Banca Marche perché è fallita: la storia

E' stata rifondata il 23 novembre come Good Bank, con la nuova denominazione di Nuova Banca delle Marche S.p.A., in breve Nuova Banca Marche

Banca Marche venne fondata il 20 ottobre 1994 ad Ancona, dove aveva la sede legale, come risultato della fusione tra “Cassa di Risparmio di Pesaro” e “Banca Carima” (fino al 1992 Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata). Due storiche banche marchigiane fondate rispettivamente nel 1841 e nel 1846. Negli anni eseguì altre acquisizioni, per una Banca che sembrava tra le più rampanti d’Italia, con acquisizioni varie ed eventuali di banche marchigiane. Ma qualcosa poi è andato storto. Vediamo perché Banca Marche è fallita.

Perché Banca Marche è fallita? Prima un po’ di storia

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Il logo di Banca delle Marche

Prima abbiamo accennato a varie rilevazioni. Si è partiti da quella del 21 dicembre 1995, quando incorporò la “Cassa di Risparmio di Jesi” (al cui capitale partecipava anche la Cariplo, oggi Intesa Sanpaolo). Anch’essa risalente a metà ottocento e fondata dal Rescritto Pontificio. Nel 1997 la Banca delle Marche S.p.a. acquisiva il controllo della “Carilo – Cassa di Risparmio di Loreto S.p.A.” e del “Mediocredito Fondiario Centroitalia S.p.A.”. Nel 2003 inghiottiva invece “Mediocredito Fondiario Centroitalia S.p.A.”. Tra il 2004 e il 2006 venivano costituite la “Banca delle Marche Gestione Internazionale Lux SA”, società di gestione del risparmio di diritto lussemburghese e “Medioleasing S.p.a.”, per l’attività di leasing finanziario e operativo, con la cessione di “Marche Riscossioni” a “Riscossioni S.p.a.”. Nel 2007 aveva eseguito un aumento di capitale, mentre due anni dopo ha rilevato la “Fondazione Cassa di Risparmio di Fano”.

Quando sono iniziati i guai per Banca Marche

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Il 2013 Banca delle Marche è stata commissariata

Il 2013 può essere considerato lo spartiacque per Banca Marche. Inizialmente la Banca d’Italia, con provvedimento del 27 agosto 2013, aveva disposto la sospensione, in via temporanea, degli organi con funzioni di amministrazione e controllo di Banca delle Marche, ai sensi dell’articolo 76 del Testo Unico Bancario, per le gravi perdite patrimoniali e le gravi irregolarità amministrative dell’istituto, visto che il bilancio del primo semestre 2013 ha chiuso con una perdita di 232 milioni di euro dopo la perdita 2012 di 526 milioni di euro. Il 30 agosto 2013 poneva così la Banca sotto commissariamento. Nel mese di ottobre  il Ministero dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, ha sottoposto a procedura di amministrazione straordinaria Banca Marche, al fine di proseguire l’opera di risanamento incominciata dai commissari ed avviare la patrimonializzazione della banca per 400 milioni di euro.

Nasce nuova Banca delle Marche s.p.a

Dunque, alla domanda perché Banca Marche è fallita? Occorre rispondere: per le gravi perdite patrimoniali e le gravi irregolarità amministrative dell’istituto. Nel mese di novembre di due anni dopo, esattamente il 22 novembre 2015, il Consiglio dei ministri ha approvato il D.L. 183, sempre su proposta della Banca d’Italia, con il quale ha disposto la risoluzione dell’istituto come da normativa BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) recepita, appena 6 giorni prima, con il D.Lgs 180/2015 del 16 novembre, con l’azzeramento totale del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Nello stesso giorno nasceva la Nuova Banca delle Marche S.p.A., che ha assorbito i diritti, le attività e le passività positivi, con esclusione delle passività subordinate (c.d. Bridge Bank) ed iniziato ad operare il 23 novembre.

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La sede di Banca delle Marche

I prestiti in sofferenza che residuano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate, invece, sono confluiti in una bad bank unica, priva di licenza bancaria, assieme a quelli di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti che hanno avuto analogo epilogo. La bad bank cercherà di collocare gli assets sul mercato ad operatori specializzati avendo ricevuto in carico tali crediti al valore attuale dopo una pesante svalutazione di libro.

Caso Banca Marche, un monito per tutto il sistema

La storia di Banca Marche pone serie riflessioni sul sistema bancario italiano. Se si vedono i dati delle obbligazioni nel giugno 2015, l’obbligazione con scadenza 2017 quotava 21.73 (per ogni 100 investiti); mentre il titolo con scadenza 2016 quotava 27.87. Chi ha investito in queste obbligazioni stava perdendo più del 70% del capitale investito. La Banca ha fatto man bassa di istituti di credito marchigiani con troppa facilità, offrendo altresì tassi di interesse elevati ed insostenibili al 5%. E’ dunque chiaro che molti obbligazionisti, attratti dall’alto rendimento offerto e per via dell’asimmetria informativa esistente tra chi colloca il titolo e il risparmiatore, sono caduti in questo disastro. Banca Marche era per la regione Marche quello che Monte dei Paschi di Siena era diventata per Siena: un punto di riferimento per piccoli risparmiatori, azionisti, commercianti e società sportive marchigiane. Il suo tracollo avrebbe segnato quello di tutta l’economia della Regione.