Banche: Alberto Bagnai contro Atlante. Conti correnti a rischio?

Alberto Bagnai, professore di economia all’università di Pescara, ci ha abituato nel corso degli ultimi anni a opinioni borderline, almeno rispetto alla vulgata raccontata da politici e televisioni. No-euro convinto, si è scagliato di recente contro Atlante, il fondo di garanzia per le banche. Un provvedimento che, a differenza di altre iniziative governative, ha raccolto un plauso più o meno generale ed è stato celebrato persino dalle borse – in genere non tenere con l’Itala. Eppure, il professore ha detto ancora una volta “no”. Qual è l’opinione di Bagnai in proposito? Le sue critiche sono fondate?

Bagnai e le Banche

Banche italiane: un Atlante anoressico

Nella mitologia greca, Atlante è quel personaggio che ha l’ingrato compito di sostenere sulle sue spalle la Terra, in modo che non cada nell’abisso. L’Italia non ha scelto a caso il nome del fondo deputato a prevenire o risolvere la crisi finanziaria delle banche. Come Atlante, dovrà caricarsi di un peso molto pesante, pena la catastrofe.

Alberto Bagnai ha espresso tutti i suoi dubbi su Atlante nel corso di una intervista rilasciata a SkyTG 24 il 13 aprile 2016. Di fronte all’entusiasmo della giornalista, che ha riportato la cifra dei sei miliardi di euro, dotazione di partenza del fondo, il professore ha utilizzato parole  nette e inequivocabili. “Questi soldi verosimilmente non basteranno”. 

L’opinione di Bagnai, come riporta lo stesso intervistato, è in verità condivisa ampiamente, ma non ha fatto granché notizia, messa in seconda piano dall’euforia delle borse e dal grosso sospiro di sollievo che hanno tirato gli investitori. A supporto della tesi “negativa”, sono le più grandi testate finanziarie del mondo, come il Wall Street Journal e il Financial Times, ma anche le agenzie di rating.

Questo parare contrasta con le dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, che invece plauda all’iniziativa italiana. Bagnai ha bollato questo ottimismo come “necessario”, ma non per questo giustificato: “All’FMI spesso si comportano come degli influencer, in questo caso la signora Lagarde ha voluto lanciare un messaggio positivo. In effetti, ce n’è bisogno”.

Banche a rischio fallimento: apoteosi del “chi ben comincia”

Il professore ha spento gli entusiasmi, criticando proprio l’ampiezza del fondo, sebbene non si sia dichiarato contrario al meccanismo, ossia all’assunzione, da parte dello Stato, del ruolo di garante. Ad ogni modo, almeno secondo lui, “la possibilità che questo organismo sia risolutivo è estremamente debole”.

Ma, nello specifico, quali categorie rischiano? Anche a tal proposito, Bagnai ha le idee chiare.

“I correntisti sono tutelati fino a 100.000 euro, e sono pochi a tenere questa cifra sul conto corrente. Il problema è per chi ha acquistato fondi e azioni presso le banche deboli, ma anche presso le altre banche. Tutto il comparto si è indebolito per effetti della normativa europea sul bail-in, che ha destabilizzare invece di stabilizzare, e che sta continuando a bruciare ricchezza”.

Alberto Bagnai ha concluso con un’affermazione molto pesante, in grado di gettare nello sconforto anche i più ottimisti. “La situazione è estremamente seria”. Non c’è dubbio che le banche italiane stiano vivendo un momento critico, sebbene non sia giunto ancora il momento di fasciarsi la testa.