Biometrica, cosa si intende e rischio privacy

In futuro diremo addio alle password e ci identificheremo col nostro corpo

Diciamocela franca. Quanti di noi dimenticano sovente la password per accedere ai siti online, soprattutto a quelli che si usano raramente? Un po’ tutti. Certo, sarebbe buona abitudine segnarle su un foglio di carta ma ormai abbiamo quasi del tutto bandito l’uso di carta e penna. E allora, ecco che ogni volta ci facciamo aiutare dal fatidico link con dicitura: hai dimenticato la password? Che tramite mail ci aiuta a crearne una nuova. Il problema si amplifica poi quando ci vengono richieste password molto complesse, che oltre ai segni alfanumerici, ci chiedono pure di inserire caratteri speciali. Oltre a richiederci un codice lungo. Ma tutto ciò presto potrebbe finire, anzi, finirà sicuramente. Come? Grazie alla biometrica. Non lasciatevi spaventare dal termine e proseguite nella lettura.

Cosa si intende per Biometrica

biometrica
Scanner dell’iride

Già si sta parlando di rivoluzione biometrica. Infatti, il corpo è la chiave multiforme mediante la quale la tecnologia sostituirà i codici alfanumerici (la succitata fastidiosa password) con parti del nostro corpo passate su uno scanner: battito del cuore, un tatuaggio, le impronte digitali su un dito, un occhio, il riconoscimento facciale, la scansione vocale, un orecchio, perfino i succhi gastrici prelevati mediante una pillola da ingerire. Così ci si potrà autentificare su computer, smartphone e siti online. Dunque, niente più codici, parole, combinazioni complesse da ricordare. In realtà. La biometrica è già una realtà, dato che il sensore dell’impronta digitale è già usato per sbloccare gli smartphone di ultima generazione e alcuni personal computer. Si pensi a ‘Windows Hello’, integrato in tablet e smartphone, permettendo di accendere il computer, eseguire l’accesso o spegnerlo usando il viso, l’iride o l’impronta digitale attraverso una videocamera.

Biometrica, progetti futuri

biometrica facciale
Biometria tramite viso

Si prospetta che entro il 2020 l’industria biometrica varrà 33 miliardi di dollari. Sono tanti i progetti in campo da parte dei colossi informatici, che non stanno certo a guardare Microsoft. Da parte sua, Yahoo sta ad esempio elaborando ‘Bodyprint’, una tecnologia che trasforma i display degli smartphone in scanner biometrici per autenticare l’utente mediante le caratteristiche anatomiche. Apple progetta invece ‘Low Threshold Face Recognition’, un sistema di riconoscimento facciale che farà accedere all’iPhone inquadrando il volto con la fotocamera come per fare un selfie, mentre Google userà la biometria vocale. Come alternativa alle password, Motorola, già dal giugno 2013, sta sperimentando tatuaggi e pillole hitech. I tatuaggi elettronici, sviluppati dall’azienda statunitense MC10, sono circuiti flessibili applicabili alla pelle come cerotti adesivi e impermeabilizzati con uno spray, che funzionano per settimane.

Molto particolari sono poi le pillole-password prodotte dalla Proteus, che consistono in capsule da inghiottire contenenti minuscoli chip. Raggiunto lo stomaco, ricavano dai succhi gastrici l’energia per funzionare e trasmettono una password identificativa sotto forma di deboli impulsi elettrici percepibili attraverso la pelle. Pur essendo già stato certificato che non nuocciano alla salute, non sono ancora state commercializzate. Il colosso giapponese dell’elettronica Fujitsu, invece, sperimenta con successo il riconoscimento oculare per l’autenticazione sul suo nuovo smartphone, Arrows NX F-04G, che usa una telecamera a infrarossi frontale in combinazione con una luce Led che scannerizza l’iride, garantendo la certezza del riconoscimento con ampio margine di sicurezza.

Biometrica, quali rischi per la privacy

biometria impronte digitali
Anche la biometrica comporta seri dubbi sulla privacy

Come ogni nuova tecnologia, anche la Biometrica può comportare problemi di privacy. Infatti, se la tradizionale password una volta compromessa (in caso di smarrimento, dimenticanza, individuazione da parte di malintenzionati), può essere facilmente cambiata, cosa succede per la biometrica? Quest’ultima non sarà (forse mai) di per sé, garanzia assoluta di sicurezza. Si può inoltre presentare, anche se appare un evento raro, più che improbabile, il problema della coercizione, che, più che una soluzione tecnologica, richiederebbe un sistema di protezione ‘fisica’, specie qualora si consideri che le tecnologie biometriche per l’identificazione della pupilla o dei vasi sanguigni che la circondano sono utilizzate per evitare intrusioni in centri di ricerche, basi militari e aree sensibili di grandi industrie. Nei film futuristici o militari abbiamo spesso visto come si sia arrivato anche a violenze fisiche atroci pur di entrare in possesso di un elemento da cui prelevare il dato biometrico.

Pertanto, in futuro occorrerà verificare se e in che misura l’uso di sistemi biometrici in ambito privato comporti o meno dei rischi riguardo la protezione della privacy. E, caso per caso, valutare se l’obiettivo perseguito non possa essere raggiunto con misure meno lesive dei diritti della personalità. Infine, i dati biometrici non andrebbero memorizzati in una banca dati centrale, ma su un supporto di sicurezza (smart card o chiave usb), conservato dal titolare dei dati. Colossi come Google, Samsung e Microsoft cooperano per realizzare un metodo di autenticazione universale, sicuro e semplice da utilizzare, e hanno dato vita alla Fast Identity Online Alliance, un consorzio industriale che il 9 dicembre 2014 ha pubblicato le specifiche tecniche dei protocolli necessari per uniformare a livello internazionale i metodi di autenticazione. Una sorta di carta universale a cui tutti dovrebbero attenersi. Su base nazionale, invece, la garanzia della privacy resta demandata agli organi di controllo preposti in ciascun paese. L’Italia è pronta? Stando alla lentezza con la quale la digitalizzazione sta arrivando nel nostro Paese, abbiamo seri dubbi.