Banane, un asset messo a rischio da un pericoloso fungo

Tra gli asset principali sui quali è possibile investire, rientrano i prodotti agricoli. Quindi cacao, caffè, frutti e così via. Ad esempio, è possibile fare trading sulle azioni delle società che sono preposte alla loro coltivazione, alla loro trasformazione, alla loro distribuzione. Il valore di questo asset dipende da tanti motivi, per cui è estremamente consigliato essere sempre informati anche su quelle notizie che apparentemente sembrano non c’entrare nulla. Ad esempio, essendo questi prodotti molto coltivati nei paesi latinoamericani, anche un Colpo di Stato (evento che in quella zona del mondo accade sovente) potrebbe inficiarne il valore. Così come uno sciopero dei lavoratori preposti ad una delle mansioni prima esposte. E ancora, un virus fungino che potrebbe mettere seriamente a rischio il raccolto. Come sta accadendo per una varietà molto diffusa di banane: le Cavendish.

Le banane Cavendish a rischio estinzione

E quest’ultimo è proprio il rischio principale che corre una delle varietà più importanti di banane: le Cavendish, varietà di banana che da sola fa il 47% della produzione mondiale. Proprio come avvenne un secolo fa per le Gros Michel. Le banane Cavendish sono a rischio estinzione a causa di un fungo che ha colpito le piantagioni asiatiche e australiane. Se il fungo continuasse a diffondersi anche in altri paesi come l’America Latina, notoriamente ricca di banane, potrebbe spazzare via in un colpo miliardi di dollari di esportazioni. E non potrebbe trattarsi di un problema momentaneo. Questa specie di banane potrebbe pure essere completamente cancellata. E non occorre pensare che sia solo un problema di trading. Infatti, la banana Cavendish è la varietà che arriva principalmente nei nostri supermercati e quindi sulle nostre tavole.

Il precedente delle banane Gros Michel

A lanciare l’allarme sulle banane Cavendish è il Wall Street Journal, il quale racconta di gruppi di scienziati che da mesi si spostano nelle aree rurali delle piantagioni in Papua Nuova Guinea, al fine di individuare un eventuale sostituto di questa varietà. Prima che sia troppo tardi. Se è vero infatti che in natura esistono più di mille varietà di banane, è ugualmente vero che molte di esse hanno un aspetto e un sapore che poco si adatta ad un consumo di massa. Ci sono le banane dure, amare e immangiabili (quelle di colore rosso), altre che maturano troppo in fretta, altre che crescono direttamente senza buccia e pertanto sono difficili da esportare.

Invece, la varietà di banane Cavendish è quella che si fa preferire per trasportabilità e sapore. Un secolo fa sostituì a sua volta le banane Gros Michel. Ad inizio Novecento le più diffuse al mondo grazie alle esportazioni della ex United Fruit Company, ora conosciuta come Chiquita, che decise di vendere solo le Gros Michel facendone un frutto industriale, proprio perchè crescevano bene, erano resistenti ai cambiamenti climatici ed erano pure di gusto dolce e cremoso. Tuttavia, le Gros Michel subirono la malattia di Panama (anche allora un fungo) che portò alla loro estinzione e di conseguenza alla loro sostituzione con le Cavendish.

Ora la stessa sorte sta capitando alle Cavendish. E secondo il Wall Street Journal gruppi di ricercatori stanno lavorando da mesi per introdurre nel frutto alcuni mutazioni cellulari per renderle più forti e «tolleranti» al fungo killer. Mezzi tecnologici sconosciuti un secolo fa ma che potrebbero ora salvare la specie di banana, come vedremo, più diffusa e consumata nel Mondo. Certo, bisognerà capire di che tipo di mutazione genetica si tratta e se l’Unione europea darà il nulla osta.

L’importanza della banana Cavendish

Perchè l’estinzione della banana Cavendish spaventa tanti? Perché intorno ad essa c’è un giro d’affari notevole. Nel 2014 si è registrato il picco di esportazioni, con oltre 18 milioni di tonnellate di banane arrivate in tutti i paesi del mondo soprattutto da Asia (50,8%), America Latina (33%) e Africa (14%). Non a caso, le banane Cavendish da sole occupano quasi la metà (il 47%) della produzione mondiale. Si immagini che danno economico scaturirebbe dalla sua estinzione, per le tante aziende impegnate nelle varie fasi prima esposte, per gli stessi Stati che dalle sue esportazioni ricavano tra i maggiori guadagni e per i mercati finanziari stessi. Ecco quindi che aziende, agenzie governative e istituti stanno spendendo milioni di dollari in ricerca sviluppo per trovare un nuovo tipo di banana. Anche la Fao – agenzia Onu che si occupa di mitigare la fame nel Mondo – lo scorso ottobre ha annunciato un piano di investimento da 98 milioni di dollari a tal fine (qui il documento ufficiale). Tutti uniti appassionatamente per salvare “l’unico frutto dell’amor”.

Perchè non esistono alternative alla Cavendish

I primi popoli a consumare le banane furono gli antichi imperi malesi ed indiani. Il frutto arrivò verso Occidente solo grazie ai commercianti arabi, che amavano scambiarlo con i datteri e lo chiamarono per primi «banan»: dall’arabo “dito”. Presumibilmente per la loro forma. Furono gli arabi poi ad introdurre il frutto nell’area Mediterranea e nel resto dell’Africa. I popoli europei si innamorarono di questo frutto e decisero di portarselo dietro in America del Sud, dove trovò una nuova ottima casa.

La Cavendish non è certo l’unica varietà di banana esistente, ma è come detto quella che meglio di altre si presta ad un uso commerciale. Esistono infatti moltissime specie del genere Musa, molte di esse utilizzate per lo più per la fibra tessile, per produrre alcolici o per nutrire animali. La Cavendish è una varietà intermedia tra la Musa acuminata, alla quale appartengono le classiche banana dolci pur avendo ancora i semi, e la Musa balbisiana, la quale invece presenta frutti scuri, tosti, ricchi di semi simili a grani di pepe e duri come pietre, pericolosi per i denti.

Tale ibrido è la Musa paradisiaca, ma esiste anche la banana Fehi, originaria della Polinesia francese e apprezzatissima in Cina. Somiglia molto di più ad un piccolo mango ed è ricchissima di provitamina A. ma esistono ancora tanti altri tipi di banane, per una sorta di “Paese che vai, banane che trovi”: rosse, il platano, i bananiti, le banane squadrate, le dolci latundan delle Filippine.

Tutte queste varietà sono state molto limitate, per il solito vil profitto e prediligere la Cavendish. Ma ciò ha portato come conseguenza una debolezza genetica che rende questa specie totalmente impreparata a fronteggiare il succitato fungo “Panama Disease”. L’assenza di semi in questa varietà fa si che una volta morte tutte le attuali piante sarà impossibile recuperarle, rischiando appunto l’estinzione.

Le altre banane sono state messe ai margini perché maturano troppo presto, perché troppo piccole e irregolari, o perché hanno un gusto troppo marcato. Ciò deve ricordarci che il segreto della forza genetica risiede sempre nella mescolanza, nella varietà e nel cambiamento, e mai nell’uniformità e nell’isolamento. E potremmo accorgerci di ciò molto presto e nostro malgrado. Come già accaduto per altri prodotti agricoli…

Come investire in banane

Abbiamo detto che la crisi della banana Cavendish potrebbe essere un serio danno per i mercati finanziari, essendo un prodotto quotato in borsa. Oltre infatti ad acquistare banane “fisiche” (ma ciò comporta soprattutto la scomodità di possedere enormi carichi), è possibile investire in banane tramite titoli finanziari. Come investire in banane? Ecco le migliori alternative:

Da tutto quanto detto nel paragrafo precedente, possiamo dunque dire che investire nel caffè comporta i suoi rischi. E non pochi. E non bisogna credere che sia un mercato stabile. Comunque, vediamo di seguito come investire nel caffè:

1. ETF (acronimo di Exchange Trader Funds): può essere considerata l’opzione più consigliata per salvaguardarsi da oscillazioni. Una tipologia interessante di futures sono gli ETF Securities, per i mercati europei con l’opportunità di investire nel breve periodo. Occorre comunque stare molto attenti su quali fondi si intende investire, ovvero, qual è il loro stato di salute finanziaria, la loro cronistoria, e così via.

2. Futures: un altro strumento finanziario per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi delle banane, ma, al contempo, speculando sulle fluttuazioni di prezzo nel breve periodo. Tramite i contratti futures, le due parti si accordano per eseguire una transazione su una serie di strumenti finanziari o materie prime fisiche, per lo scambio futuro ad un prezzo ben preciso. Per capire come funzionano, basta fare un esempio pratico: un produttore di banane potrebbe usare i futures per bloccare il prezzo e ridurre il rischio, o un trader potrebbe speculare sul movimento dei prezzi delle banane, andando lungo o short, utilizzando appunto i futures.

Ogni volta che si decide di comprare un contratto Futures, ci si accorda a comprare qualcosa che il venditore deve ancora realmente produrre per il prezzo stabilito. E’ come se entrambe le parti si tutelino contro le rispettive speculazioni. Solitamente, i futures vengono utilizzati per fornire copertura ad altri investimenti primari.

3. Azioni: è altresì possibile acquistare azioni di aziende che operano nelle banane: dalla coltivazione, alla raccolta fino alla loro distribuzione. In genere, comunque, le grosse multinazionali si occupano di tutti e tre questi momenti. Questa opzione è comunque poco raccomandabile, soprattutto perché espone a notevoli rischi data la fluttuazione del mercato. Occorre poi informarsi molto bene su queste società, i loro bilanci, la loro situazione finanziaria. Onde acquistare scatole vuote.

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