BCE: crescita mondiale modesta e disomogenea

La crescita mondiale rimane modesta e disomogenea. Se nelle economie avanzate l’espansione procede a ritmo sostenuto, nelle economie emergenti si riscontra invece un trend piuttosto debole. Questo è quanto si legge nel bollettino mensile della Banca Centrale Europea uscito questa mattina.

Le indicazioni della BCE

Nel bollettino si toccano tutti i principali motivi di riflessione dell’economia mondiale. Il commercio internazionale viene dato in una fase di lento recupero dopo l’estrema debolezza della prima metà dello scorso anno. Si sottolinea poi come l’inflazione a livello globale sia rimasta contenuta e come il recente calo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime non consentirà a breve spinte inflazionistiche.
E continua: «L’acuita incertezza connessa agli andamenti in Cina e la nuova caduta delle quotazioni petrolifere hanno determinato una brusca correzione nei mercati azionari mondiali e rinnovate spinte verso il basso sui rendimenti delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro. I differenziali di rendimento delle obbligazioni societarie e sovrane si sono lievemente ampliati. L’aumento dell’incertezza mondiale è stato accompagnato da un apprezzamento del tasso di cambio effettivo dell’euro». Rimanendo in argomento eurozona, si ribadisce che la ripresa economica è in atto e che la principale ragione risiede nella dinamica dei consumi privati. D’altro canto, però, si rileva un rallentamento delle esportazioni.
Gli ultimi indicatori fanno pensare ad un ritmo di crescita praticamente invariato nel quarto trimestre del 2015. In prospettiva futura, la domanda interna dovrebbe procedere con un andamento positivo grazie alle misure di politica monetaria della BCE e al loro impatto sulle condizioni finanziarie, e ai precedenti progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali.

Il Quantitative Easing

Non potevano mancare nel bollettino BCE i riferimenti ai tassi di interesse e al quantitative easing. Si ricorda innanzitutto che nella riunione dello scorso 21 gennaio, il board ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse; ora si sottolinea che questi ultimi dovrebbero mantenersi su un livello pari o inferiore a quello attuale per un prolungato periodo di tempo.
Si passa poi a parlare degli acquisti di attività che continuano in maniera regolare e hanno un impatto favorevole sul costo e sulla disponibilità del credito a imprese e famiglie. Conclude il bollettino: «sulla scorta delle evidenze disponibili agli inizi del 2016, è chiaro che le misure di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo a partire dalla metà del 2014 stanno funzionando. Ne consegue che gli andamenti dell’economia reale, l’erogazione del credito e le condizioni di finanziamento hanno registrato un miglioramento e hanno rafforzato la capacità di tenuta dell’area dell’euro ai recenti shock sull’economia mondiale. La decisione adottata agli inizi di dicembre di prorogare gli acquisti mensili netti di attività per 60 miliardi di euro almeno sino alla fine di marzo 2017 e di reinvestire i proventi dei rimborsi in conto capitale dei titoli in scadenza fino a quando sarà necessario si tradurrà in una significativa immissione di liquidità nel sistema bancario e rafforzerà le indicazioni prospettiche (forward guidance) sui tassi di interesse».

Le parole di Mario Draghi

Sempre questa mattina, si è tenuto un importante discorso del Presidente della Bce, Mario Draghi. Durante una lecture alla Suerf Conference organizzata dalla Bundesbank a Francoforte ha parlato della politica monetaria europea e dell’inflazione. In merito al primo punto ha sottolineato: «Non ci possono essere dubbi sul fatto che, se decidessimo di adottare politiche ancora più accomodanti, il rischio di effetti collaterali non ci fermerebbe. Abbiamo sempre in mente la necessità di limitare le distorsioni causate dalle nostre politiche ma la priorità è l’obiettivo di stabilità dei prezzi. È questo il significato del principio della dominanza monetaria che è iscritto nei Trattati e che rende credibile la politica monetaria».
Passando poi al tema dell’inflazione e all’obiettivo della Bce di portarla al 2% ha denunciato: «Ci sono forze nell’economia globale di oggi che cospirano per tenere bassa l’inflazione. Queste forze potrebbero far si che l’inflazione ritorni più lentamente verso il nostro obiettivo. Ma non vi è alcuna ragione per cui esse dovrebbero portare ad una inflazione più bassa in modo permanente».