Aumentare l’età pensionabile, il piano di Padoan al Festival dell’Economia

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Aumentare gradualmente l’età pensionabile. E’ questo il proposito di Carlo Padoan, ministro dell’Economia, espresso durante un suo intervento al Festival dell’Economia di Trento.

Le sue parole giungono nel mezzo di una discussione sulla staffetta generazionale. Secondo i fautori di questo metodo, si dovrebbero organizzare pensionamenti anticipati per far subentrare giovani under 35 disoccupati. Una manovra del genere appare in linea con il buon senso, ma non sarebbe indolore per le casse dello Stato.

Il giudizio di Padoan è però lapidario. Anzi, le sue intenzioni vanno nella direzione opposta da quella suggerita dalla staffetta generazionale. “Non sono a favore di una diminuzione dell’età, piuttosto di ungraduale aumento”. Parole, queste, in grado di far esplodere un nuovo caso pensioni. La vulgata giustamente ricorda la riforma Fornero come un evento catastrofico, soprattutto alla luce delle conseguenze – per alcuni tragiche – della cattiva gestione degli esodati.

Consapevole del rischio-polverone, Padoan ha comunque precisato che il suo discorso non intendeva preludere a nessun intervento sulle pensioni ma semplicemente ricollegarsi a quanto si sta pensando di fare in Germania (l’abbassamento dell’età pensionabile appunto).

L’intervento di Padoan si è rivelato comunque interessante anche per gli altri temi che sono stati toccati. Quello che sta più a cuore ai cittadini è l’affare Tasi. La tassa sulla prima casa esordirà in un clima di incertezza pressoché totale. Incerto è l’entità del prelievo, incerto è il termine entro cui dovrà essere versata. La questione è complessa: a causa di un quadro legislativo opaco e delle sofferenze economiche a livello locale, la maggior parte dei Comuni non ha ancora stabilito l’aliquota. Il rischio è di pagare più di quanto non sia stato fatto nel 2013. Per alcuni il rischio è quasi certo.

Padoan, e insieme a lui i membri del Governo che sono stati interpellati, raccomandano di non fare confronti con l’anno scorso, bensì con quello precedente: nel 2013 la tassa sulla prima casa semplicemente non c’è stata, e quindi il termine di paragone è inadatto. Padoan, infine, ha rassicurato che rispetto al 2012 il prelievo sarà al massimo dello stesso livello.

Nonostante queste rassicurazioni, rimangono le perplessità. Innanzitutto, anche la soglia di due anni potrebbe essere superata: in linea teorica, i Comuni possono alzare l’aliquota fino a quota 3,3 nel caso si trovassero in difficoltà a erogare le detrazioni. In secondo luogo, è stato ignorato la questione CAF: senza date precise, i centri non riusciranno ad organizzarsi adeguatamente e il sistema potrebbe andare in tilt.

Mentre in Italia impazzano le polemiche sulla Tasi, il governo – e soprattutto Padoan – sono alle prese con la decisione sulla linea da prendere in Europa. La forza contrattuale del Bel Paese è aumentata in virtù del successo alle elezioni europee e qualche richiesta potrà essere avanzata da Renzi e co. Una di queste, molto pallida a dire il vero, è di subire meno raccomandazioni da Bruxelles, a mo’ di premio per le riforme che si andranno a fare.

Il problema vero, però, è quello della produttività e del costo del lavoro. Padoan ne è consapevole ed è ritornato anche su questo punto. Oltre l’analisi del problema, purtroppo, il ministro non è andato.