Banche: l’attività di intermediazione mobiliare

Le disposizioni legislative succedutesi nel tempo dagli anni ’90 ad oggi hanno inciso profondamente sullo svolgimento da parte delle banche sull’attività dei titoli mobiliari; tra le tante disposizioni, rilevante è quella relativa alla Legge istitutiva delle SIM, con cui si è consentito agli istituti di credito di operare in modo diretto, seppur entro limiti indicati, nel settore dell’intermediazione mobiliare.

In questa guida, approfondiamo la disciplina e l’operatività degli istituti di credito nell’espletamento dell’attività di intermediazione mobiliare, nei rispetti della disciplina del TUF e nella ricerca della composizione quali-quantitativa dei portafogli titoli.

Banche: intermediazione mobiliare, disciplina TUF

Le operazioni in strumenti finanziari e valori mobiliari rientrano tra quelle ammesse al beneficio del mutuo riconoscimento (Articolo 1 TUB) e possono essere esercitate liberamente in tutti i Paesi dell’Unione europea. La Direttiva comunitaria del 10 maggio 1993 n.22 sui servizi di investimento, ha esteso i principi del mutuo riconoscimento, della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi ai “nuovi” soggetti del mercato finanziario, le imprese di investimento e, al contempo, ha consentito agli istituti di credito l’accesso diretto ai mercati regolamentati, superando il vincolo che era sempre stato imposto dalla Legge n.1/1991. I principi suddetti sono stati ribaditi nel Decreto di recepimento della Direttiva n.93/22/CEE, ossia nel Decreto Eurosim (Decreto Legislativo 23 luglio 1996 n. 415), a sua volta, inglobato nel TUF, Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (decreto legislativo 24 febbraio 1998 n.58).

Significativa è la previsione sancita dal TUF secondo cui nell’espletamento dei servizi le imprese di investimento, le banche e le società di gestione del risparmio possono agire in mone proprio e per conto del cliente. Inoltre, è stata prevista la separazione del patrimonio dei clienti da quello dell’intermediario e degli altri clienti. Ne consegue che sul patrimonio dei singoli clienti non sono ammesse azioni dei creditori dell’intermediario o nell’interesse degli stessi, né quelle dei creditori dell’eventuale depositario o del sub-depositario o nell’interesse degli stessi. Le azioni dei creditori dei singoli clienti sono possibili nei limiti del patrimonio di proprietà di questi ultimi.

Il TUF ha ampliato le possibilità operative delle banche in quanto ha permesso di svolgere servizi di investimento e numerosi servizi accessori anche negli Stati esteri, come autorizza le banche comunitarie ed extracomunitarie a prestare tali servizi in Italia.

Banche: tra opportunità e difficoltà nei servizi di intermediazione mobiliare

Se, per le banche di maggiori dimensioni è verosimile ipotizzare l’esercizio di un’ampia gamma di attività anche per il tramite di partecipate, gli istituti di credito “minore” incontrano non poche difficoltà nell’offrire molteplici servizi mobiliari. La libertà di prestazione dei servizi di intermediazione in titoli costituisce un’occasione propizia per l’espansione e la diversificazione produttiva, soprattutto, nel caso di banche con soddisfacenti dotazioni patrimoniali e fortemente orientate al mercato.

In un contesto competitivo e fortemente globalizzato, le banche oggi sono maggiormente interessate al problema della scelta del più opportuno riposizionamento strategico e del modello di intermediazione mobiliare vincente. Momento fondamentale del processo decisionale per la sana operatività delle banche è il raffronto tra i possibili vantaggi conseguibili con l’internalizzazione alla ricerca del raggiungimento delle economie di scala e di produzione congiunta oltre alla possibilità di dover esternalizzare i servizi, venendo a realizzare schemi gestionali altamente flessibili e attenuando il rischio intrinseco dell’attività bancaria. Una presenza di successo nell’area finanza necessita di una rivisitazione delle strategie bancarie che affianchi alla gestione del portafoglio titoli di proprietà le attività di intermediazione mobiliare e dei servizi di consulenza e di assistenza a favore delle imprese e delle famiglie.

Portafoglio titoli mobiliari: politiche di composizione e di dimensione

Il portafoglio titoli delle banche è composto in linea generale da tutte le fattispecie di valori mobiliari oggetto di negoziazione nel mercato finanziario: titoli di Stato, obbligazioni ed azioni. La composizione dipende dalle diverse scelte quali-quantitative effettuate da ciascun istituto di credito, influenzate da diversi fattori, di natura congiunturale o strutturale e dalle caratteristiche dei titoli stessi. Tra i fattori rilevanti per la composizione dei portafogli dei valori mobiliari, ricordiamo le modalità di remunerazione e di rimborso, la natura dell’emittente, la negoziabilità, la valuta di emissione, il trattamento fiscale ed il regime di circolazione. Costituiscono oggetto di analisi il rischio di insolvenza, la liquidità ed il rendimento dei titoli.

Altro aspetto da valutare è la dimensione del portafoglio titoli, inteso come risultato delle scelte della banca influenzate da diversi fattori; il quantum varia da banca a banca e, all’interno della stessa azienda, muta nel corso del tempo. Le variabili che impattano sul processo decisionale possono essere endogene ed esogene: le prime sono rappresentate dal tipo di politica perseguita dall’intermediario nella sottoscrizione e negoziazione dei titoli. Le banche possono attribuire priorità nelle politiche di investimento alle operazioni di concessione dei prestiti, in quanto costituiscono il fulcro centrale o il “core business” della loro attività. Le banche, in altre parole, adattano l’investimento in titoli alla domanda di credito proveniente dalla collettività, non compiendo alcuna scelta autonoma, in termini di rischio-rendimento. La sottoscrizione dei titoli come forma di impiego da parte della banca, assume un ruolo secondario rispetto alle concessioni del credito.

Tra i fattori di natura esogena che influenzano la dimensione del portafoglio, emerge la posizione della Banca Centrale di fronte alle operazioni di rifinanziamento: se l’accesso al credito concesso dalle Autorità monetarie è agevole, le banche, saranno disposte a tenere in portafoglio una maggiore quantità di titoli stanziabili, ossia utilizzabili nelle operazioni di politica monetaria; viceversa, se la Banca centrale segue una politica restrittiva, gli intermediari creditizi saranno meno propensi ad investire nei titoli suddetti. Effetti opposti sono rilevabili per i valori mobiliari con duration breve, poiché nelle fasi di restrizione monetaria essi tenderanno ad aumentare per tutelare le banche dai rischi di illiquidità, mentre diminuiranno allorchè si prevede un facile ricorso al finanziamento.

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