Bce: allarme occupazione in Italia

La Banca Centrale Europea di Mario Draghi frena gli entusiasmi del premier Matteo Renzi in merito alla ripresa del mercato del lavoro. L’ultimo studio della Bce basato sui dati Eurostat, infatti, sottolinea come il lavoro in Italia sia fermo e come, negli ultimi due anni, nel nostro Paese si sia creata meno occupazione rispetto alle principali economie dell’Eurozona.

L’occupazione nell’Eurozona

Il Bollettino economico della Bce mette in luce come l’occupazione cresca poco in Italia. La ripresa dell’Eurozona ha favorito una crescita generalizzata degli occupati, specialmente in Germania e in Spagna, mentre in Italia l’occupazione “è rimasta pressoché invariata, in controtendenza rispetto all’area euro e alle economie più piccole”. Il confronto appare in particolar modo sfavorevole se guardiamo tutte le economie della zona Euro colpite dalla crisi del debito: Spagna, Portogallo, Irlanda e persino Grecia, dove si è avuto un aumento “marcato” dell’occupazione.
Nel complesso, in Eurozona, dal secondo trimestre 2013 al secondo trimestre del 2015, sono stati creati 2 milioni 158 occupati netti. Madrid, nel periodo di riferimento, ha fatto registrare il maggior aumento degli occupati, con 724 mila addetti in più (pari al 33,5 per cento del totale di nuova occupazione creata). In questa speciale classifica, si piazza al secondo posto la Germania con 592 mila posti (27,4 per cento) e al terzo la Francia con 190 mila posti (’8,8 per cento).
Nel nostro Paese, invece, i numeri sono inferiori: 127 mila occupati in più nello stesso periodo (5,9 per cento del totale dell’area euro). Inoltre, l’incremento degli occupati italiani “è dipeso per il 63 per cento da posizioni a tempo parziale“, mentre nella media dell’Eurozona si è avuta una tendenza opposta: la crescita ha infatti riguardato prevalentemente posti a tempo indeterminato. Questa è la ragione per la quale gli analisti affermano che, in Italia, l’impatto della crisi è “persistente” sul mercato del lavoro.
Il Bollettino economico fa poi un paragone con la situazione del 2008 e si scopre che “l’occupazione ha seguito profili distinti nelle quattro principali economie dell’area dallo scoppio della crisi. Se in Germania il numero di occupati è cresciuto quasi ininterrottamente dall’inizio della recessione nel 2008, la Spagna ha registrato continue diminuzioni dei posti di lavoro fino al recente punto di svolta. Il risultato è che la Germania presenta ora un’occupazione superiore del 5 per cento ai livelli pre-crisi (seconda solo a Lussemburgo e Malta), mentre il dato per la Spagna resta inferiore del 15 per cento al picco toccato prima della crisi, nonostante la forte ripresa osservata di recente”.

Prospettive di crescita a rischio

Secondo quanto emerge nel Bollettino economico della Banca centrale europea, l’attività economica globale continua su una strada di ripresa graduale ma disomogenea e il futuro appare contrastato: “Le prospettive per le economie avanzate sono sostenute dai bassi prezzi del petrolio, da condizioni di finanziamento ancora favorevoli, da miglioramenti nei mercati del lavoro e dal clima di fiducia più positivo, nonché dal venir meno degli effetti avversi derivanti dalla riduzione dell’indebitamento del settore privato e dal risanamento dei conti pubblici“. Futuro contrastato perché sullo scenario mondiale pesano considerevolmente la frenata della crescita dei paesi emergenti e i rischi geopolitici di ampia portata: “Questi rischi sono potenzialmente in grado di influire sulla crescita mondiale e sulla domanda esterna di esportazioni dell’area oltre sulla fiducia più in generale“.
Le ultime stime macroeconomiche formulate dagli analisti dell’Eurosistema segnalano nuovi rischi al ribasso per le prospettive di inflazione e un’evoluzione dei prezzi più debole rispetto alle attese. Durante l’ultima riunione del 3 dicembre, infine, la Bce ha rivisto al ribasso le previsioni di inflazione nella zona Euro rispetto a quanto comunicato lo scorso settembre allo 0,1% nel 2015, all’1% nel 2016 e all’1,6% nel 2017.