Auroracoin, l’esperimento di moneta virtuale più rischioso di sempre

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Il panorama delle monete virtuali, almeno per ora, non è affollatissimo. A dominare è il bitcoin, la prima valuta digitale a conquistare un certo successo. L’ascesa continua ancora oggi, nonostante qualche scandalo di troppo (vedi l’affare MtGox). Il leitmotiv di tutte le monete virtuali – che vengono chiamate anche crittovalute – si è sempre ridotto al commercio tra privati. L’ultima novità in questo scenario, però, rischia di sconvolgere il concetto di valuta virtuale auroracoin.

Auroracoin è islandese e, fin da tale affermazione, potrebbe essere intuibile la particolarità di questo esperimento. Le crittovalute, infatti, non hanno nazionalità e, anzi, sono state tutte create nel tentativo di abbattere tutti i confini, siano essi fisici o di mentalità, piuttosto che istituzionali. Baldur Odinsson, un semplice programmatore, ha invece creato auroracoin per un motivo specifico: salvare l’Islanda e i suoi abitanti.

Il paese proveniva infatti da una profonda crisi economica dalla quale non riusciva a uscire. A farne le spese è soprattutto la moneta nazionale, la krona, attraversata da una spirale inflattiva senza precedenti. Di qui, l’avveniristico – chissà quanto – disegno di Odinsson: sostituire la krona con l’auroracoin. Un tentativo senza precedenti. Un tentativo, però, che ha già trovato uno sbocco pratico: il creatore dell’ultima arrivata nel panorama delle monete virtuali si sta infatti comportando come se fosse… un’istituzione, un misto tra banca centrale e Ministero dell’Economia. In breve, si sta rendendo autore di politiche economiche. In questo caso, espansive.

Ma cos’ha fatto di così eccezionale il signor Odinsson? Semplicemente, ha cercato di aumentare “la massa monetaria in circolo”, elargendo auroracoin alla popolazione. Tutti i cittadini possono ritirare 31 auroracoin. Una bella cifra, dal momento che, stando al cambio attuale, vale circa 450 dollari. Soprattutto, una misura per cominciare a fare concorrenza alla moneta ufficiale e a diffondere l’utilizzo dell’ultima arrivata.

Il futuro, se consideriamo lo scenario presente, è dell’auroracoin. La krona sta crollando e se il suo omologo virtuale cresce, il crollo definitivo è praticamente assicurato. A quel punto avverrebbe un qualcosa di inedito: l’Islanda sarebbe il primo Stato ad avere come valuta ufficiale una moneta virtuale. Tutto ciò non dovrebbe stupire poi tanto: il paese scandinavo non è nuovo a svolte epocali, da vera e propria avanguardia, valutato che nel 2008 un referendum ha decretato la nazionalizzazione delle banche e il ripudio del debito pubblico.

Quali sarebbero le conseguenze dell’auroracoin elevata a valuta ufficiale dell’Islanda? Quella più prevedibile potrebbe essere rappresentata dal definitivo sdoganamento del concetto di valuta virtuale. A sua volte, il mercato valutario potrebbe accogliere sotto la sua egida prima l’auroracoin stesso e poi le altre crittovalute. Sarebbe una bella rivincita per tutte le monete digitali. E lo sarebbe anche per i sostenitori del bitcoin (sebbene questa entrerebbe in concorrenza con quella islandese), debilitati da uno scandalo – il MtGox – di proporzioni enormi.