Bce e Fed: grande attesa per le imminenti decisioni delle due banche centrali

Mario Draghi e Janet Yallen, i grandi protagonisti della settimana appena iniziata. Giovedì vivranno entrambi un appuntamento molto importante per il futuro dell’Eurozona e degli USA.

Draghi e l’ampliamento del QE

Gli analisti danno per scontato che, durante la riunione del board della Bce, verrà deciso un ulteriore ampliamento della manovra di quantitative easing. Quello che non è certo è il valore della manovra. L’ipotesi più accreditata parla di un incremento sia delle dimensioni (da 60 a 80 miliardi al mese) che della durata (fino al settembre 2017) degli acquisti. I rumors circolati negli ultimi giorni suggerivano l’ipotesi di un allargamento degli acquisti anche ai mini bond o addirittura a pacchetti di crediti problematici.
E non è tutto. Si prevede che i tassi negativi sui depositi potrebbero salire a -0,30% (rimane possibile l’esenzione per la riserva obbligatoria degli istituti).
Non resta che attendere ancora quattro giorni e si scopriranno le carte. Quello che è certo è che il mercato si aspetta una manovra “forte” dopo i ripetuti messaggi del presidente della Bce Mario Draghi.
L’euro, intanto, resta debole vicino ai minimi da 7 mesi sul dollaro.

Yellen e l’aumento dei tassi USA

Giovedì prossimo è prevista l’audizione di Janet Yellen al Senato, appuntamento chiave in una settimana già ricca di spunti. Sono infatti attese diverse conferenze stampa da parte di alcuni membri della Banca Centrale a stelle e strisce.
Con l’inizio di dicembre scatta poi ufficialmente il conto alla rovescia che ci porterà all’ora x: la riunione di politica monetaria della Fed in calendario per metà dicembre. Ormai il mercato dà quasi per certo l’annuncio del primo aumento dei tassi Usa dal 2008.
Per avere un quadro della situazione più veritiero, si attende comunque per questa settimana l’uscita di alcuni importanti dati macroeconomici: su tutti, l’indice Ism e il dato sul mercato del lavoro. Le attese parlano di un incremento di 170.000 unità di nuovi occupati, con il tasso di disoccupazione stabile al 5,0%. Dopo i buoni dati registrati nel mese di ottobre, sembra quindi improbabile attendersi dei dati che dissuadano la Fed da procedere ad un rialzo del costo del denaro.

Yuan tra le grandi valute

Non è una settimana importante solo per l’euro e per il dollaro. Ma anche per lo yuan. Oggi, infatti, la Cina vive una giornata storica. Il Fondo Monetario Internazionale procede alla promozione della divisa cinese nel paniere delle valute di riferimento dell’Istituto di Washington. La moneta di Pechino, finora scambiata solo della Banca centrale cinese, potrebbe così diventare una concreta e pericolosa minaccia per il dollaro USA, soprattutto per quanto riguarda la predominanza quale valuta di riserva sulle piazze internazionali.
Si tratta chiaramente di un’importante vittoria per la leadership di Pechino, che si è posta l’obiettivo di dare credibilità alla finanza cinese. Cosa che appare ancora molto difficoltosa, visto per esempio il blitz di venerdì contro i principali broker di Shanghai, nel mirino delle autorità per le pratiche illegali alla base del crollo di agosto.