Bce: duro attacco della consulente CNN, tassi negativi inutili

Non si può negare che Mario Draghi ce la stia mettendo tutta. Il numero uno della Bce, nonostante le pressioni della Germania e di altri paesi del nord Europa, ha varato molte misure di politica monetaria ultra-espansiva. L’obiettivo è rafforzare la crescita nel Continente, fino a questo momento anemica, e soprattutto sconfiggere la deflazione (il calo dei prezzi), i cui effetti sono potenzialmente catastrofici. La ricetta, a dire il vero, è tutt’altro che sperimentale: tassi negativi e Quantitative Easing. Ma se investitori, policy maker e analisti plaudono alle scelte della Bce, c’è qualcuno che invece reputa estremamente dannose queste misure, e per motivazioni diverse da quelle “tedesche”. In questo contesto, spicca Loretta Napoleoni, giornalista finanziaria e consulente nella CNN.

Bce Tassi Negativi

Bce tassi, un matrimonio che non s’aveva da fare

Le politiche di Mario Draghi sono state accolte con favore, se escludiamo coloro, come i tedeschi, più attenti agli interessi nazionali e a tenere a bada alcuni personali traumi storici, come quello dell’inflazione. In buona sostanza, la Germania – almeno ufficialmente – ha lanciato strali contro il numero della Bce accusandolo di mettere a rischio l’intera Europa, portando instabilità dei prezzi e aumentando il rischio di bolle finanziarie e immobiliari. A prescindere dalle opinione dei tedeschi, nel cui merito è veramente difficile entrare (siamo più nel campo della politica che dell’economia), è possibile criticare, anche aspramente, la nuova politica monetaria europea.

Loretta Napoleoni lo ha fatto a partire da due presupposti: l’analisi dei precedenti e l’uso della logica. Un metodo inoppugnabile, per quanto potenzialmente incompleto. Questa volta ha scelto un pulpito meno prestigioso, ma comunque autorevole: il Fatto Quotidiano.

Bce Draghi Tassi negativi: un’analisi a tre

Loretta Napoleoni riporta innanzitutto un fatto: non è la prima volta che una banca centrale di medio-alta importanza decide di imporre i tassi negativi. I motivi sono due. Nel caso della Svizzera, quello di svalutare la moneta in modo competitivo o per fronteggiare la svalutazione delle monete concorrenti. Nel caso del Giappone, di far ripartire l’economia, aumentando il denaro in circolo nell’economia reale.

In entrambe le fattispecie, il protagonista è il principio della velocità della moneta. Se costringo le banche e i cittadini a spendere i soldi, semplicemente perché lasciarmi fermi vuol dire perderne una parte (i tassi negativi creano esattamente questo effetto), allora l’economia riparte. In un dato periodo di tempo, se un euro viene utilizzato diventa dieci euro, altrimenti rimane uno.

Ebbene, tutto ciò è vero, se non si considera il naturale scarto tra teoria e pratica. Sulla carta, il ragionamento funziona. Nella realtà, vi è un fattore da considerare: la capacità di adattamento degli istituti di credito e delle banche. Loretta Napoleoni ha riportato un esempio, che potenzialmente può essere preso a modello dagli altri creditori. L’Alternative Bank of Switzerland, preoccupata per i tassi negativi, ha fatto scontare questi ultimi ai correntisti, applicando un interesse aggiuntivo.

Una misura scorretta? Magari, ma è anche legale. Anche perché l’istinto delle banche si muove in questa direzione. I tassi negativi decisi dalla Bce contraggono i guadagni in un momento in cui le banche si trovano quasi tutte in rosso. E’ quindi presumibile che un contesto di tassi negativi si trasformi in modo naturale e spontaneo in un contesto in cui i tassi negativi non lo sono affatto.

Amare la constatazione finale di Loretta Napoleoni. “Che prospettive si aprono per il futuro? Certo se la politica dei tassi sotto zero non funziona qualcosa dovrà cambiare. C’è chi scherza che prima o poi la Bce non avrà altra scelta che gettare gli euro dall’elicottero”.