Bce: ecco cosa è accaduto nella riunione dell’8 maggio

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Come era ampiamente prevedibile, la Banca Centrale Europea ha lasciato inviati i tassi di interesse di riferimento. Poco male, considerato che l’attenzione era incentrata sulle dichiarazioni del presidente Mario Draghi, ha annunciato come l’istituto monetario sia pronto ad agire già nel corso del mese prossimo qualora le nuove proiezioni dello staff (ultimate a inizio giugno) manifesteranno i rischi di un ‘inflazione molto bassa, in misura più profonda di quanto già noto.

Oltre a quanto sopra – ed è questa una delle dichiarazioni che erano maggiormente in forse – Draghi ha espressamente segnalato che una delle cause che stanno contribuendo a mantenere il tasso di inflazione su livelli eccessivamente bassi è il tasso di cambio. Il numero 1 dell’Eurotower ha in proposito ricordato che un euro forte, in un contesto di bassa inflazione e bassa crescita, rappresenta un motivo di grave preoccupazione per il Consiglio Direttivo della Bce.

In ogni caso, Draghi – e non poteva fare altrimenti – ha altresì affermato che il cambio non costituisce obiettivo di policy monetaria, ma – di contro – lo stesso è costituito dalla stabilità dei prezzi nella misura in cui questa venisse compromessa proprio a causa di una dinamica sfavorevole del cambio. Insomma, il messaggio di Draghi è sembrato chiaro: la Bce non si farà certamente da parte se il cambio dell’euro nei confronti delle altre valute dovesse continuare a minacciare le fondamentali variabili dell’economia del vecchio Continente.

Alla luce di quanto sopra, i mercati sono sembrati recepire positivamente quanto agito da Draghi, anche perché, negli ultimi istanti, si sta facendo sempre più probabile l’ipotesi che si finisca in un territorio di tassi zero a partire dal prossimo mese di giugno.

In sintesi, il nostro convincimento è quello che l’euro proseguirà la sua discesa nei prossimi mesi, allontanandosi dalla soglia dell’1,40 per giungere intorno all’1,35 – 1,36 entro 60 – 90 giorni. I rischi dello scenario euro nel breve termine sembrano essere ancora molto evidenti, ma non tanto per cause endogene. Occorrerà solo verificare quanto tempo ci metteranno i mercati valutari per recepire in pieno la netta divergenza di vedute di politiche monetarie tra la Fed e la Bce…

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