La BCE è pronta a regalare altri soldi alle banche (LTRO)

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Gli appassionati di economia, o semplicemente coloro che seguono con particolare attenzione l’attualità, ricorderanno le operazioni di LTRO, uno strumento di politica monetaria inaugurato da Mario Draghi, che portò le banche di tutta Europa a intascarsi qualcosa come mille miliardi di euro, una cifra equivalente a metà del debito pubblico italiano, che è, giusto ricordarlo, il terzo più grande al mondo.

Ma cosa spinge Draghi a invocare un nuovo LTRO? Semplicemente, la necessità di procedere con le politiche monetarie espansive e l’impossibilità di utilizzare le armi già in funzione in Giappone, Stati Uniti e, parzialmente, Regno Unito.

Per afferrare il concetto è necessario distinguere tra cosa è ufficialmente LTRO e cosa è stato, in realtà, secondo alcuni detrattori, l’LTRO stesso.

Draghi ha pensato questa operazione come uno strumento per immettere liquidità nel sistema reale, dunque per finanziare le imprese e le famiglie. Indirettamente, sia chiaro. Per farlo, ha letteralmente regalato una valanga di euro alle banche commerciali, con la speranza, appunto, che gli stessi istituti li “girassero” agli attori economici alla base della piramide e che lo facessero all’interesse più basso possibile. Questo non è accaduto: il credit crunch, ossia la stretta al credito (la difficoltà delle imprese e dei privati in generale a ricevere prestiti) si attesta ancora a livelli insostenibili e capaci di bloccare la ripresa.

Qualcosa è andato storto, evidentemente. Se le banche hanno ricevuto denaro, ma non l’hanno trasferito a chi di dovere, dov’è andato a finire? La risposta è semplice, e fai il paio con le teorie più populiste ma che, in questo caso, potrebbero benissimo rivelarsi esatte. In seguito all’LTRO, infatti, si è verificata una tendenza piuttosto spiccata (anomalamente spiccata) a internalizzare il debito. In parole povere, le banche, anziché spendere gli euro per prestarli a famiglie e imprese, hanno acquistato i titoli di debito del proprio paese ma che fino a quel momento erano in mano straniere.

Per chi vuole vederlo, il disegno è chiaro: la Germania ha spinto le banche tedesche a vendere i titoli “tossici” di Italia, Spagna, Portogallo e ha spinto le banche dei rispettivi paesi ad acquistare. Il beneficio che il paese della Merkel avrebbe ricavato da un simile giro di denaro è presto detto: la diminuzione dell’esposizione delle banche tedesche in caso di una bancarotta da parte di uno stato sovrano. E’ logico: se l’Italia deve i soldi alla Germania, e quest’ultima su tale credito ha basato l’acquisto di – facciamo un esempio – un certo numero di commodities, allora se l’Italia dichiara bancarotta la Germania ne soffrirebbe di conseguenza perché si troverebbe in forte difficoltà ad acquistare quello che ha sempre acquistato. Dunque, meglio passare la patata bollente (BTP e compagnia bella) a le banche del paese “responsabile”.

Se questo quadro accusatorio si rivelasse esatto, un altro LTRO avrebbe gli stessi effetti. Sempre che Draghi non sia in qualche modo coinvolto nella faccenda dell’internazionalizzazione del debito, dovrebbe prima costringere le banche commerciali a firmare alcune garanzie sull’uso del denaro che, presumibilmente, sarà riversato a breve nelle loro casse.