Bail in: le banche verranno salvate dai propri clienti

Nelle ultime settimane, le parole “bail in”, associate a Decreto Salva Banche, crack, Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, Cassa Ferrara, Bankitalia, obbligazioni subordinate, asset finanziari, rischi, azioni, perdite di denaro, amministrazioni straordinarie, richieste di risarcimento, conflitti di interesse, inchieste, hanno monopolizzato i media italiani. Abbiamo già parlato nei mesi scorsi di questa normativa europea che entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio. Ma oggi, visto che mancano solo quattro giorni all’ora x, cerchiamo di capirci qualcosa in più.

La gerarchia dei rischi

Come abbiamo già avuto modo di vedere, a partire dal 1° gennaio 2016, l’Europa imporrà regole armonizzate a tutti gli istituti di credito per prevenire ed assorbire le eventuali perdite derivanti da crisi bancarie. Gli oneri dovranno essere, infatti, coperti in primis da soggetti privati, ovvero da azionisti e creditori, e solo in un secondo momento dallo Stato, e quindi dai contribuenti tutti, o dalle Banche Centrali. In altre parole, una banca non potrà essere sanata direttamente dall’esterno, come succedeva finora (nelle ultime settimane abbiamo avuto esempi lampanti), ma potranno essere chiamate in causa anche le famiglie e le imprese che vi depositano i propri risparmi. Lo scopo di questa normativa è quello di non far pesare sull’insieme dei contribuenti il peso del salvataggio di un istituto di credito e di non contagiare, alla lunga, i debiti pubblici nazionali o addirittura tutto il sistema bancario europeo.
Il salvataggio dall’interno (bail-in appunto, contrapposto al bail-out cioè aiuto proveniente dall’esterno) e la ricapitalizzazione della banca in difficoltà, deve seguire una specifica gerarchia: coloro che possiedono gli strumenti finanziari più rischiosi sostengono prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Quindi prima intervengono gli azionisti che si vedono così ridurre o azzerare il valore delle loro azioni, i titolari di obbligazioni subordinate, quindi i proprietari di obbligazioni ordinarie senior e, se non è sufficiente, anche i correntisti con saldi superiori a 100.000 euro.
Tutti i depositi fino a 100.000 euro sono, quindi, tutelati dal Fondo di garanzia dei depositi e non possono mai essere assoggettati a “bail-in”. Non saranno chiamati a pagare inoltre i titolari di covered bonds e altri strumenti garantiti, pensioni, salari; passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) o in virtù di una relazione fiduciaria (come i titoli detenuti in un conto apposito); gli investimenti in fondi, sicav, prodotti finanziari-assicurativi e i titoli detenuti in deposito presso la banca.

La scelta della banca

Alla luce della nuova normativa europea sulle crisi bancarie, voluta e pensata nel 2013 dopo il fallimento di Cipro, la scelta dell’istituto di credito a cui affidare i propri risparmi risulta ancora più importante. Non tutte le banche, infatti, sono uguali e risulta fondamentale fare i debiti confronti per garantirsi la massima tranquillità.
Ma cosa possiamo fare concretamente? Esistono degli strumenti per fare i raffronti e compiere quindi una scelta consapevole? Ebbene sì, dobbiamo solo prendere familiarità con il concetto di solidità bancaria.
In poche parole, per poter verificare il grado di affidabilità della nostra banca o di quella in cui vorremmo far convergere i nostri risparmi, dobbiamo reperire alcuni dati specifici.
La Banca Centrale Europea ha indicato, quale parametro di riferimento per valutare l’adeguatezza minima del capitale bancario di fronte a congiunture sfavorevoli, il coefficiente di solidità patrimoniale Cet1, Common Equity Tier 1. Questo valore viene inserito nelle comunicazioni di bilancio e misura la forza e la sicurezza del capitale di un istituto di credito indicando il rapporto tra capitale ordinario versato e attività ponderate per il rischio. Più alto è il Cet 1, maggiore è la solidità della banca, ovvero di azioni e bond. Qualora il Cet 1 scendesse sotto la soglia fissata dalla BCE (8%) l’istituto dovrebbe dare corso ad operazioni di rafforzamento patrimoniale. Se sopraggiungesse poi un grave squilibrio, dovrebbe scattare la risoluzione e il bail in.
Infine, per essere sicuri della solidità della banca dobbiamo informarci sul rating (la valutazione delle agenzie internazionali), sui proventi che l’istituto riesce a conseguire (capacità di produrre utili) e sulla validità del suo modello distributivo. Nel caso emergessero valori poco rassicuranti, dovremmo guardarci in giro e cercare una soluzione alternativa e più sicura.

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