Bad Bank, Ipotesi Sempre in Pista

Con la bozza del Documento di Economia e Finanza (Def) che poco fa ha ricevuto il via libera preliminare da parte del Consiglio dei Ministri, torna in vigore l’ipotesi della bad bank quale struttura dedicata a ricevere i crediti deteriorati in bilancio delle banche italiane. Un’ipotesi contenuta nella sezione del titolo “Solidità e trasparenza delle banche”, laddove – di fianco alla già nota riforma delle banche popolari e all’autoriforma delle fondazioni bancarie, trova spazio anche un gruppo di “iniziative in materia di non performing loan”. Ma di cosa si tratta?

Sostanzialmente, la bozza del Def prevede un nuovo “modo” di gestire il pacchetto da 330 miliardi di euro (e oltre) di crediti deteriorati. Un fardello che appesantisce i bilanci degli istituti di credito, rendendo più difficile l’erogazione di nuovo credito, nonostante la ricca manovra di quantitative easing prevista dalla Banca Centrale Europea.

Ad ogni modo, sebbene nessuno la citi apertamente, l’ipotesi Bad Bank sembra essere una delle scelte più probabili. Se infatti il programma nazionale di riforma non è entrato nel merito delle soluzioni tecniche al problema suddetto, è anche vero che quella indicazione che “le operazioni allo studio sono volte a facilitare la cessione da parte degli intermediari di una rilevante quota di sofferenze nei confronti delle imprese” sembra aprire le porte a una bank in grado di accogliere solo i crediti già deteriorati, e permettendo quindi allo Stato di poter svolgere un ruolo attivo in tal senso.

Naturalmente, l’ipotesi della Bad Bank dovrà trovare una giusta intermediazione con lo sguardo vigile di Bruxelles, sempre molto attenta a evitare che le iniziative italiane possano essere accolte all’interno del recinto degli aiuti di Stato. In tal senso – sottolineava un approfondimento condotto da Milano Finanza – un vero e proprio assist al governo è arrivato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il quale ha dichiarato di giudicare con favore “un intervento diretto dello Stato, che nel rispetto della disciplina europea sulla concorrenza, favorisca lo sviluppo di un mercato secondario” dei crediti deteriorati delle banche, poiché “potrebbe contribuire a liberare risorse di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese”.

Gli stessi concetti sono replicati all’interno del Def, dove la finalità dell’iniziativa è bene espressa nel riferimento di “consentire alle banche di liberare risorse e aumentare la capacità di erogare credito all’economia”. E non è certamente un caso che il riferimento sia contenuto nello stesso spazio della riforma delle banche popolari e delle fondazioni bancarie, e delle altre misure per poter dare nuova linfa alle aziende (come, su tutte, il Fondo di garanzia in favore delle pmi).