Azioni tokenizzate: investire in azioni sulla blockchain (2025)
Negli ultimi mesi sentiamo spesso parlare di azioni tokenizzate, una delle rivoluzioni che la blockchain ha portato nella finanza tradizionali.
Si tratta della possibilità di portare le azioni tradizionali come Tesla, Amazon, Apple direttamente sulla blockchain. Con questo intendiamo la possibilità di integrare la finanza tradizionale ed il mondo dei crypto asset.
In che modo? Grazie a alle azioni “tokenizzate” è possibile possibile frazionare, scambiare e possedere porzioni di azioni reali sotto forma di token digitali.
Un altro termine che sentiamo spesso è quello di tokenized stocks.
Ma perché dovremmo voler investire con questi strumenti? Perchè è sicuramente più comodo poter operare senza aspettare l’apertura e la chiusura dei mercati tradizionali, anche nel fine settimana!
Questo fenomeno ha implicazioni su molti aspetti degli investimenti su questi token, sopratutto per quanto riguarda liquidità, accessibilità, e interoperabilità dei mercati.
In pratica puoi combinare i due mondi sfruttando la solidità delle azioni tradizionali e l’efficienza garantita dalle reti decentralizzate.
Parliamo di strumenti già disponibili oggi grazie a piattaforme come xStocks, Bybit, Robinhood e a progetti crypto molto importanti come Ondo Finance. Questi progetti stanno già esplorando le potenzialità di questo nuovo modello, rendendo possibile acquistare e vendere azioni su blockchain con costi molto ridotti.
Aggiungiamoci anche la possibilità di accedere a questi assettokenizzati per 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, un bel vantaggio.
Cerchiamo di capire allora come funzionano le azioni tokenizzate e quali sono le piattaforme migliori per investirci.
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Cos’è la tokenizzazione delle azioni?
La tokenizzazione delle azioni può essere considerata una autentica rivoluzione. Parliamo di un processo che consente di trasformare i titoli azionari tradizionali in token digitali che vivono su una rete decentralizzata, come Ethereum o altre blockchain compatibili.
Attraverso la tokenizzazione, ogni token rappresenta una quota, intera o frazionaria, di una azione reale emessa da una società.
Il principio alla base è relativamente semplice: un’entità centralizzata (può essere una banca, un broker o una piattaforma con licenza) detiene un insieme di azioni reali in custodia e crea una quantità corrispondente di token digitali equivalenti. In questo modo, gli investitori possono accedere a titoli finanziari tradizionali, ma con la flessibilità e l’efficienza offerte dalla blockchain.

Dal punto di vista operativo, questo processo prevede più fasi:
- L’identificazione e la custodia dell’asset sottostante (le azioni reali);
- L’emissione di token su una blockchain pubblica o permissioned;
- La distribuzione e il trading dei token tramite piattaforme specializzate (es. xStocks, Ondo Finance, ecc.);
- La gestione dei diritti economici e, se previsto, dei diritti di voto.
È importante comprendere che la tokenizzazione non modifica la natura economica dell’azione, ma ne cambia la modalità di detenzione e trasferimento. Questo ridefinisce sicuramente il settore introducendo nuove forme di interoperabilità tra mercati e una maggiore liquidità, oltre a maggiore inclusività finanziaria
La blockchain agisce qui non solo come mezzo di rappresentazione, ma anche come registro distribuito e immutabile che garantisce trasparenza, verificabilitò e accesso istantaneo alle transazioni. Questo elimina anche molti intermediari tipici del mercato azionario tradizionale (es. custodi, intermediari), con conseguente riduzione dei costi e dei tempi di settlement.
La tokenizzazione vera e propria comporta la corrispondenza 1:1 tra token e azione reale, con piena garanzia di riscatto o conversione.
Purtroppo molte piattaforme attuali prevedono una rappresentazione con modelli “sintetici” che NON prevedono la detenzione reale del titolo e quindi i diritti anche di voto. Per certi versi si tratta di modelli più simili ai contratti per differenza o CFD.
Abbiamo parlato di questo processo anche in un video sugli RWA che trovi sul nostro canale YouTube e che vedi qui sotto:
Definizione e concetto di rappresentazione digitale
Le azioni tokenizzate sono strumenti finanziari digitali che rappresentano, in modo diretto e verificabile, la proprietà di un’azione.
A differenza delle azioni tradizionali, custodite in registri centralizzati di intermediari o borse regolamentate, le azioni tokenizzate vivono su una rete distribuita, dove il possesso è dimostrato dalla detenzione del token stesso nel proprio portafoglio o wallet digitale.

Il concetto che devi comprendere bene è la rappresentazione digitale di un asset reale: ogni token è l’equivalente di un certificato digitale che dimostra il possesso di un’azione ordinaria, con eventuali diritti di dividendo, voto o altra natura economica.
Questo certificato non è arbitrario: è emesso da un’entità e regolamentata, che garantisce la presenza delle corrispondenti azioni reali sottostanti, detenute in un conto segregato o fiduciario.
Dal punto di vista tecnico, questi token vengono creati secondo standard riconosciuti, come ERC-20 o ERC-1400, e possono essere scambiati, trasferiti e persino integrati in contratti intelligenti (smart contract). Tale programmabilità consente di automatizzare azioni quali distribuzioni di dividendi, gestione di diritti di voto, e trasferimenti condizionati da eventi esterni.
Approfondirò la questione comunque sui dettagli tecnici più avanti.
Per ora ti basta sapere che ciò che distingue le azioni tokenizzate da semplici “digital asset” è proprio la loro correlazione diretta e verificabile con asset regolamentati del mondo reale in rappporto 1:1. Possiamo considerarli come strumenti ibridi che uniscono due mondi.
Questi strumenti possono essere utili ad esempio a quegli investitori in Paesi emergenti che non hanno accesso diretto alle Borse tradizionali USA o Europee ma vogliono comunque investire in azioni come Amazon o Apple, anche con piccole somme.
Altro aspetto riguarda la custodia. Come investitore puoi detenere direttamente l’asset e gestirlo tramite il tuo wallet senza doverti affidare a Banche o a terzi.
Possiamo considerare le azioni tokenizzate come una forma di ownership digitale diretta, regolamentata e trasparente.
Differenza tra azioni tokenizzate e azioni tradizionali
Ma quali sono le differenze principali con le azioni tradizionali? Vediamole brevemente.

Vincoli temporali
Le azioni tradizionali sono vincolate agli orari di negoziazione delle borse di riferimento, quindi dalle 9:00 alle 17:30 per i mercati europei e dalle 9:30 alle 16:00 per quelli americani.
Le tokenized stocks, invece, operano su infrastrutture blockchain che funzionano continuamente, quindi puoi eseguire operazioni durante weekend, festivi e orari notturni. Questa caratteristica risulta particolarmente vantaggiosa per investitori retail che lavorano durante gli orari di mercato tradizionali o per strategie di trading che richiedono di essere reattivi ad eventi macroeconomici globali.
Settlment
Il settlement rappresenta un’altra differenza cruciale. Nelle transazioni azionarie tradizionali, il regolamento avviene tipicamente in T+2 (due giorni lavorativi dopo la transazione).
Le azioni tokenizzate utilizzano, invece, smart contract che automatizzano il processo di settlement, quindi riducono i tempi a pochi minuti o secondi, con conseguente ottimizzazione della rotazione del capitale e riduzione del rischio operativo.
Costi
La struttura dei costi è l’altra differenza che può influenzare direttamente il rendimento netto dei tuoi investimenti.
Le azioni tradizionali comportano commissioni di intermediazione, spese di custodia, imposte di bollo e, in alcuni casi, costi di conversione valutaria.
Le azioni tokenizzate eliminano molti di questi costi intermedi, sostituendoli con gas fees sulla blockchain e spread bid-ask generalmente più contenuti. Tuttavia, devi considerare che alcune piattaforme applicano commissioni per il wrapping/unwrapping dei token, ma sicuramente più bassi.
Accessibilità
L’accessibilità geografica rappresenta un vantaggio delle azioni tokenizzate. Mentre l’investimento in azioni estere attraverso canali tradizionali richiede spesso aperture di conti presso broker straniericon requisiti patrimoniali elevati, le azioni tokenizzate ti permettono di accedere a mercati globali attraverso un’unica piattaforma.
Niente più barriere, basta un account su una piattaforma autorizzata.
Azioni frazionate
La possibilità di “frazionare” costituisce forse la differenza più rilevante per piccoli investitori.
Le azioni tradizionali sono indivisibili: non puoi acquistare 0,3 azioni di una società quotata a 1000€ per azione.
Le tokenized stocks permettono, invece, investimenti frazionati, e ti consentono quindi di costruire portafogli diversificati anche con capitali limitati.
Differenza tra azioni tokenizzate e security token
Cerchiamo di capire ora la differeza tra azioni tokenizzate e security token. Entrambi rappresentano strumenti finanziari digitali, ma si differenziano per struttura, finalità e modalità di emissione.
Le azioni tokenizzate sono titoli azionari reali già esistenti che vengono rappresentati in forma digitale sulla blockchain. In altre parole, un’azione emessa da una società quotata o privata viene “copiata” digitalmente tramite un token che ne rappresenta fedelmente i diritti patrimoniali e, in alcuni casi, quelli di governance. Questo processo implica che le azioni sottostanti siano custodite presso un ente regolamentato, e che ogni token abbia una corrispondenza 1:1 con un’azione fisica.
I security token, invece, sono strumenti finanziari nativamente digitali, spesso creati ex novo per rappresentare quote di proprietà, debito, partecipazioni in fondi o altri diritti economici. In questo caso, non esiste necessariamente un asset “off-chain” sottostante, ma il valore del token è definito contrattualmente e regolato secondo le normative sui titoli del Paese di emissione.
Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio:
- Se acquisti un’azione tokenizzata di Apple su una piattaforma come xStocks, stai acquistando un token che rappresenta una vera azione Apple, detenuta in un conto fiduciario.
- Se invece acquisti un security token che promette di distribuire il 10% dei ricavi futuri di una startup, quel token non è legato a un’azione esistente, ma è un titolo creato digitalmente con diritti specifici.
Dal punto di vista legale, entrambi i modelli possono essere soggetti alle leggi sui titoli (securities), ma le azioni tokenizzate operano spesso in un quadro regolamentare più definito, data la presenza dell’asset sottostante. I security token, invece, richiedono processi più complessi di compliance, come l’approvazione da parte di autorità di vigilanza e l’integrazione con KYC.
Anche l’uso che possiamo farne è differente:
- Le azioni tokenizzate servono a replicare strumenti già noti al mercato
- I security token permettono invece di creare nuovi strumenti finanziari, aprendo a forme di raccolta fondi e di investimento più flessibili, spesso riservate a contesti di finanza privata o venture capital.
Meccanismo di sottostante e custodia: chi detiene le azioni reali?
Un aspetto di cui dobbiamo parlare riguarda il concetto di sottostante e il ruolo della custodia fiduciaria. Quando acquisti un token che rappresenta un’azione, è fondamentale sapere dove si trova l’azione reale e chi ne garantisce la legittimità.
Stiamo parlando pur sempre dei nostri soldi!
Nel modello più diffuso, un intermediario regolamentato – spesso un broker, una banca depositaria o una società acquista le azioni reali sui mercati tradizionali e le detiene in un conto fiduciario. Un po’ come fa Blackrock con gli ETF su Bitcoin.
Queste azioni vengono poi “tokenizzate”, cioè rappresentate in “forma digitale” sulla blockchain, con una corrispondenza esatta tra token emessi e azioni possedute. Questo processo è noto come full-backed tokenization.
Il custode gioca un ruolo cruciale in questo sistema. È lui che garantisce che per ogni token in circolazione esista una corrispondente azione reale depositata.
Un po’ come le stablecoin. Per ogni dollaro di stablecoin c’è un corrispettivo di 1 dollaro nell’equivalente digitale. Così funziona per stablecoin famose come USDT o USDC.
Le migliori piattaforme pubblicano regolarmente audit esterni per confermare che ci sono le riserve 1:1 e mantenere la fiducia degli investitori. Alcuni esempi noti di aziende che operano sono ad esempio Securitize, Paxos, o le società partner di xStocks.
Dal punto di vista giuridico, i token possono dare a chi le compra:
- Diritti economici: come dividendi, proventi da buyback o altri benefici.
- Diritti di governance: in alcuni casi, i detentori di token possono votare nelle assemblee societarie.
- Diritti di conversione (redemption): possibilità di riscattare il token con l’azione reale, in presenza di meccanismi stabiliti.
Fai attenzione, devi sempre verificare che questi diritti siano esplicitati contrattualmente e riconosciuti legalmente nella giurisdizione dell’emittente. Alcuni token fanno solo da strumenti derivati e non offrono effettiva proprietà o diritti di voto.
Come ho detto in precedenza, alcuni modelli utilizzano custodia decentralizzata, o “tokenizzazione sintetica”, dove le azioni non sono realmente detenute, ma replicate tramite meccanismi di derivazione (simile a CFD o futures). Un approccio sicuramente più flessibile, ma che comporta maggiori rischi.
Azioni tokenizzate: riepilogo
| 👍 Cosa sono | Rappresentazione digitale di asset tradizionali (azioni di società quotate in Borsa) |
| ✅ Caratteristiche | Asset tokenizzati on chain / Nuovi casi d’uso |
| 🥇Migliori piattaforme per fare trading su crypto | XTB / FP Markets |
| 🥇Miglior exchange per comprare crypto | Bitget |
Architettura tecnica delle azioni su blockchain
Quando valuti la solidità di un’infrastruttura per azioni tokenizzate devi prima di tutto concentrare l’analisi su quattro pilastri:
- il layer di settlement pubblico o permissioned che ospita i registri
- lo standard di tokenizzazione adottato
- il modello di custodia dei titoli sottostanti
- motore di automazione
Questa “architettura a strati” è ciò che permette di garantire, contemporaneamente, compliance regolatoria, sicurezza informatica, scalabilità operativa e, non meno importante, immutabilità delle registrazioni.
A livello di network, la scelta ricade spesso su blockchaincome Ethereum o Solana, note per l’ampia base di sviluppatori e la ricca dotazione di strumenti di audit; tuttavia alcune istituzioni preferiscono soluzioni enterprise come Hyperledger o permissioned chains basate su Tendermint per avere maggior controllo sui nodi validatori.
Il layer applicativo, invece, ospita lo smart contract che incapsula la logica di emissione, trasferimento e revoca dei token. Per ragioni di interoperabilità gli operatori hanno iniziato a convergere su standard modulari (ERC-1400, ERC-3643) che combinano l’interfaccia di un ERC-20 con estensioni per la compliance e la tracciabilità dei diritti economici.
La standardizzazione non è, però, il solo requisito: occorre infatti predisporre un sistema di identity management—tipicamente basato su attestazioni crittografiche KYC/AML, che abiliti lo scambio dei token soltanto fra wallet che non siano “sospetti”.
Attenzione poi modello di custodia dei titoli fisici o dematerializzati che fanno da collaterale: se il custode fallisse, i token rischierebbero di diventare oggetti inutili. Per mitigare questo rischio, le piattaforme più avanzate adottano strutture segregate, certificazioni SOC-2 e programmi di assicurazioni.
L’architettura prevede inoltre oracoli di mercato, ad esempio Chainlink, ma esistono alternative enterprise come Pyth Network che forniscono feed di prezzo in tempo reale e permettono di tenere traccia di vari aspetti NAV e capitalizzazione dei token.

E poi c’è bisogno di un layer di automazione che si occupi della parte di voto, dividendi e che quindi sia in grado di “dialogare” sia con i registri centrali (DTCC, Euroclear) sia con i wallet degli investitori on-chain
Parliamo quindi non di un semplice wrapper digitale, ma di un un ecosistema di componenti interconnessi, network, token, custodia e automazione che, se progettati correttamente, consentono di trasformare un titolo tradizionale in un asset programmabile, liquido e globale.
Token standard (ERC-20, ERC-1400, SPL, Hedera HTS)
Il primo livello di scelta tecnologica riguarda la “forma” che dai all’azione tokenizzata. Per Ethereum, la via più rapida è lo standard ERC-20, ben noto e supportato da tutti i walle.
Tuttavia, l’ERC-20 è nato per utility token fungibili e manca di funzionalità critiche per gli strumenti finanziari regolamentati: non prevede whitelist obbligatorie, non distingue fra titoli con diritti diversi, non consente il blocco di trasferimenti verso soggetti sanzionati.
Per colmare queste lacune la comunità ha sviluppato l’ERC-1400 (e la sua evoluzione ERC-3643), che introduce partizioni di token, funzioni di force transfer e hooks per la verifica delle regole KYC/AML on-chain. In pratica, ogni azione tokenizzata diventa un “security token” governato da smart contract che possono, per esempio, bloccare i trasferimenti durante i blackout period richiesti dalla SEC o implementare restrizioni di holding per investitori non accreditati.
Alcune piattaforme invece lavorano su Solana e il suo standard SPL Token. Soliti vantaggi come la finalizzazione in pochi secondi e le fee frazionarie ne fanno un’opzione attraente per trading retail 24/7.
Un’alternativa ibrida è Hedera Hashgraph con il suo Hedera Token Service (HTS). Qui abbiamo velocità di finalizzazione e governance gestita da un consiglio di grandi corporate.
Per questi motivi le blockchain più usate sono quelle di Ethereum e Solana che sono anche in grado di comunicare tramite protocolli cross chain (es: LayerZero, Axelar) tramite bridge.
Modelli di custodia: full-backed, wrapped, synthetic
Abbiamo poi vari modelli di custodia delle azioni tokenizzate.
Nel paradigma full-backed, l più vicino alla finanza tradizionale, ogni token è coperto 1:1 da un’azione fisica o dematerializzata custodita presso un broker regolamentato. Se acquisti un token AAPL (ES: azioni Apple) su una piattaforma che adotta questo modello, stai di fatto detenendo un diritto sull’azione Apple.
Il vantaggio è la sovrapponibilità economica con l’asset sottostante: riceverai dividendi, potrai votare in assemblea (magari tramite proxy digitale) e, in caso di scioglimento della struttura, riscattare l’azione originaria. Lo svantaggio è la necessità di un’infrastruttura di back office complessa, con costi di settlement che si sommano alle fee on-chain. Inoltre il rischio di controparte è tutto concentrato sul custode.
Il modello wrapped prende in prestito la logica usata dalle stablecoin “wrapped BTC” o “wETH”. Un’entità fidata congela l’asset originale in un wallet multi-sig e conia l’equivalente tokenizzato su un’altra chain. L’uso principale è l’interoperabilità: puoi, per esempio, prendere azioni full-backed su Ethereum, “wrappare” su Solana e permettere trading a basso costo. Il rischio operativo cresce, però, di un ordine di grandezza: lo smart contract del bridge diventa single point of failure e, se compromesso, può generare token non garantiti o perdere il collaterale.
Il terzo modello è il synthetic (o derivativo), in cui non esiste alcuna azione custodita; il token replica il prezzo del sottostante tramite meccanismi di collateralizzazione e oracoli. Protocolli come Synthetix hanno mostrato che è possibile garantire peg di prezzo con sovracollateralizzazioni e incentivi economici, ma la storia recente dimostra anche l’elevato rischio di de-pegging in situazioni di stress.
In tempi più recenti sta emergendo un modello ibrido che unisce la solidità del full-backed con la flessibilità del synthetic: il custode detiene un basket di T-bills o ETF altamente liquidi, anziché le singole azioni, e il token rappresenta una quota di quel fondo.
È questo che fanno progetti come Ondo Finance con il suo Ondo GM, che puntano a “ereditare” la liquidità dei mercati pubblici anziché replicarla.
Smart contract e corporate actions automatizzate
Il livello applicativo che davvero differenzia le azioni tokenizzate dalle equity tradizionali è la programmabilità.
In un’architettura ben progettata, lo smart contract non si limita a registrare trasferimenti, ma si occupa dell’intero ciclo di vita di un titolo.
Facciamo l’esempio dei dividenti. Nel modello tradizionale l’emittente dichiara la data, si controlla la lista degli aventi diritto, vengono fatti i pagamenti e le banche depositarie li accreditano ai clienti, con un ritardo che può superare i 10 giorni lavorativi.
Con un’azione tokenizzata, tu potresti ricevere il dividendo in stablecoin in tempo reale grazie a un semplicecall (es: per Ethereum) che distribuisce stablecoin proporzionalmente ai wallet che ne hanno diritto.
Le piattaforme più avanzate possono integrare moduli di voto on-chain, che permettono la convocazione di assemblee virtuali, la verifica di quorum e la registrazione immutabile delle delibere. Tali funzionalità riducono il rischio di contestazioni legali dal momento che le evidenze sono tutte incise sul ledger.
Dal punto di vista tecnico, la sfida principale è la sincronizzazione con il mondo off-chain. Prendi il caso di un delisting lo smart contract dev’essere in grado di ricevere un trigger affidabile, spesso via oracolo, per eseguire l’azione corretta.
E poi c’è la questione del KYC che può essere gestito da uno smart contract che può rifiutare qualsiasi trasferimento in ingresso o uscita verso wallet sanzionati o bloccati.
L’integrazione di tecnologie come zero-knowledge proofs permetteranno, inoltre, di validare requisiti KYC senza rivelare dati personali sensibili, potenziando privacy e scalabilità.
Liquidità e price discovery
La solidità di un mercato finanziario si misura, prima ancora che dalla capitalizzazione o dal numero di strumenti quotati, dalla sua liquidità e dall’efficienza dei meccanismi di price discovery.
Nel caso delle azioni tokenizzte questo principio diventa ancora più centrale. La tokenizzazione, infatti, promette di esportare nell’universo on-chain la stessa stabilità di spread, la stessa ampiezza di profondita e la stessa trasparenza informativa che caratterizzano i mercati azionari maturi. Tuttavia, la promessa si scontra con sfide operative e strutturali che non riguardano unicamente la tecnologia, ma anche architettura di custodia, barriere regolamentari e incentivi economici di market maker e arbitragisti.
Il primo nodo è la frammentazione. Una stessa azione Apple può esistere come AAPL-F1 su Ethereum (ERC-1400 full-backed), come wAAPL su Solana (wrapped SPL) e come sAAPL su un protocollo synthetico. A ciascuna rappresentazione corrisponde un diverso livello di garanzia e, di conseguenza, un diverso profilo di liquidità. In assenza di un sistema di arbitraggio immediato, i prezzi tendono a divergere in modo non banale, generando premi o sconti che possono superare il 10-15 % nei momenti di stress di mercato.
Il secondo nodo riguarda il “costo del mint & redeem”. Se il token è full-backed, per creare nuova offerta occorre acquistare l’azione sottostante sul listino primario, trasferirla al custode, attenderne l’iscrizione nel registro, e solo allora perfezionare il conio on-chain.
Tempi che si misurano in ore, se non giorni, contro una volatilità cripto che si muove al ritmo di frazioni di secondo. La conseguenza è una funzione di offerta rigida nel breve periodo, che amplifica le escursioni di prezzo sul DEX o nel book del CEX che lista il token.
Terzo tema è la scarsità di market maker disposti a esporsi. Senza la possibilità di copertura in real time sul mercato azionario tradizionale – magari perché l’accesso è vietato a soggetti non registrati o perché i bridge KYC fra crypto e broker sono lenti – il market maker si prende un rischio notevole Per compensarlo chiede spread più ampi e si ritira in presenza di volumi elevati.
Infine, la price discovery delle azioni tokenizzate è indissolubilmente legata alla qualità degli oracoli. Se il feed di prezzo del sottostat arriva in ritardo o può essere manipolato. Da qui l’interesse crescente per soluzioni tipo Chainlink Data Streams o Pyth, che promettono latenze sotto i 400 millisecondi e integrazioni dirette con le API di Nasdaq ITCH.
Per questo motivo sono interessanti le soluzioni proposte da xStocks che fa da hub di liquidità fra CeFi e DeFi o l’accesso diretto alla liquidità primaria offerto da piattaforme come Ondo GM, che tentano di ereditare, anziché replicare, l’order flow dei mercati tradizionali.
xStocks e integrazione con order book tradizionali
Nel tentativo di colmare il divario di liquidità, alcuni exchange centralizzati come Kraken, hanno lanciato il prodotto xStocks, una categoria di azioni tokenizzate listate in forma di coppie spot (es. xAAPL/USDC) all’interno degli order book tradizionali.
L’idea è semplice: sfruttare l’infrastruttura CeFi già collaudata per ospitare strumenti con depositi e prelievi on-chain.
Dal punto di vista operativo, funziona (semplificando) in questo modo:
- L’utente apre un conto su Kraken, fa il KYC e versa USDC.
- Piazza un ordine limite nel book xAAPL/USDC; la corrispondenza avviene con motore di matching centralizzato, identico a quello per BTC/USD.
- A eseguito avvenuto, l’exchange accredita i token xAAPL sul conto interno; in qualunque momento l’utente può prelevarli su un wallet EVM, pagando la gas fee.
Questa architettura ibrida genera vantaggi notevoli sul fronte liquidità. Poiché la maggioranza delle quote resta off-chain all’interno dell’exchange, i trasferimenti fra utenti non richiedono gas fee e avvengono a latenza millisecondi, consentendo livelli di market making paragonabili agli asset spot tradizionali.
Kraken consente, per i token xStocks, leva fino a 5× con requisiti di collaterale in USDC o USDT. Ciò attira day trader e specialisti di trading sui derivati, aumentando la profondità del book. Al tempo stesso, il rischio di short squeeze è mitigato dalla possibilità del market maker interno di coprirsi tramite il broker a cui si appoggia (es: Backed Finance) in modo immediato, dato che l’emittente consente ogni giorno creation e redemption.
La gestione delle corporate actions segue un flusso similare a quello dei DR (depositary receipt). Se Apple annuncia un dividendo, Backed Finance riceve il pagamento tramite il suo broker, lo converte in USDC e ne accredita la quota parte ai wallet di Kraken e degli altri exchange partner. Kraken li ripartisce proporzionalmente ai saldi xAAPL dei clienti. Il processo avviene in poche ore, ed in modo trasparente
Detta cosi sembra tutto facile. In caso di congestione di rete (per esempio su Ethereum), i prelievi possono diventare costosi, disincentivando l’arbitraggio on-chain proprio nei momenti in cui lo spread tende ad ampliarsi. Inoltre, l’exchange mantiene piena custodia durante il trading interno, esponendo l’utente a un rischio controparte analogo a quello dei depositi cripto classici.
Malgrado ciò, i numeri parlano: nei primi 60 giorni dal lancio di xStocks, Kraken ha registrato un ADV (average daily volume) di circa 9 milioni di USDC sulle prime cinque azioni, con uno spread medio sceso dallo 0,45 % dello start-up day a meno dello 0,15 %
È la dimostrazione che un prodotto “ibrido” può avvicinare la user experience delle azioni tradizionali a quella di un normale asset spot crypto.
Ondo GM e l’accesso diretto alla liquidità dei mercati primari
Il progetto Ondo Global Markets (Ondo GM) rappresenta un’ulteriore evoluzione: anziché ricreare liquidità in un book parallelo, la piattaforma punta a catturare la liquidità già esistente sui mercati primari e “trasportarla” on-chain.
Il meccanismo centrale è il mint/redemption instantaneo e a costo nullo. Vediamo come funziona.
- Un investitore invia 10 000 USDC al contratto OndoGM e seleziona onTSLA (l’azione tokenizzata di Tesla)
- L’algoritmo invia immediatamente un ordine market limit per 10 000 USD di Tesla su Nasdaq, tramite un broker-dealer Partner.
- Non appena l’ordine è eseguito (tipicamente in < 50 ms), il broker trasmette una conferma a OndoGM che, in simultanea, conia i corrispondenti token onTSLA e li accredita al wallet on-chain dell’investitore.
Il redeem lavora in senso inverso: burn del token, vendita dell’azione sul listino, invio di USDC al wallet dell’utente. Tutto orchestrato da API col broker e da oracoli realtime Pyth per la convalida degli ordini..
L’effetto macroscopico è la “trasformazione” del mercato on-chain in un mirror del book primario: se la bid su Nasdaq è 250,25 USD, il token viene creato e offerto a 250,26 USDC senza spread significativi.
Quali sono i presupposti perché un modello tanto ambizioso funzioni? Ovviamente Ondo deve avere molto margine di capitale presso il broker, e dal punto di vistat tecnologico lo smart contract di mint/redeem deve essere efficiente.
Non a caso hanno puntato su un layer 2 con tecnologia rollup. Ed in più l’oracolo deve funzionare in modo perfetto e senza latenza.
Per il momento Ondo GM sta crescendo e sembra deestare l’interesse anche di molti broker. Ounta in pratica ad un modello in grado di estendere l’infrastruttura “tradizionale” delle Borse con un layer on chain che sia efficiente.
Per approfondimenti su questo progetto Ondo Finance puoi consultare qui sotto il nostro video di approfondimento:
Migliori Piattaforme di azioni tokenizzate nel 2025
Nel 2025, l’ecosistema delle azioni tokenizzate si è arricchito notevolmente grazie al lancio di nuove piattaforme che sono arrivate sul mercato.
Sono arrivati sia molti player tradizionali com, come Robinhood e BlackRock, sia exchange crypto come Bybit e Kraken, a esplorare nuovi modelli operativi per ampliare l’accessibilità e la liquidità del mercato azionario.
Queste piattaforma non fanno da “wrapper” ma introducono funzionalità avanzate come frazionamento, trading 24/7, prestiti collateralizzati e integrazione con protocolli DeFi.
Andiamo a vedere le principali.
Bybit e Kraken: il modello multieExchange con Backed Finance
Bybit e Kraken hanno lanciato le loro piattaforme basandosi su un cosiddetto modello multi-exchange, cioè danno accesso a token azionari regolamentati in collaborazione con provider specializzati come Backed Finance.
Questo approccio consente di combinare la robustezza degli exchange centralizzati con la flessibilità della blockchain.
Backed Finance, società con sede in Svizzera, emette token azionari completamente collateralizzati (1:1) con le azioni sottostanti, detenute presso custodi regolamentati. I token rispettano standard come ERC-20 e ERC-3643, garantendo interoperabilità e compatibilità con portafogli crypto, DEX e protocolli DeFi. La società mantiene un registro pubblico aggiornato con audit di terze parti per assicurare la trasparenza della riserva.
Bybit ha integrato nel proprio ecosistema una sezione dedicata a tokenized stocks, consentendoti di acquistare frazioni di titoli come Apple, Tesla o Nvidia, utilizzando stablecoin.
L’operatività è 24/7 e include opzioni avanzate come ordini limite, trading a margine e staking del token azionario in pool di rendimento.
Kraken, invece, ha lanciato la sua piattaforma xStocks adottando un approccio più prudente e istituzionale, con un offerta dedicata a utenti verificati in specifiche giurisdizioni.
L’obiettivo è fornire un ponte sicuro tra finanza tradizionale e decentralizzata, preservando standard elevati di compliance normativa, sopratutto nell’Unione Europea.
Il vantaggio di questo modello sta nella liquidità distribuita tra più exchange e nella frazionabilità totale dell’asset, che consente a chiunque di investire in azioni ad alta capitalizzazione senza vincoli di capitale minimo. Inoltre, grazie all’interoperabilità offerta da Backed, i token possono essere spostati su wallet non-custodial o utilizzati come collaterale per prestiti DeFi.
Robinhood
Robinhood invece propone una soluzione diversa con un sistema basato sulla rete Arbitrum, uno dei principali Layer 2 su Ethereum.
La scelta non è casuale: Arbitrum garantisce basse commissioni, alta velocità e compatibilità con l’ecosistema DeFi.
La proposta di Robinhood si articola attorno a un modello ibrido: le azioni reali sono detenute da un’entità fiduciaria regolamentata, mentre l’utente finale riceve un wrapped token che rappresenta legalmente una quota della security sottostante. Questo token può essere detenuto sul proprio conto Robinhood, ma anche trasferito su wallet compatibili con Arbitrum, offrendo così una custodia non-centralizzata.
Robinhood ha integrato una piattaforma DeFi interna, che consente agli utenti di utilizzare i token per attività come:
- Trading 24/7 di azioni tokenizzate;
- Staking per ottenere reward;
- Collateralizzazione per prestiti in stablecoin;
- Partecipazione a governance su DAO collegate a fondi tokenizzati.
La scelta di Arbitrum consente inoltre l’utilizzo di oracoli come Chainlink per garantire prezzi affidabili e l’integrazione con protocolli esterni. Questo apre la strada a una componibilità avanzata: ad esempio, puoi integrare un token azionario in un vault DeFi, con strategie automatiche di rendimento.
Robinhood ha previsto anche meccanismi di compliance automatizzata, con whitelist, limiti geografici e verifica KYC su base smart contract. In questo modo riesce a conciliare le esigenze della regolamentazione con la libertà offerta dall’ecosistema Web3.
Dal punto di vista strategico, l’iniziativa ha permesso a Robinhood di estendere la sua base utenti al mondo crypto, senza perdere il controllo normativo e mantenendo una UX semplificata.
Di fatto Robinhod sta puntanto tutto il suo core business sulle crypto.
BlackRock e il Fondo BUIDL su Ethereum
Tra le iniziative più rilevanti nel settore degli asset tokenizzati nel 2025, spicca quella di BlackRock, che ha lanciato il fondo BUIDL, basato su blockchain Ethereum, in collaborazione con Coinbase.
Ne avevo già parlato in questo articolo che ti invito a leggere.
Il fondo rappresenta una delle prime implementazioni su larga scala di un fondo monetario tokenizzato, destinato a investitori istituzionali ma con implicazioni significative anche per i mercati retail.
Il fondo BUIDL è un prodotto che investe in strumenti a basso rischio come Treasury americani e obbligazioni a breve scadenza. Tuttavia, la novità risiede nel fatto che le quote del fondo sono emesse come token ERC-20, completamente on-chain, garantendo trasparenza, tracciabilità e disponibilità 24/7.
Questi token possono essere trasferiti peer-to-peer, utilizzati come collaterale o inseriti in applicazioni DeFi, mantenendo comunque l’aderenza agli standard di sicurezza e conformità richiesti da BlackRock.
Dal punto di vista operativo, i token del fondo sono accessibili solo a utenti verificati (KYC), e i movimenti sono controllati da smart contract che integrano whitelist e limiti di operatività. Tuttavia, il progetto ha dimostrato che è possibile coniugare tokenizzazione e regolamentazione in un contesto di scala globale.
Il fondo è custodito da BNY Mellon, mentre la parte tecnica è gestita tramite Base, la blockchain Layer 2 sviluppata da Coinbase.
L’obiettivo di BlackRock è quello di:
- Dimostrare che gli asset gestiti possono “vivere” su blockchain in modo sicuro e trasparente.
- Creare una nuova classe di strumenti liquidi, che possa competere con ETF e fondi tradizionali, ma con una maggiore velocità negoziazione e costi inferiori.
Per il momento è una iniziativa più dedicata agli istuzionali che ai retail.
Il Quadro Normativo Italiano e Europeo
Naturalmente parliamo anche di regolamaentazioni. Le autorità stanno cercando di conciliare l’innovazione offerta dalla blockchain e dagli strumenti finanziari digitali con la necessità di garantire tutela degli investitori, stabilità dei mercati e conformità ai principi fondamentali del diritto dei titoli.
A oggi, la regolamentazione delle azioni tokenizzatesi basa su un insieme di norme preesistenti,dunque niente di nuovo In particolare, l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), destinato a fornire un quadro armonizzato per l’emissione, il trading e la custodia degli asset digitali, anche se con alcune limitazioni per quanto riguarda i token rappresentativi di strumenti finanziari (security token).
L’Italia, dal canto suo, si è allineata alle direttive europee ma presenta specificità normative che influenzano l’adozione e l’implementazione delle soluzioni di tokenizzazione.
Classificazione giuridica dei Token: Payment, Utility e Security
Uno dei nodi centrali nella regolamentazione dei tokenized asset è la loro classificazione giuridica. L’Unione Europea, con il regolamento MiCA (entrato in vigore nel 2023 e in fase di piena attuazione entro il 2025), distingue tra tre categorie principali di token:
- Payment Token: utilizzati come mezzo di pagamento o riserva di valore, simili alle criptovalute (es. Bitcoin);
- Utility Token: destinati ad accedere a un servizio o prodotto digitale offerto dal fornitore del token;
- Security Token (o Asset-Referenced Token): rappresentano diritti patrimoniali assimilabili a titoli finanziari, come quote di capitale, obbligazioni o dividendi.
Le azioni tokenizzate, nella maggior parte dei casi, rientrano nella terza categoria, ossia nei security token, poiché rappresentano una partecipazione economica in una società e offrono diritti simili a quelli di un’azione ordinaria.
Questo comporta che quindi che questi strumenti siano soggetti alle normative sui mercati finanziari già esistenti (es. MiFID II, MAR, Prospectus Regulation), oltre a quelle introdotte da MiCA.
Nel contesto italiano, la CONSOB e la Banca d’Italia si sono espresse più volte sulla necessità di trattare i token che replicano strumenti finanziari come titoli veri e propri, richiedendo che la loro emissione e commercializzazione avvenga sotto la supervisione di soggetti autorizzati, in possesso di licenze adeguate.
Per esempio, un soggetto che emette azioni tokenizzate in Italia deve disporre di una licenza MiFID per la prestazione di servizi di investimento, o operare in collaborazione con una SIM o una banca.
Questa classificazione ha implicazioni pratiche molto rilevanti per te, sia se intendi investire in azioni tokenizzate, sia se desideri emetterle:
- Le piattaforme che offrono questi prodotti devono essere regolamentate;
- È obbligatorio un processo di KYC/AML per l’identificazione degli utenti;
- La documentazione informativa (es. whitepaper o prospetti) deve essere conforme alle normative UE.
La normativa italiana
In Italia, la regolamentazione dei tokenized asset e delle azioni tokenizzate è ancora in fase di consolidamento.
Le autorità italiane di riferimento sono principalmente la CONSOB e la Banca d’Italia, che hanno finora adottato un approccio prudent, ma non ostruzionista. Entrambe le istituzioni hanno chiarito che, qualora un token abbia caratteristiche equiparabili a uno strumento finanziario ai sensi del Testo Unico della Finanza (TUF), è necessario applicare l’intera disciplina prevista per le security tradizionali.
Questo implica che:
- L’emittente di azioni tokenizzate deve essere autorizzato come impresa di investimento o collaborare con una SIM/banca;
- Deve essere previsto un prospetto informativo o un whitepaper conforme ai requisiti europei;
- Gli investitori devono essere sottoposti a KYC e valutazione di adeguatezza;
- I marketplace per questi token devono avere licenza regolamentare o agire come MTF/OTF.
Uno degli aspetti più problematici è l’assenza di un’infrastruttura regolamentata per la post-negoziazione dei security token: non esistono ancora in Italia depositari centrali abilitati a gestire in modo diretto strumenti tokenizzati.
Questo limita la scalabilità e l’effettiva accessibilità del mercato, spingendo molti operatori italiani a emigrare verso giurisdizioni più avanzate, come Svizzera, Germania o Lussemburgo.
Guardando al futuro, è probabile che l’Italia seguirà le evoluzioni europee in ambito MiCA e security token.
Vantaggi delle Azioni Tokenizzate
Le azioni tokenizzate offrono tanti vantaggi concreti che derivano dalla combinazione tra strumenti finanziari tradizionali e tecnologie digitali avanzate.
Rispetto alle azioni ordinarie, i token azionari consentono di migliorare accessibilità, efficienza e trasparenza.
Andiamo a vedere i principali vantaggi.
Maggiore accessibilità e frazionamento degli investimenti
Uno dei principali vantaggi delle azioni tokenizzate è la loro capacità di abbattere le barriere d’ingresso per gli investitori. Con i modelli tradizionali, l’acquisto di azioni richiede l’apertura di un conto presso una banca o un broker, avere un minimo di capitale e, in molti casi, accedere a borse specifiche.
Le azioni tokenizzate, invece, sono accessibili tramite wallet digitali e possono essere acquistate anche con importi minimi anche di 1 USDC, grazie alla loro frazionabilità.
Il frazionamento consente di suddividere una singola azione in quote minime (anche decimali), rendendo possibile l’acquisto di titoli costosi come Amazon, Google o Tesla anche con pochi euro. Ciò apre le porte a una nuova generazione di investitori retail, che in precedenza era esclusa per limiti economici o tecnici.
L’assenza di confini geografici consente, inoltre, di diversificare il portafoglio in modo più efficiente, accedendo a mercati globali senza le tradizionali limitazioni di nazionalità o valuta.
Dal punto di vista operativo, tutto ciò è reso possibile dalla natura digitale del token: una volta emesso, può essere trasferito, detenuto e scambiato in modo rapido ed economico tramite wallet personali, senza necessità di intermediari.
Liquidità migliorata: trading 24/7 e peer-to-peer
Un ulteriore vantaggio distintivo delle azioni tokenizzate è la loro liquidità, grazie alla possibilità di essere scambiate 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
A differenza dei mercati azionari tradizionali, che operano con orari limitati e solo in giorni lavorativi, le piattaforme di azioni tokenizzate permettono transazioni in qualsiasi momento-
Questa disponibilità continua di mercato consente una maggiore reazione agli eventi macroeconomici globali in tempo reale, permettendoti di adeguare rapidamente il tuo portafoglio a nuove condizioni di mercato.
La natura peer-to-peer dello scambio è un’altra componente chiave: i token possono essere trasferiti direttamente tra due wallet, senza passare da intermediari. Questo rende il processo di settlement praticamente istantaneo e riduce sensibilmente i costi e i tempi di esecuzione.
Piattaforme come xStocks, Ondo o Synthetix facilitano questa operatività, offrendo order book decentralizzati o meccanismi automatizzati basati su smart contract. Ciò crea un ecosistema di liquidità distribuita, spesso integrata con fonti esterne come oracoli o pool DeFi.
Naturalmente queste piattaforme dovranno risolvere una serie di problematiche, ne ho parlato nella parte dedicata agli aspetti tecnici quindi valla a leggere se non l’hai fatto.
Va inoltre sottolineato che la maggiore liquidità non riguarda solo il volume degli scambi, ma anche la facilità di uscita da una posizione. Con le azioni tradizionali, vendere un titolo su mercati meno capitalizzati può comportare ritardi e costi; con i token azionari, il mercato secondario è più dinamico e accessibile.
Riduzione dei costi di intermediazione
Uno degli aspetti più apprezzati della tokenizzazione consiste poi nella riduzione dei costi operativi e di intermediazione.
Le azioni tradizionali, per essere scambiate, richiedono l’intervento di tanti soggetti: broker, banche depositarie, custodi, entità di regolamentazione. Ogni passaggio comporta tempi di attesa, complessità burocratiche e commissioni.
Le azioni tokenizzate, invece, sono strutturate per funzionare su una blockchain pubblica, che agisce come registro distribuito di proprietà e transazioni. In questo scenario, la tecnologia sostituisce buona parte dell’infrastruttura tradizionale, automatizzando i processi attraverso smart contract e protocolli crittografici sicuri.
Questo approccio elimina o riduce il ruolo di molti intermediari, generando un risparmio economico diretto sia per te investitore, sia per l’emittente. Le commissioni di acquisto, vendita, custodia e registrazione sono significativamente inferiori, se confrontate con le tariffe di broker tradizionali.
Inoltre, i tempi di settlement si accorciano drasticamente. Nella finanza tradizionale, la finanalizzazione delle operazioni può richiedere da 2 a 5 giorni, con le azioni tokenizzate, le transazioni avvengono quasi in tempo reale.
Naturalmente non è tutto gratis, devi considerare le gas fees della blockchain sui cui stai operando.
Integrazione con smart contract e DeFi
Un vantaggio strategico delle azioni tokenizzate è la loro capacità di interagire con smart contract e protocolli DeFi (Decentralized Finance).
Gli smart contract, come sai, sono programmi automatizzati che eseguono istruzioni specifiche quando vengono soddisfatte determinate condizioni. Possono quindi gestire vari processi:
- Distribuzione automatica di dividendi;
- Diritto di voto su base tokenizzata;
- Collateralizzazione per ottenere prestiti;
- Esecuzione di buyback automatici o distribuzioni.
Immagina di detenere un token rappresentativo di un’azione Apple. In un ambiente DeFi compatibile, potresti utilizzarlo come collaterale per ottenere stablecoin, oppure partecipare a pool di rendimento (yield farming) e ottenere un ritorno passivo, oltre all’eventuale crescita del titolo.
Questo crea un livello di composabilità totalmente nuovo: le azioni diventano parte di un ecosistema digitale in cui possono interagire con centinaia di altri protocolli, moltiplicando le opzioni per la gestione del capitale. È un cambio di paradigma: da strumenti chiusi a asset dinamici e programmabili.
L’apertura all’ecosistema DeFi consente anche l’accesso a nuove forme di finanziamento, come il token lending, i vault strutturati o i derivati decentralizzati, che potresti utilizzare per coprire il rischio o amplificare il rendimento.
Saranno le azioni tokenizzate a consacrare definitivamente la Defi?
Azioni tokenizzate: le domande più frequenti (FAQ)
Le azioni tokenizzate sono rappresentazioni digitali di azioni reali, registrate su blockchain.
Dipende dalla giurisdizione e dalla piattaforma utilizzata. Alcuni paesi richiedono autorizzazioni specifiche per la loro offerta e scambio.
Si trovano su piattaforme come xStocks, Bybit o exchange regolamentati che offrono titoli tradizionali in formato digitale.
Conclusioni
Le azioni tokenizzate, come avrai capito, possono diventare uno strumento fondamentale nella convergenza fra finanza tradizionale e tecnologia blockchain, con processi di trading molto più efficienti.
Sebbene la narrativa delle tokenized stocks abbia già superato una prima fase di hype, testimoniata dai fallimenti di soluzioni non completamente regolamentate, le piattaforme lanciate nel 2025 promettono bene. Sono infatti gestire da broker che stanno ottenendo tutte le regolamentazioni necessarie per operare nella massima trasparenza.
Il lancio di prodotti come xStocks dimostrano che la domanda di azioni su blockchain non è solo teorica: investitori retail e istituzionali vogliono investire 24/7, con costi operativi ridotti e senza barriere geografiche.
Se vuoi diversificare il portafoglio con azioni e token, la parola d’ordine è due diligence: valuta quindi la solidità delle società di custodia, la qualità del broker e le regolametazioni.
Quindii, le azioni tokenizzate non sono una semplice trasposizione digitale di titoli esistenti, bensì un paradigma che ridefinisce le logiche di emissione, scambio e governance nel mercato degli investimenti.
Una rivoluzione che porterà molte società a posizionarsi strategicamente e all’affermazione definitiva della finanza decentralizzata.
Se ti interessano questi asset puoi iniziare a investire partendo dalle migliori piattaforme.
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