Aspettativa retribuita: che cos’è e come ottenerla

Tante sono le ragioni ed i motivi che possono indurre un lavoratore dipendente dal richiedere l’aspettativa retribuita dal lavoro. Infatti, la normativa è ben chiara nel prevedere determinate ipotesi tassative che possono dare luogo al diritto di richiedere l’aspettativa retribuita senza perdere il posto di lavoro.

Si pensi alle varie ragioni che possono essere più o meno gravi e che costituiscono valide motivazioni che inducono un dipendente dall’assentarsi dal posto di lavoro. Si tratta di casi giustificati che non sono considerabili come cause di perdita del posto di lavoro.

Tra le tante che la normativa disciplina vi sono: l’assenza dal posto di lavoro per assistere un familiare o per prendersi cura di una persona tanto cara. Non solo altri casi che danno luogo all’aspettativa retribuita sono: l’assenza per preparare ed organizzare il banchetto nuziale, la necessità di frequentare un Corso di Alta Formazione come un Master, un Corso di Perfezionamento e/o un Dottorato di Ricerca; la necessità di svolgere il servizio sociale di volontariato; una malattia e la necessità di provvedere alla propria salute è un’altra causa giustificata per assentarsi dal posto di lavoro.

Il panorama di casistiche e di ragioni che possono portare un lavoratore assunto con contratto di lavoro subordinato a richiedere l’aspettativa retribuita sono variegate e tutte validamente contemplate e disciplinate dalla legislazione in materia di lavoro. In questa guida, cerchiamo di capire che cos’è l’aspettativa retribuita, quando il lavoratore può richiederla e per quanto tempo può beneficiarne, non comportando la perdita del posto di lavoro.

Che cos’è l’aspettativa retribuita?

L’Aspettativa retribuita è un congedo straordinario, un diritto riconosciuto in capo al lavoratore dipendente che debba assentarsi dal posto di lavoro per varie ragioni, tra cui: l’assistenza di familiari disabili, aspettativa per cariche sindacali e cariche pubbliche elettive, congedo matrimoniale ed altre casistiche.

Tutte valide motivazioni personali e/o di studio che la legge prevede in determinati casi in cui il dipendente può chiedere al proprio datore di lavoro un periodo di aspettativa, il cui lasso temporale è sancito dalla legge stessa e durante il quale si ha diritto alla retribuzione ed alla contribuzione, oltre che alla conservazione del posto di lavoro.

Aspettativa retribuita per assistere i familiari portatori di handicap

La legge riconosce un particolare congedo straordinario e retribuito al lavoratore dipendente che debba assentarsi dal posto di lavoro per assistere familiari portatori di handicap. La normativa di riferimento è il Decreto Legislativo 26.03.2001 n. 151, art. 42 come modificato dal D.lgs. 119/2011 e previsto dal Testo Unico Maternità e Paternità, avente durata di 2 anni e fruibile anche con possibilità di dilazione nel tempo.

La normativa sul congedo straordinario retribuito sancisce, per il suo utilizzo da parte del dipendente, un determinato ordine di priorità tra i parenti del dipendente: coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle, e altri parenti e affini, conviventi, sino al terzo grado (nel caso in cui siano assenti, o in una situazione giuridica assimilabile all’assenza, i familiari più prossimi.

Il diritto al congedo straordinario retribuito non spetta ai lavoratori addetti ai servizi domestici, ai lavoratori a domicilio, autonomi e parasubordinati, a chi è assunto con contratto di lavoro part-time verticale oppure quando la persona disabile in situazione di gravità da assistere sia ricoverata a tempo pieno.

La domanda di congedo straordinario retribuito deve essere accompagnata dal certificato attestante la situazione di handicap grave del familiare del dipendente. L’autocertificazione deve essere presentata: dai dipendenti pubblici al Dirigente responsabile; dai dipendenti privati i quali devono presentare la domanda direttamente all’Inps. Dopo che l’INPS avrà verificato formalmente il tutto e avrà dato l’assenso, si procede ad inoltrare la richiesta al proprio datore di lavoro.

Aspettativa e Congedo matrimoniale

Altro caso in cui un dipendente può assentarsi dal posto di lavoro senza perderlo è il caso del Congedo matrimoniale, il quale comporta la richiesta di un’astensione dal posto di lavoro, della durata di 15 giorni e viene riconosciuta al dipendente in occasione dei preparativi del banchetto nuziale e della luna di miele.

Il congedo matrimoniale può essere richiesto anche in un periodo successivo e prossimo rispetto alla data del matrimonio. E’ previsto il diritto al lavoratore di percepire la retribuzione ordinaria con maturazione delle ferie, Tfr e mensilità aggiuntive.

Aspettativa richiesta per svolgere il volontariato

Altro caso in cui il dipendente può assentarsi dal posto di lavoro e percepire la retribuzione è il caso del periodo di astensione dal lavoro volto a prestare servizio di volontariato presso Associazioni della protezione civile.

Il periodo di svolgimento del volontariato può arrivare da 3 mesi per prestare soccorso e assistenza in caso di calamità e catastrofi fino ad un massimo di 6 mesi, in caso di emergenza.

In altri casi, il periodo di assenza dal posto di lavoro è pari a 30 giorni l’anno, con assenze continuative non eccedenti a 10 giorni.

Il datore di lavoro è comunque tenuto a versare la normale retribuzione e i contributi, rimborsati dalla Protezione civile territorialmente competente entro 24 mesi.

Congedo per frequentazione Dottorati e/o Corsi di Perfezionamento

Si tratta di una forma di congedo dal posto di lavoro riconosciuta solo in caso ai dipendenti del pubblico impiego, qualora siano stati ammessa alla frequentazione di Corso di Dottorato di ricerca o di un Corso di Alto Perfezionamento per tutta la durata.

L’aspettativa viene retribuita dalla Pubblica Amministrazione solo nel caso in cui il dipendente non abbia vinto una Borsa di Studio e, se il rapporto di lavoro cessa nei 2 anni successivi al termine ed al conseguimento del Dottorato, il dipendente dovrà restituire tutte le somme percepite durante l’aspettativa.

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