Aumento costi conti correnti: come difendersi cambiando istituto

Conti correnti, croce e delizia degli italiani. Averne uno può risultare molto comodo, per farsi accreditare agevolmente stipendio e bonifici eventuali; per prelevare banconote dagli sportelli agevolmente; per non avere troppo denaro liquido in casa in tempi di aumento di furti domestici come quelli in cui viviamo. Tuttavia, i problemi nell’averne uno non mancano. I contratti vengono modificati all’insaputa del titolare, il quale al massimo viene informato ”a cosa fatta”. Poi ci sono costi non chiari, balzelli che vanno e vengono, addebiti errati. Ma non finisce qui, bisogna fare i conti (è proprio il caso di dirlo) un aumento costi conti correnti.

In queste settimane, infatti, si è aggiunto alle solite pecche del sistema, anche questo problema, dovuto ad un aumento delle spese del canone, giustificati dalla necessità di dover bilanciare i versamenti dovuti al Fondo nazionale di risoluzione. In parole povere, l’aumento costi conti correnti è dovuto al salvataggio di banche altrimenti fallite, quali Banca Etruria (per la quale si è chiesta anche la testa della Ministra Boschi), Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Come può difendersi allora un contraente da questo aumento costi conti correnti? Vediamolo di seguito.

Aumento costi conti correnti, cosa prevede la normativa

aumento costi conti correntiLe associazioni dei consumatori denunciano come le banche italiane abbiano già di per sé costi ordinari esagerati per la gestione dei conti correnti, pari a 318 euro l’anno. Mentre la media europea è di 114 euro dell’Ue. Praticamente quasi il triplo. Poi si mettono pure gli aumenti di cui sopra. La Banca d’Italia è comunque consapevole di ciò, facendo sapere di essere molto attenta sul loro comportamento. Ma ci tiene anche a sottolineare come le norme vigenti in Italia tutelino di più i risparmiatori che altrove. Ricorda come un istituto di credito possa variare le condizioni contrattuali di deposito o di conto corrente, ma sempre dietro un motivo valido, in modo cristallino (senza contratti poco chiari) e, soprattutto, avvisando il titolare del conto almeno sessanta giorni prima. Così che egli possa fare le sue valutazioni se eventualmente portare i suoi soldi altrove.

Aumento costi conti correnti, come difendersi

Un modo per difendersi da questo aumento costi conti correnti c’è ed è in vigore dal giugno 2015. Infatti, cambiare conto corrente da una Banca all’altra si può, senza più particolari intoppi o attese spasmodiche. A difesa dei contraenti c’è la legge 24/03/2015. Il procedimento si chiude entro dodici giorni lavorativi, che partono da quando il cliente autorizza la nuova banca a trasferire il conto, mediante un modulo di autorizzazione da compilare. Le banche, entro quel tempo, hanno il dovere di trasferire sul nuovo conto indicato dall’ormai ex cliente, servizi finanziari e di pagamento che c’erano sul vecchio. Il tutto gratuitamente, come prevede già una legge del 2007.

Qualora il trasferimento per difendersi dall’aumento costi conti correnti non viene effettuato entro i tempi previsti, il cliente può rivolgersi all’Ufficio reclami della banca. Qualora neanche ciò bastasse, ci si può rivolgere all’Arbitro bancario finanziario (Abf), specializzato in controversie bancarie. In ultima istanza, si va in tribunale. Ma è una soluzione, quest’ultima, sempre da scongiurare per le lungaggini che comporterebbe.