Aumento Iva nel 2017? Padoan chiarisce, ma il rimedio è peggiore del male

L’Iva è una delle imposte più odiate perché in grado di causare problemi a tutti gli attori economici, dal grande imprenditore al consumatore finale. In Italia l’aliquota è alta, ma la Spada di Damocle pende sopra la testa del paese. Le clausole di salvaguardia prevedono un aumento dell’Iva al 24% e al 12%. Sarebbe a tutti gli effetti una piccola grande catastrofe, dal momento che l’Imposta sul Valore Aggiunto è la leva che più delle altre è in grado di produrre un effetto recessivo grave e immediato. Di recente, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha esposto le sue previsioni circa l’aumento dell’Iva. Possiamo stare tranquilli? Sì, ma fino a un certo punto.

Padoan Iva

Iva aliquote: le clausole di salvaguardia tengono in ostaggio l’Italia

Le clausole di salvaguardia rappresentano quel meccanismo di sicurezza che impone l’entrata in vigore di alcune misure speciali in grado di contrarre la spesa pubblica e aumentare le entrate fiscali. Queste scattano “per legge”, se l’economia non riesce a raggiungere determinati obiettivi di bilancio. Il rischio, a giudicare dai numeri, è proprio questo: l’Italia potrebbe sforare la percentuale prestabilita del rapporto deficit-Pil e quindi subire un inasprimento fiscale molto grave. Tra le misure previste, proprio l’aumento dell’Iva al 24% e al 12%.

Il compito del Governo, dunque, è trovare le risorse che facciano rientrare l’allarme e che, nello specifico, consentano al deficit di non superare l’1,8% del Prodotto Interno Lordo (che è il target fissato per quest’anno). La situazione è piuttosto pesante dal momento che il rischio di una crescita inferiore alle aspettative è molto alto. E’ una questione di matematica e di merito. Dal momento che il Pil è al denominatore, se si contrae si abbassa anche il numeratore, quindi il deficit in termini assoluti. Se il Pil è minore, inoltre, diminuisce le entrate e le casse dello Stato ne soffrono.

Iva 2017 e non solo: l’ampio intervento di Padoan

Pier Carlo Padoan ha parlato delle clausole di salvaguardia nel corso di un intervento in Commissione Bilancio alla Camera. Si è detto abbastanza ottimista, quindi non crede che, alla fine dei conti, le clausole di salvaguardia scatteranno. Il linguaggio che ha utilizzato non è dei più asciutti.

“La sterilizzazione avverrà attuando una manovra alternativa che verrà definita nei prossimi mesi. Tale manovra garantirà un indebitamento netto pari all’1,8% del Pil del 2017, attraverso misure di revisione della spesa pubblica, comprese le spese fiscali e interventi che accrescono l’adempimento, riducendo i margini di evasione ed elusione delle tasse”.

Parole ambigue, che lasciano molto alle immaginazioni. Aleggia ancora il mistero sulle voci di spesa che il Governo intende tagliare. Le voci di corridoio parlano di un inasprimento delle agevolazioni fiscali che coinvolgono l’acquisto di immobili e la loro ristrutturazione.

Padoan non ha parlato solo del rischio di un aumento dell’Iva e dell’attivazione, presunta o evitabile, della clausole di salvaguardia. Si è soffermato anche sul nodo pensionistico, affermando –  un po’ a sorpresa – che potrebbero esserci le risorse per riformare la Legge Fornero e aumentare la flessibilità in uscita. Ha infine rigettato le ipotesi secondo qui dal prossimo anno l’Italia sarebbe pronta a far rispettare il Patto di Stabilità. “Non è ancora arrivato il momento” ha commentato.