Asta TLTRO: le motivazioni dietro il fallimento

Se questo è l’asso della manica di Mario Draghi per risollevare le sorti dell’Europa, possiamo già iniziare a preoccuparci. La prima asta TLTRO si è infatti rivelata un mezzo fallimento. Di certo, i risultati sono stati ben al di sotto delle attese. Al board della Bce si staranno spremendo le meningi, ma le motivazioni – almeno una parte di queste – sono facilmente rintracciabili. A pesare è stata sia la pavidità delle banche sia alcuni impedimenti strutturali.

La conclusione da trarre è la seguente: il TLTRO non basta. Questa sensazione aleggia da un po’ di tempo e la prima asta non ha fatto altro che confermarla. La speranza, ora, è che si riapra il dibattito sul Quantitative Easing, magari accompagnato da un serio piano di investimenti pubblici da parte dei governi nazionali.

Come funziona il Tltro?

Il meccanismo è in fin dei conti molto semplice. La Banca Centrale Europea presta denaro alle banche attraverso un sistema ad aste con scadenza trimestrale. Il denaro in questione è però vincolato all’uso che se ne fa. Se un istituto lo utilizza per finanziare imprese e famiglie, bene. Altrimenti, la Bce chiederà una restituzione anticipata e a un interesse più alto.

La prima asta è stata un fallimento. La Bce sperava di “piazzare” almeno 150 miliardi sui 1.000 previsti a programma concluso. Ebbene, le banche hanno chiesto – e ottenuto – solo 82 miliardi. Alcune importanti banche, anche italiane, hanno disertato l’aste. Il pensiero va a Ubi Banca e Credem, che comunque hanno promesso di partecipare a quella che si terrà a dicembre.

Questi i probabili motivi del mancato successo.

  1. Paura dei vincoli. Questa interpretazione confuta le analisi dei critici al TLTRO. “I vincoli sono troppo deboli, le banche utilizzeranno il denaro per investitore sul debito e non per finanziare le imprese” si è detto. Eppure, gli istituti hanno disertato l’appello proprio perché hanno riconosciuto l’impossibilità di utilizzare il prestito per “riempirsi la pancia”. O almeno questa è una delle ipotesi.
  2. Problemi strutturali. Secondo questa interpretazione, i soldi della Bce sarebbero del tutto inutili. Le imprese europee, oggi, chiedono meno credito rispetto al passato. Il motivo di ciò risiede nella convinzione diffusa di non poter competere con le imprese asiatiche e americane, e soprattutto nel clima di depressione che coinvolge i consumi. Le banche, dunque, non sapendo cosa fare dei soldi “di Draghi”, avrebbero disertato le aste.
  3. Paura del giudizio. La Bce sta procedendo con gli esami alle banche europee. Questa volta il massimo istituto finanziario del Continente utilizzerà la mano pesante. Le banche commerciali, almeno alcune di queste, temono che un “abuso” di Tltro possa essere considerato come un sintomo di debolezza. Alla luce di ciò, hanno deciso di non partecipare all’asta.
  4. Concomitanza con il vecchio Ltro. Molte banche devono ancora restituire i prestiti dello scorso programma di rifinanziamento. Per loro, il nuovo Tltro comporterebbe dei tassi aggiuntivi che, per quanto bassi, rappresentano un problema non da poco.
  5. Molte banche stanno temporeggiando. I margini per un approccio prudente ci sono tutti: dopotutto le aste si ripetono con cadenza trimestrale. Gli istituti stanno saggiando il terreno e probabilmente scenderanno in campo quando i parametri economici miglioreranno almeno un po’.