Bancomat e carta di credito anche sotto i 5 euro

Alcuni emendamenti alla legge di Stabilità prevedono l’abolizione della soglia dei 30 euro al di sotto della quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti con carte e bancomat, tagliano le commissioni per gli acquisti al di sotto dei 5 euro e prevedono multe per gli esercenti che non si dotano di Pos. Tutto questo, nelle intenzioni dichiarate, per combattere l’evasione fiscale.

La proposta

Gli emendamenti – firmati dai deputati del Pd Boccadutri, Coppola, Bruno Bossio, Causi, Misiani, Losacco, Basso, Dallai, Ascani e Tentori – presentati in commissione Bilancio alla Camera, mirano a cancellare il tetto dei 30 euro sotto cui si possono finora rifiutare i pagamenti elettronici e introducono sanzioni (da aprile 2016) per commercianti e liberi professionisti che non si mettono in regola con l’installazione di Pos e con l’obbligo di accettare pagamenti con carta di debito e di credito.
Inoltre mirano a tagliare la commissione per i micropagamenti (fino a 5 euro) così da incentivare i pagamenti con carta magnetica anche per acquisti di poco valore (caffè, giornali, etc.). Secondo gli emendamenti, i gestori delle carte dovranno stabilire entro il 1 aprile 2016 le regole e le misure contrattuali, anche di trasparenza, per regolare i micropagamenti e le commissioni, che devono essere strettamente correlati e proporzionali ai costi realmente sostenuti dai prestatori dei servizi di pagamento. Se questi non si adegueranno, scatterà il limite legale dei 7 millesimi per i pagamenti con carte di debito e di 1 centesimo per quelli con carte di credito.
Le norme presentate si pongono l’obiettivo di favorire una capillare diffusione dei pagamenti digitali (epayment). Il via libera della Legge di Stabilità è atteso prima di Natale: si vedrà quindi se queste norme verranno approvate.

Le reazioni

Il 1° luglio dell’anno scorso il governo aveva deciso di imporre l’obbligo ad esercenti, studi professionali, artigiani di dotarsi dei dispositivi Pos per accettare pagamenti sopra i 30 euro. La decisione aveva sollevato molte polemiche. Confcommercio, Confesercenti avevano denunciato le alte commissioni; mentre la Cgia di Mestre aveva rimarcato la mancanza di economie di scala della grande distribuzione, dove i punti Pos alle casse compaiono da anni. Il primo risultato tangibile è stata la scomparsa di 7400 macchinette: i punti di accesso Pos adibiti a ricevere pagamenti elettronici con bancomat e carte di credito sono infatti scesi dai 53.493 del 2013 a 46.029 del 2014.
Ciò che pesa sono i costi del Pos. Una recente indagine di Sos Tariffe ha indicato che attivarlo costa in media oltre i 2 mila euro l’anno, pari ad un peso medio del 2% sui ricavi. Il costo di attivazione varia tra i 75 e gli 82 euro a seconda della tipologia dell’apparecchio, cioè se mobile (gestito tramite smartphone) o tradizionale (linea fissa Adsl). Poi abbiamo il canone mensile per il servizio che si aggira in media intorno ai 24 euro al mese per la linea fissa e quasi 10 euro per la rete mobile. E non è tutto.
L’esercente deve sostenere una percentuale o una cifra fissa per ogni transazione elettronica effettuata dal cliente. I costi variano in base alla carta utilizzata. Se è una carta di credito il commerciante deve versare circa il 2% di quanto transato; se è un Bancomat ci sono due strade: l’addebito avviene con una commissione fissa per ogni transazione (in media – registra Sos Tariffe – 1,29% se si è scelto un Pos tradizionale, 1,84% con Pos mobile); oppure l’addebito avviene tramite il combinato disposto tra una cifra fissa per ogni transazione più una commissione aggiuntiva sull’importo transato (1,95% per chi si dota di un Pos tradizionale più 29 centesimi per transazione e 1,79% più 21 centesimi in media per chi ha un dispositivo wireless).