oggi si filtrano le transazioni in base al contenuto, domani qualcuno potrebbe escluderne altre per ragioni politiche o normative.

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La finestra di segnalazione obbligatoria è attesa intorno al blocco 961.632, previsto a inizio agosto 2026. L’eventuale attivazione scatterebbe al blocco 965.664, verso il 1° settembre. Il confronto richiama le “guerre sulla dimensione dei blocchi” del 2015-2017, con una differenza netta: chi si oppone al fork dispone di un vantaggio che sembra incolmabile.

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Come funziona la BIP-110: sette regole con data di scadenza

La proposta introduce sette regole di consenso temporanee, progettate per disattivarsi dopo un anno dall’attivazione. Le quattro principali: gli output OP_RETURN vengono limitati a 83 byte; i push di dati oltre i 256 byte vengono bloccati; i formati di script usati per archiviare dati arbitrari vengono ristretti; le transazioni che incorporano grandi quantità di contenuti non monetari vengono respinte.

Il meccanismo scelto è il User-Activated Soft Fork (UASF), lo stesso usato nel 2017 per SegWit. La soglia di segnalazione è stata abbassata al 55%, contro il 95% dei soft fork tradizionali, per rendere l’attivazione più raggiungibile. La finestra di segnalazione volontaria copre i blocchi dal 957.600 al 959.615, con la deadline di lock-in al blocco 961.542.

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I bersagli dichiarati sono le iscrizioni Ordinals, il protocollo che consente di incorporare immagini, testi e contenuti di ogni tipo nei blocchi Bitcoin, e i token BRC-20 e Runes, che usano lo spazio dei blocchi per creare asset fungibili e non fungibili sulla rete. I promotori sostengono che queste attività sottraggono spazio alle transazioni monetarie e gonfiano le commissioni per tutti gli utenti.

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Saylor e Back contrari: ‘Il vero pericolo è il precedente’

Saylor ha condensato il suo ragionamento in una frase secca: “Ci sono 110 cose più pericolose per Bitcoin dello spam. La BIP-110 trasforma una disputa sullo spam in un cambiamento di consenso che invaliderebbe alcune transazioni attualmente valide e che pagano commissioni. Quel precedente è il vero pericolo.”

Distribuzione della segnalazione miner per BIP-110: solo lo 0,42% dei blocchi ha espresso supporto (38 su 9.066). Fonte: dati CoinDesk.

Se Bitcoin comincia a selezionare le transazioni in base a cosa contengono, qualcuno domani potrebbe usare lo stesso meccanismo per bloccare altre categorie di operazioni, per motivi fiscali, di compliance o semplicemente politici. In gioco c’è la neutralità della rete.

Adam Back, cofondatore di Blockstream e figura storica del mondo cypherpunk, ha definito la proposta “una missione per controllare le azioni degli altri” e ha aggiunto: “Bitcoin rispettosamente dice no a quello che volete.”

Per Back, chi insiste rischia di “biforcarsi e restare deluso senza capire perché Bitcoin ha respinto la proposta”, un richiamo al fallimento di Bitcoin Cash nel 2017, nato da una scissione analoga sulle regole della rete.

Ma c’è di più. Nessun pool di mining ha segnalato il supporto, e l’adozione tra i nodi che eseguono Bitcoin Knots, il client compatibile con la BIP-110, resta confinata a pochi operatori isolati.

Due scenari: archiviazione o fork di minoranza

Con lo 0,42% di hashrate a favore e nessun segnale di inversione, gli esiti realistici sono due.

Primo: la proposta non raggiunge il 55% nella finestra obbligatoria, non si attiva e viene archiviata nei fatti.

Secondo: un piccolo gruppo di nodi e miner procede comunque, creando un “fork di minoranza“, una catena parallela con regole diverse dalla principale.

Questo secondo scenario richiamerebbe le scissioni già viste: Bitcoin Cash, Bitcoin SV, Bitcoin Gold.

Ma la BIP-110 ha una particolarità: prevede una scadenza automatica dopo dodici mesi, il che rende il fork temporaneo per design. Senza il supporto dei grandi exchange e dei pool, una catena minoritaria avrebbe un peso trascurabile sulla rete principale.

Il dibattito, al di là dell’esito tecnico, ha riportato a galla una domanda ricorrente: Bitcoin deve rifiutare gli usi non monetari per preservare la sua funzione originaria, oppure deve processare qualsiasi transazione disposta a pagare le commissioni?

I miner hanno risposto con il silenzio. Il mercato con l’indifferenza. Per adesso, Bitcoin resta aperto a tutti gli usi.

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.