Banche: la situazione critica di Monte dei Paschi e il flop del Fondo Atlante

C’è stato un tempo, tra gli anni ’70 e gli anni ’90, nel quale depositare soldi in Banca garantiva non solo un deposito sicuro. Ma anche un investimento redditizio, dati gli alti tassi di interesse che offrivano. Un sistema in realtà drogato, un circolo vizioso insostenibile destinato presto a crollare. Non a caso, da un ventennio a questa parte, soprattutto dal momento in cui l’occhio vigile dell’Unione europea si è fatto più concreto e severo, questo sistema è finito.

I tassi di interesse sono molto bassi, se va bene al 2%. I conti correnti molto costosi, salvo se si sfrutta l’Home banking. Ma, soprattutto, è il sistema bancario ad essere in pericolo. La grandi Banche hanno sovente bisogno di aiuti pubblici, le banche popolari non sono più un punto di riferimento per i cittadini e le piccole imprese locali. Anzi, talvolta loro stesse hanno tirato brutti scherzi, facendo firmare mutui che celavano l’acquisto di obbligazioni.

E così Banche come Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo e Unicredit sono di nuovo “da capo a dodici”. Ecco cosa è successo nelle ultime ore e cerchiamo di capirne di più sulla criticità del sistema bancario italiano in generale.

Sommario

Banche italiane, il caso critico di Monte dei Paschi di Siena

Le ultime notizie ci dicono che Bruxelles abbia chiesto al Monte dei Paschi di Siena un piano di taglio dei costi ancora più duro rispetto a quello presentato in occasione dell’aumento di capitale dello scorso dicembre. Motivo? L’istituto senese ha chiesto di coprire gli 8,8 miliardi di ammanco di capitale con un aiuto di Stato da 6 miliardi circa. Una mossa che farà sì che il Tesoro diventerà proprietario del 70% della banca. Si pensi che lo scorso dicembre, a Mps aveva chiesto al mercato 5 miliardi, ottenendo un diniego, e oggi ha ammanchi ancor più gravosi: di 8,8 miliardi. Pertanto, se prima avrebbe dovuto licenziare 2.600 persone, oggi dovrebbe mandare a casa almeno il doppio.

La perdita consolidata richiesta dalla banca al 2016 era di 3,7 miliardi, mentre detiene uno stock lordo di crediti deteriorati di ben 46,5 miliardi. Intanto, l’amministratore delegato Marco Morelli, ha assicurato che presenterà un piano industriale “radicalmente diverso” da quello che i mercati hanno bocciato, che prevedeva un ritorno all’utile nel 2019. vedremo. E pensare che Monte dei Paschi era la terza Banca italiana, punto di riferimento di tutta la Toscana che non a caso la chiamava “la grande mamma”, prestando denaro a famiglie e imprese. Ma se fino ad oggi il problema era solo di azionisti e quanti erano legati finanziariamente ad essa, ora diventa un problema per tutti gli italiani. Che dovranno finanziare con denaro pubblico ingenti perdite e un sistema da rifondare completamente. Quanto sono lontani i tempi in cui questa banca veniva pubblicizzata in grande stile da Luciano Pavarotti.

Il fallimento del Fondo Atlante, quali Banche rischiano

Ma c’è un altro problema del sistema bancario italiano: il Fondo Atlante. Quello che doveva salvare le banche venete, nonché Banca Etruria e le sue collegate.

Lanciato in pompa magna appena un anno fa come lo strumento che doveva salvare le banche italiane senza bail in e senza aiuti di Stato, si è visto presto esaurire le sue risorse da 3 miliardi e mezzo già solo per sottoscrivere integralmente l’aumento di capitale di Popolare di Vicenza e Veneto banca. Nonché i successivi 1,7 miliardi, per creare un fantomatico mercato delle sofferenze bancarie. Ma cosa è successo in realtà?

Le undici banche che avevano investito in Atlante, prevalentemente Intesa Sanpaolo e Unicredit – mica bruscolini si dirà – hanno in realtà svalutato a bilancio la loro partecipazione nel fondo in media della metà (il 52%). Con conseguente rischio di una nazionalizzazione anche delle due banche venete come sta per avvenire con Monte dei paschi di Siena. Pantalone diventerebbe proprietario contemporaneamente di tre banche, le quali, tanto per capirci, in un solo anno hanno visto diminuire la raccolta diretta di 65 miliardi di euro.

A fronte di ciò, è stato stanziato un fondo di “soli” 20 miliardi dal Governo. Peraltro dieci dei quali saranno impiegati nel prossimo anno.

Dunque, anche qui “paga Pantalone” (si badi bene manca la “e”). Ossia noi contribuenti. In che modo? In “comode rate”, come direbbe un famoso televenditore. Se ciò non vi basta, vi diciamo anche che nel Documento di Economia e Finanza presentato il 13 aprile, è saltato il taglio dell’Irpef promesso dall’ex Premier Matteo Renzi nella legge di bilancio del 2017. Infine, per concludere in bellezza, potrebbe attenderci un aumento dell’Iva di 16 miliardi. Il che potrebbe portare a un’ulteriore compressione dei consumi. A questo punto tutto lascia intendere che serviranno proprio per salvare le Banche stesse, piuttosto che per Welfare o per il miglioramento di servizi utili ai cittadini.

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