Bank of America-Wells Fargo: trimestrali opposte

Bank of America ha chiuso il terzo trimestre con utili e ricavi in crescita. Situazione opposta per Wells Fargo.

Bank of America trimestrale 

Nei tre mesi chiusi lo scorso settembre, Bank of America ha registrato un utile in crescita a 5,587 miliardi di dollari, pari a 48 dollari per azione, a fronte dei 4,955 miliardi, 41 dollari per azione, dell’analogo periodo del 2016. Superate le stime di mercato ferme a 45 dollari.

I ricavi della banca di Charlotte sono aumentati a 22,08 miliardi di dollari dai precedenti 21,86 miliardi. Battute le previsioni degli analisti di 21,98 miliardi.

Nel dettaglio, i ricavi da trading dell’istituto hanno registrato una flessione del 15 per cento a quota 3,15 miliardi di dollari. In rialzo del 5 per cento gli introiti derivanti dalla divisione global banking a 5 miliardi.
Il comparto della gestione patrimoniale ha chiuso con un giro d’affari in progresso del 6 per cento a 4,6 miliardi di dollari.

I vertici della banca hanno reso noto che gli accantonamenti sulle perdite sono diminuiti del 2 per cento a 834 milioni di dollari rispetto ai precedenti 850 milioni.

In rialzo gli oneri netti dell’1 per cento a 900 milioni di dollari mentre in flessione le spese del 2,5 per cento a 13,14 miliardi. Il ritorno sul capitale è stato dell’8,1 per cento.

Soddisfazione per i risultati è stata espressa dall’amministratore delegato Brian Moynihan, evidenziando la crescita del fatturato.

Il titolo Bank of America ha chiuso l’ultima seduta a Wall Street in progresso dell’1,49 per cento a 25,83 dollari.

Wells Fargo risultati in calo

Wells Fargo ha archiviato il terzo trimestre del 2017 con un utile netto in flessione del 19 per cento a 4,6 miliardi di dollari a fronte dei 5,64 miliardi dell’analogo periodo del precedente esercizio.

L’utile per azione della banca è diminuito a 0,84 dollari dai precedenti 1,03 dollari, un dato peggiore delle previsioni di 1,02 dollari.

In calo del 2 per cento anche i ricavi a quota 21,92 miliardi di dollari a fronte dei 22,33 miliardi registrati nell’analogo periodo del 2016.

Anche in questo caso il dato è stato più basso dei 22,4 miliardi di dollari previsti dal mercato. Sui risultati hanno pesato gli esborsi sostenuti per le cause legali.

Dal punto di vista degli indici patrimoniali, si segnala il Common Equity Tier 1 ratio all’11,8 per cento, in rialzo di 0,2 punti rispetto a fine marzo.

Il titolo ha chiuso l’ultima seduta in Borsa in flessione del 2,75 per cento a quota 53,69 dollari.

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